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Pianeta scuola, quegli eroi dimenticati che devono arrangiarsi
In trincea contro il rischio della deriva didattica e per evitare di lasciare soli gli studenti
Pianeta scuola, quegli eroi dimenticati che devono arrangiarsi admin
admin - venerdì, 27 marzo, 2020
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di Joseph Cacioppo


C’è la sanità e c’è la scuola. Due pilastri di una nazione. Per anni bistrattati. Adesso entrambi sono in trincea a cercare di contenere l’onda distruttrice sollevata da un virus invisibile e silenzioso.

La sanità è lì in prima fila. Con le immagini che le  telecamere opportunamente portano nelle nostre case. Gli operatori sanitari sono schierati in prima linea. Spalla a spalla per formare un argine contro un nemico subdolo. A difendere la linea del Piave versione 2020. Dove cadono, abbattuti dal nemico, quelli che con armi scarse e improvvisate vanno impavidi all’assalto del temibile nemico.

In prima linea è schierato anche un altro corpo d’armata, numeroso e silenzioso: il pianeta scuola. Anch’esso posto come argine alla deriva scolastica che potrebbe scaturire dall’emergenza sanitaria del covid-19.

Un mondo, quello scolastico, che ha tanti attori protagonisti: gli insegnati, gli alunni e le rispettive famiglie. Anche in questo caso le armi in dotazione sono insufficienti e inadeguate.

Il nemico ci ha presi di sorpresa e la nostra impreparazione è emersa nella sua reale dimensione. La didattica a distanza non era la priorità. E così tutti, docenti, allievi e famiglia si sono ritrovati in trincea sull’eco del “si arrangi”.

Ma in questo caso non è stato il Re a pronunciarlo, fuggendo da Roma dopo l’8 settembre del 1943, a chi gli chiedeva istruzioni. E’ la situazione dell’emergenza sanitaria ad imporlo.

L’obiettivo principale è non lasciare soli e alla deriva gli alunni. E così la scala gerarchica ha dato una direttiva generica ma questa volta efficace: arrangiatevi. In attesa di coordinare idee e mezzi.

E gli insegnanti si sono arrangiati. Usando tutti i mezzi che la tecnologia mette a loro disposizione. Ma non è semplice.

Non tutti, docenti e alunni, a casa sono attrezzati di postazioni informatiche. Da questo punto di vista il Paese si è trovato spiazzato. Si è scoperto nudo.

Ed anche chi ha un computer a casa non è detto che sia preparato ad usare i software necessari per una didattica a distanza. Non lo sono i docenti come non lo sono gli alunni.

Si, i nostri ragazzi sono più vicini all’informatica, ma una cosa è smanettare con i giochi preferiti ed un’altra cosa e cimentarsi con programmi che dovrebbe consentire la didattica a distanza. Per chi ha solo uno smartphone e non un computer i problemi aumentano. La disponibilità a collegarsi in rete è limitata dal contratto di utenza. C’è il problema della memoria disponibile dove archiviare compiti ed elaborazioni. C’è la dimensione del piccolo schermo.

Ma ancora più drammatica è la condizione di quei genitori che non possono garantire ai loro figli una postazione informatica a casa, ovvero non hanno le conoscenze tecniche per aiutare i loro figli a prendere confidenza con questa “nuova” didattica. All’emergenza sanitaria e didattica si somma il dramma di quei genitori che non possono far correre, come gli altri, i propri ragazzi. E spesso non per colpa loro.

Le scuole sono intervenute mettendo a disposizioni le attrezzature scolastiche in loro possesso, ma è poca cosa e non sempre è sufficiente.

Il problema si complica per chi ha più figli in età scolastica. Ovvero per quelle famiglie dove il computer di casa deve servire anche agli altri componenti costretti, con lo smart working, a operare da casa.   

Gli insegnanti, come gli operatori sanitari, sono in servizio H24. L’impegno didattico si è moltiplicato. Si devono inventare un nuovo modo di comunicare con i loro ragazzi. Devono tenere conto che dall’altro lato del cavo informatico ci sono alunni e famiglie che, nella migliore delle ipotesi, hanno i loro stessi problemi: la non preparazione tecnologico alla necessità che l’emergenza coronavirus ha richiesto.

Anche loro tutti sono degli eroi. Specialmente quelle famiglie che devono spiegare ai loro figli perché a casa non hanno un computer ed il collegamento wifi.

                           
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