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Gli articoli de L'Araldo sulla Massoneria non piacciono ai 'bamboccioni'
Massoneria e Chiesa Cattolica è un tema attuale per gli studiosi ma non per chi si aggiorna solo su facebook
Gli articoli de L'Araldo sulla Massoneria non piacciono ai 'bamboccioni' admin
admin - mercoledì, 30 dicembre, 2020
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Querelato L’Araldo per un articolo, pubblicato online il 30 dicembre dello scorso anno, sui rapporti tra Chiesa e Massoneria.

L’Araldo, malgrado la proverbiale “riservatezza” che avvolge la questione, è riuscito a visionare le carte. La querela sembra scritta a quattro mani: due sembrano appartenere a chi è uso indossare “paramenti” liturgici, le altre due sembrano venire da ambienti dilettanti dei “grembiuli”.

Un modo di intimidire L’Araldo? Difficile dirlo. Preferiamo pensare che si tratti solo di un gesto da “bamboccioni”.

Il tema dei rapporti Chiesa-Massoneria era stato trattato da L’Araldo, in versione cartacea, in un articolo del gennaio 2009 (che riproponiamo a seguire).

Gli stessi temi sono stati affrontati nel corso dell’incontro tenutosi a Menfi nell’ottobre del 2018, alla presenza del prof. Tullio Di Fiore, della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia; del prof. Giuseppe Ferrari, segretario nazionale del GRIS (gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa); di padre Zbigniew Suchecki, della Pontificia Università San Bonaventura di Roma e Consultore della Congregazione delle Cause dei Santi.

L’incontro era servito per presentare il libro “Massoneria e Chiesa Cattolica” di Tullio Di Fiore del 2018.

Come dire: niente di nuovo sotto il sole. Solo i “bamboccioni” non leggono.

Ecco l’articolo pubblicato Su L’Araldo sul numero di gennaio 2009.

 

di Joseph Cacioppo

Sono varie le accuse che la Chiesa ha mosso nei secoli alla Massoneria.

E dopo qualche breve periodo di avvicinamento, con il prendere piede dell’Opus Dei (la cd “massoneria bianca”) i rapporti, con gli ultimi due Papi, sono stati di rottura definitiva.

Con la prima bolla di scomunica del 28.04.1738 (cioè dopo soli 21 anni dalla nascita ufficiale della Massoneria, ndr), “in eminenti apostulato spucula” papa Clemente XII accusava la libera muratoria di “eresia”.

Anche papa Benedetto XIV ritornò sull’argomento, il 18.05.1751, con la lettera apostolica “Providas Romanorum” che senza nulla innovare reiterò la scomunica.

Nel 1821, Pio XII con la lettera “Ecclesian a Jesu” da una connotazione politica alla Massoneria, sostenendo che la carboneria sia una sua filiazione. Cioè da una contestazione teologica si passò ad una contestazione politica.

Sulla stessa linea si pone la lettera di papa Leone XII, del 1825, “Quo graviora”.

“Parentela” negata sia dalla massoneria che dalla carboneria.

Ambienti massonici hanno fatto rilevare che “la Chiesa ha sempre preso in analisi documenti e posizioni di una massoneria che ha deviato da quella originale inglese. Le pubblicazioni della Chiesa Cattolica si basano su documenti che fanno riferimento prevalentemente a due sole obbedienze massoniche: il Grande Oriente d’Italia e il Grande Oriente di Francia, che non sono riconosciuti dalle obbedienze massoniche anglosassoni”.

Con il documento di papa Pio VIII “Traditi umiliati”, del 1829, venne introdotta anche la questione filosofica.

La libera muratoria venne accusata di essere “fiancheggiatrice e divulgatrice della filosofia illuministica, di una visione del mondo progressista e razionale contraria alle religioni e alle strutture che la rappresentano”.

Con l’enciclica “Mirari vos” di papa Gragorio XVI, del 1832, compare l’accusa di “indifferentismo”, nei confronti di chi professa “a ciascuno libertà di coscienza” visto che si può “conseguire la salvezza eterna dell’anima se i costumi si conformano alla norma del retto e dell’onesto”.

Accusa confermata dall’enciclica “Qui pluribus” di papa Pio IX, del 1846.

Nel 1884, con l’enciclica di papa Leone XIII si ribadì la “convergenza tra naturalismo e principi massonici”, e si accusò la massoneria di voler sopprimere tutte le religioni e in particolare quella cattolica.

Per ultimo, e siamo ai nostri giorni, sulla Massoneria arrivò l’accusa di “relativismo”. Cioè: se tutto è relativo consegue che per la Massoneria non è possibile raggiungere o aspirare ad una verità assoluta. Il documento del 1985: “Inconciliabilità tra fede cristiana e massoneria. Riflessioni a un anno dalla dichiarazione della congregazione per la dottrina della fede”, porta la firma del cardinale Joseph Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI.

Già dal 1962 (apertura del Concilio Vaticano II) ci sono stati contatti affinché la Chiesa rivedesse il suo giudizio sulla Massoneria. Contatti e tentativi che durarono fino alla scomparsa di papa Paolo VI, nel 1978.

L’avvento di papa Giovanni Paolo I e di papa Giovanni Paolo II segnò una battuta di arresto al dialogo avviato.

Entrambi i due pontefici erano vicini all’Opus Dei.

Il primo morì dopo 33 giorni di pontificato (il numero 33 ha un grande significato simbolico in ambito massonico, ndr). Non sono pochi a sostenere che papa Luciani avrebbe sollevato dall’incarico il discusso (e massone) Paul Marcinkus legato ai massoni Roberto Calvi e Michele Sindona. E che la gestione delle finanze vaticane sarebbe stata tolta dalle mani di Roberto Calvi.

Alla morte di papa Luciani non seguì alcuna inchiesta.

Papa Giovanni Paolo II, fu più pragmatico. Continuò a servirsi di Marcinkus e di Calvi fintanto che erano “funzionali alla sua politica di indebolimento del blocco comunista, sia nell’Europa dell’est che in America Latina”. Anche per l’invio di ingenti finanziamenti al sindacato polacco Solidarnosc.

Forse è proprio a causa di queste contraddizioni che nel 1983, quando venne promulgato il nuovo codice di diritto canonico, la parola “Massoneria” scompare, lasciando il posto all’espressione più generale “sette che cospirano contro la Chiesa”.

Una sorta di tregua dettata dalle circostanze? Può darsi. Ma qualcosa non deve essere andato per il verso giusto. E così il 26 novembre 1983, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, apportò una pesante modifica al codice emanato da Wojtyla. La “Dichiarazione sulla massoneria” elaborata da Ratzinger ed approvata da papa Giovanni Paolo II, spiegava, tra l’altro, che “la condanna della massoneria da parte della Chiesa rimaneva inalterata” e che “i fedeli che appartengono alla massoneria sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla Santa Comunione”.

Dopo, quando il crack del Banco Ambrosiano assunse dimensioni non più contenibili, le finanze vaticane furono tolte dalle mani dei massoni ed affidati alla gestione dell’Opus Dei.

Già l’Opus Dei, un network di cooperazione intellettuale e professionale non dissimile dalla massoneria. Entrambi dotati di un’etica, di segretezza, di obbedienza, di capacità di fare proseliti.

Come dire: la teologia, la politica, la filosofia, “l’indifferentismo” o il “relativismo”, alla fine, ai piani alti della finanza e della geopolitica, cedono il passo al pragmatismo.

                           
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