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Coronavirus. L'appello alla concretezza del prof. Gaspare Gulotta
Come l'emergenza sanitaria viene distorta nell'immaginario collettivo. La ricerca di like prevale sulla ragionevolezza
Coronavirus. L'appello alla concretezza del prof. Gaspare Gulotta admin
admin - mercoledì, 8 aprile, 2020
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di Joseph Cacioppo

 

Il prof. Gaspare Gulotta, in un passaggio della sua intervista a SiciliaUno, ha messo i puntini sulle “i” su quella che è la percezione dell’emergenza sanitario del covid 19. “I medici non sono eroi solo adesso. – ha detto Gulotta – Il loro lavoro comporta rischi tutti i giorni dell’anno. E tutti gli anni”. Gaspare Gulotta è direttore del Dipartimento di chirurgia generale e d’urgenza del Policlinico Paolo Giaccone di Palermo.


Le sue parole riportano ad una visione più illuministica dei giorni che l’Italia sta vivendo. Lo stare a casa, il bombardamento continuo di notizie, la telecronaca minuto per minuto di quello che succede negli ospedali: pazienti numerosi, posti ed attrezzatura insufficienti, stanno creando nell’immaginario collettivo una deformazione della realtà.


E sì. L’emergenza coronavirus non fa eccezione nella percezione delle notizie da parte dell’opinione pubblica che, attraverso il web, partecipa emotivamente alla diffusione delle notizie. A volte distorcendole.


Si parla di riapertura graduale delle attività? E sul web si pone subito il problema se le librerie devono avere o meno la precedenza sui parrucchieri.


Il problema della “ricrescita” dei capelli è più o meno importante del gesto “simbolico” di riaprire librerie e cartolibrerie? Bel dilemma in una Italia dove si legge sempre meno ma ci si preoccupa del proprio aspetto andando a fare la spesa.


Eppure la grande industria produce il materiale per costruire anche le “lattine”. Si le lattine, quelle che contengono le bibite gassate che consumiamo in grande quantità anche se fanno male. Eppure l’agricoltura deve raccogliere i prodotti della terra da fare arrivare sui banchi dei negozi. Eppure ci deve essere qualcuno che produce e distribuisce i pezzi di ricambio dei trattori che si guastano.


Come dire: vediamo il lavoro massacrante dei medici e del personale medico, ma non riusciamo a percepire l’impegno ed i sacrifici di tanti altri italiani. Gli insegnanti che, da un giorno all’altro, si son dovuti trasformare in esperti informatici. Passando da una piattaforma all’altra in attesa di capire quale sia la più adatta per mantenersi in contatti con i loro studenti. Gli alunni che oltre a continuare a studiare devono cimentarsi con un’informatica che - lo stanno scoprendo a loro spese - non è solo giochi ma anche strumento di didattica. I genitori che, in qualche caso, non possono fornire gli strumenti richiesti dalla didattica a distanza ed in altri casi non sono in grado di dare la loro assistenza tecnologica ai propri figli ancora giovani. Non si da il giusto rilievo alla notizia che gli istituti scolastici stanno acquistando tablet e computer portatili da assegnare agli studenti che non riescono a partecipare alla didattica a distanza. Forse per non dare atto che il Governo nazionale ha messo a disposizione le somme necessarie.


La solidarietà pensa agli ultimi. Ma a quelli che erano gli ultimi ci aveva già pensato il reddito di cittadinanza. Gli ultimi di oggi non lo erano ieri. Eppure per i buoni spesa si fa affidamento agli elenchi in possesso degli assistenti sociali. I nuovi ultimi spesso hanno troppo pudore per mettersi in fila dietro la porta dei sindaci.


Gli amministratori pubblici si muovono in ordine sparso. Secondo direttrici che fanno eco allo schieramento politico di appartenenza. C’è chi copia su facebook il capo della Protezione Civile e, quotidianamente, da in numeri che gli passa l’Asp. C’è chi, pur di apparire in tivù, fa sfoggio creativo di ordinanze comunali. A volte anche andando fuori dal seminato.


Succede così che la consegna dei buoni spesa o la disinfettazione delle strade (anche se non c’è prova scientifica della necessità) vengano visti come eventi eccezionali. O che applaudiamo se un aereo di Stato fa rientrare un nostro concittadino dalla Cina ma poi imbracciamo il fucile dell’egoismo e della cattiveria contro i siciliani che rientrano a casa.


Sembra quasi che ci sia una sorta di gara a chi cattura più like. Anche sull’uso delle mascherine: c’è obbligo o no di indossarle? Scarsezza lo spazio informativo oltre che le stesse mascherine.


Le mascherine tipo FFP2 e FFP3 servono solo agli operatori sanitari. Quelle chirurgiche devono essere usate solo un giorno. “Le mascherine – spiegano gli esperti - fanno parte di una strategia e di un approccio comprensivo e non sono l’unica misura di protezione. In più, a volte le persone le indossano credendo di essere protette, contribuendo a diffondere il virus”.


Si, il coronavirus ci sta cambiando. Ma non nell’approccio serio della realtà e nemmeno della solidarietà. Malgrado i messaggi forti che arrivano anche da Papa Francesco. Sperando che quella piazza vuota non sia metafora del nostro discernimento.

                           
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