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La biblioteca navarriana di Sambuca di Sicilia apre a tutti le sue porte
Inaugurazione sabato 12 settembre ore 18,30. Intervista a Enzo Randazzo
La biblioteca navarriana di Sambuca di Sicilia apre a tutti le sue porte admin
admin - giovedì, 10 settembre, 2020
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Cultura&Turismo [90]


di Joseph Cacioppo

 

La “Biblioteca navarriana” di Sambuca di Sicilia apre le sue porte a tutti. L’inaugurazione è prevista per sabato 12 settembre, ore 18,30. Proprietaria della “Biblioteca navarriana” è diventata la Banca Sicani dove l’acquisizione della Banca di Credito Cooperativo di Sambuca di Sicilia.

Era stata quest’ultima, per iniziativa dell’allora presidente Liborio Catalanotto e del direttore Ennio Gagliano, ad acquistare gran parte della produzione letteraria di Emanuele Navarro, originario di Sambuca di Sicilia, e a istituire la “Biblioteca navarriana”. La biblioteca era stata messa a disposizione di studiosi e letterari. Adesso la sua fruizione è aperta a tutti.

Per il prof. Piero Meli, saggista e fine ricercatore, Emanuele Navarro è il vero “padre” del “Verismo”.

Sambuca, in questo modo ricambia l’affetto che Navarro aveva dedicato al paese natìo.  

“Villamaura”, il paese dove è ambientata “La Nana”, è infatti Sambuca di Sicilia.

Uno dei maggiori appassionati del padre del Verismo è il sambucese Enzo Randazzo.

Da una vita Randazzo si occupa di Emanuele Navarro della Miraglia. Oltre ad avere pubblicato, nel 1973, “Cultura tradizionale e verismo ne ‘La Nana’ di Emanuele Navarro”, ha organizzato e presieduto dodici edizioni del Premio Internazionale Navarro e cinque convegni di studi Navarriani.

Randazzo, scrittore, regista e letterato a 360 gradi, ha curato per l’editore Selinos la riedizione de “La Nana” e di “Storielle Siciliane”, nonché la riduzione teatrale de “La Nana”. L’Araldo lo ha incontrato.


Quali gli aspetti caratteriali di Navarro che hanno inciso sulla sua carriera letteraria?
La sua inquietudine, che lo spinge a viaggiare per le più vivaci città europee, da Parigi a Bonn, da Milano a Firenze e Roma, e la sua apertura alle novità culturali del suo tempo che ne facilita l’inserimento nella Parigi dei salotti trasgressivi, tra gli artisti ribelli di Montmartre, tra gli Scapigliati e i tardo-romantici del Caffè Biffi di Milano.  La sua esperienza di grande viaggiatore lo sollecita a riconoscere che le soluzioni che l’uomo adotta per vivere sono le più disparate e, spesso, sfuggono alla morale consolidata e alla razionalità. Le contraddizioni non spaventano Navarro, anzi lo affascinano, lo divertono e gli offrono una chance per fotografare la società con simpatica ironia e sincera compassione.


Quale è stato il ruolo di Navarro nella società e nella cultura della seconda metà dell’Ottocento?
Nonostante una solida amicizia familiare con Francesco Crispi, con la politica non ha avuto molta fortuna. Candidatosi nel Collegio di Sciacca (1870 e 1880), è stato battuto due volte da Saverio Friscia.

Parigi e Milano segnano la sua formazione e la sua carriera letteraria. All’indomani dell’Unità d’Italia, approda in Francia, nel 1864, grazie all’interessamento di Alexandre Dumas, direttore del giornale napoletano “l’Indipendente”, al quale Navarro ha collaborato per qualche anno. L’aria parigina, città di grande fermento culturale, gli offre la possibilità di ampliare i propri orizzonti e di fare amicizie prestigiose. A Parigi collabora con diverse testate parigine, tra cui le famose La Vie Parisienne e La Naim Jaune, e dove poi segue, da inviato, gli eventi della guerra franco-prussiana, dell’assedio e della Comune.

Nei primi mesi del 1872, Navarro fa ritorno in Italia stabilendosi a Milano, dove rimane fino alla primavera del ’78 e dove frequenta Luigi Capuana e Giovanni Verga, negli anni in cui nasce il Verismo. Poi si sposta a Firenze, dove fonda La Fronda, e infine a Roma, dove insegna letteratura francese all’Istituto superiore femminile di Magistero di Roma.


