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La Lupa di Salvatore Maurici debutta a la 'Nivina', tra letterati, attori e cantastorie
La novella di Verga reinterpretata in rime dialettali è stata presentata a Sambuca di Sicilia
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admin - sabato, 29 agosto, 2020
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di Joseph Cacioppo


E si, alla fine la parola “sesso” è stata pronunciata a Sambuca di Sicilia nel corso di un appuntamento letterario.

Il “tabù” non poteva che romperlo Salvatore Maurici, intellettuale a tutto tondo e insofferente ai “sepolcri imbiancati” di certi ambienti letterari del territorio.

L’occasione è stata data dalla presentazione de “La Lupa”, un adattamento in rime in dialetto siciliano della omonima novella di Giovanni Verga inserita nella raccolta “Vita dei campi” pubblicata nel 1880.

La location è stata quella abituale di Salvatore Maurici e Simona Tavella: la “Nivina”, il teatro naturale ricavato all’interno di un piccolo podere di Adragna, contrada posta a monte di Sambuca di Sicilia, da dove si ammira un vasto panorama. Luogo descritto in maniera particolare da Sara Campisi.

Con la sua rilettura de “La Lupa”, Salvatore Maurici da dignità alla sessualità femminile. La donna non più solo madre, moglie, figlia. Ma anche soggetto titolato a vivere in piena autonomia e libera la propria sfera sessuale. ‘Gna Pina non si vende. Ma decide lei chi portarsi a letto. Per vivere lavora nei campi come tanti altri braccianti.

Una rivoluzione, per il tempo in cui è stata scritta la novella. Una rivoluzione azzoppata, però. Verga disegna questo personaggio con gli occhi del suo tempo: “la Lupa” è un po’ strega e un po’ puttana. Salvatore Maurici, invece, usa gli stessi occhiali di Fabrizio De Andrè per “Bocca di rosa”.

Tanti interventi (Antonella Grisafi, Sara Campisi e Maria Maurici) hanno ricordato, sostanzialmente, che “Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio. Si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio”. Cioè, uscendo fuori dalla canzone di De Andrè: le prime detrattrici delle donne sono le donne. Donne che magari sono ancora alle prese con la loro sessualità vista come tabù. Già tabù. Come la parola “sesso” che, nel territorio, la sua pronuncia non suona politicamente corretta.

Una prova? Quando Mario Vargas Ilosa ha ricevuto il “Premio Internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa”, nessuno osò dire che quella del premiato era una letteratura erotica. Che pudici. Il budget a quattro zeri, tra l’altro, non permetteva “cadute di stile” tra i “sepolcri imbiancati”.  

La fine della storia de “la Lupa”? Diversa da quella di Rosolino Cacioppo (La Nana, di E. Navarro) e di Aspanu Strazzeri (Da Zabut a Sambuca, di F. Lo Vecchio). Qualche similitudine la si può riscontare con la vita reale di Emanuele Navarro (per restare nella Sicilia orientale, come segnalato in qualche intervento): quanto si incontra l’amore la vita cambia.

Ad interpretare magistralmente “La Lupa” con le rime di Salvatore Maurici è stata Antonella Grisafi. Gli arrangiamenti musicali sono stati curati dal vulcanico Dario Venturella, il “cantastorie” ormai di casa a “la Nivina”.

Marcella Di Giovanna, per la serata, ha esposto il quadro pubblicato sopra: l’immagine plastica di ‘Gna Pina rannicchiata in un cantuccio pur di stare accanto al suo Nanni? Difficile dirlo.

La serata, iniziata con le espressioni di tre religioni, è stata chiusa dallo scrittore e letterato Enzo Randazzo, con una colta analisi sull’ultima opera di Salvatore Maurici.

Come da aspettative l’ospitalità dei padroni di casa: ottima.

                           
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