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L'albero della legalità. A S. Margherita di Belice nessuno se ne prende cura
Collocato all'interno di piazza Emanuela Loi, la poliziotta uccisa assieme al magistrato Paolo Borsellino
L'albero della legalità. A S. Margherita di Belice nessuno se ne prende cura admin
admin - sabato, 23 maggio, 2020
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L’albero della legalità a Santa Margherita di Belice è stato dimenticato. Collocato all’interno di piazza Emanuela Loi, voleva essere un atto di riflessione e testimonianza sul fenomeno mafioso.

Fatta l’inaugurazione ed i selfie di rito, nessuno si è più ricordato di “quell’albero”. Sul web da una diecina di giorni viene segnalato l’incuria in cui versa l’area a verde dove è collocato “l’albero della legalità” (nella foto: a sinistra del pannello toponomastico).

Ma l’Amministrazione Valenti, molto presente sui social, non ha ritenuto opportuno intervenire con opere di scerbatura. Malgrado l’avvicinarsi la data del 23 maggio, data in cui ricorre il 28-esimo anniversario della strage di Capaci in cui perse la vita il Giudice Falcone.

Eppure, una diecina di giorni fa i social sono stati invasi da selfie di assessori comunali con i quali si annunciava la “pulizia” di piazza Loi.

Eppure, nei giorni scorsi il “movimento socio-politico Dicobene” ha organizzato una diretta facebook per discutere sulla polemica Di Matteo – Bonafede. In collegamento, in video conferenza, si sono ritrovati in cinque: tre moderatori e due opinionisti. Tutti a disquisire su un fatto che sembrerebbe accaduto un paio di anni fa e riportato alla luce nel corso di un programma televisivo che cerca un punto di equilibrio tra intrattenimento e cronaca.

Un vizio tipico delle discussioni sui social: parlare di fatti di cui anche gli addetti ai lavori non conoscono tutte le sfumature della vicenda. Basti pensare all’appello del giornalista Saverio Lodato: “sui fatti del 1992 sarebbe ora che i servizi segreti italiani e americani aprissero i loro archivi. Lo stesso dovrebbe fare il Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano”.

Ecco quindi che, in un tempo in cui sono ritornati di moda i cinegiornali (sotto forma di dirette facebook) e le veline, ci tiriamo i capelli per capire se ha ragione il magistrato Di Matteo o il ministro Bonafede. Se poi “l’albero della legalità”, dopo essere stato “piantato” con tanto di cerimonia, presenza di personalità in veste istituzionale, selfie e tam tam sui social, resta nel totale abbandono e nell’incuria allora tutti ci giriamo dall’altra parte per non vedere.

Oggi è una brutta pagina per l’Amministrazione comunale di Franco Valenti.

                           
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