Con chi condivideva i suoi propositi letterari?

E’ ben documentato il suo sodalizio culturale con Sainte-Beuve, Taine, Dumas, Sand, Planat, Verga, Avellone, Serao, Gualdo, Capuana, Del Balzo, Neera, Pirandello ed altri intellettuali e scrittori contemporanei, con cui si scambiano i manoscritti per una lettura critica, prima della pubblicazione, ma anche opinioni estetiche.  Questa corrispondenza documenta anche la sua azione di promoter del Naturalismo francese e di “suggeritore” del Verismo Italiano.


Ad un certo l’attività letteraria di Navarro si ferma. Cosa è successo?

Dopo il matrimonio con la giovanissima Anna Baldasseroni, con l’intensificarsi del suo impegno didattico al Magistero di Roma, la sua ispirazione creativa s’inaridisce e lascia posto alla sua attività di docente, nonché alla sua vocazione di giornalista e saggista, su “Cronaca Bizantina”.


La Nana”, hai più volte sostenuto, rappresenta uno snodo nella cultura letteraria italiana. Perchè?

Condivido l’intuizione di Leonardo Sciascia, che, nel saggio La Corda pazza, dimostra il ruolo decisivo svolto da Navarro nella nascita del Verismo, lanciandolo, altresì, come precursore di Pirandello. Avendo condotto un’attenta analisi del suo capolavoro, “La Nana”, ho avuto modo di rilevare nuove ed originali soluzioni non solo sul piano tecnico ma anche ideologico. Una prosa svelta, nervosa, uno “stile lapidario il cui merito principale sta nella concisione e nella precisione” fanno di questa storia il primo grande romanzo del Verismo italiano.


Qual è la novità letteraria de “La Nana”?

Ambientandola nel mondo rurale siciliano, del quale offre una rappresentazione esaustiva e intrigante, Navarro racconta una vicenda emblematica, risolta in maniera rivoluzionaria. Protagonista del racconto è la bellissima e giunonica popolana Rosaria Passalacqua (interpretata a teatro da Mariangela Bucceri, nda) detta “La Nana” poiché figlia di un nano, sedotta e abbandonata dal galantuomo Pietro Gigelli. A dispetto di ogni sicula consuetudine, la Nana trova un pretendente disposto a sposarla nel “borgese” Rosolino Cacioppo, che perdona l’illecito sessuale di Rosaria, scartando la scontata soluzione del delitto d’onore, tanto caro alla letteratura siciliana.

Questi valori legano Emanuele Navarro all’Europa, aprono al processo di relativizzazione della morale sessuale siciliana, che ritroveremo anche in Pirandello. Ma fanno di Rosaria Passalacqua un’antesignana di Franca Viola, come di Rosolino Cacioppo un precursore di Giuseppe Ruisi, che, un secolo dopo, sconfiggeranno la violenza del matrimonio riparatore, dopo il rapimento e lo stupro, unendosi coraggiosamente in matrimonio.


Daniela Rizzuto, nel corso di una edizione del Premio Navarro ha parlato di erotismo nella letteratura di Navarro. Quanto è fondata questa tesi?

In tutte le sue opere Emanuele Navarro dimostra di essere un grande conoscitore dell’animo, degli appetiti e delle passioni che determinano l’agire umano. Uno scrittore che si misura con le nuove regole del capitalismo di fine Ottocento, antesignano della nostra modernità. Narratore di estrazione naturalistica, ama presentare i suoi personaggi nei loro ambienti di vita quotidiana. Preannuncia il nucleo centrale della storia, per poi svilupparlo visivamente. La sua frase è rapida, rigorosa, agile, impersonale, flaubertiana.
Background sociali e scenari zoliani. La donna è parnassianamente epicentro. Il suo reale ha la sapidità dolce-amara del vissuto. La sua influenza sulla nascita del Verismo è determinante ed anche il suo esempio di “documenti umani” viene presto seguito da suoi amici più fortunati.


Perchè Emanuele Navarro è conosciuto da pochi?

L’interesse per Emanuele Navarro della Miraglia appare in crescita. A lui finora è toccato solo uno spicchio di lettori e di gloria. Magari, a quasi un secolo della sua scomparsa, è giunto il momento di fargli giustizia.  Di ritagliargli il legittimo spazio che merita nella nostra storia letteraria.  In molti cominciamo ad augurarcelo e a pensarlo.

 

                           
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