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Il duello mancato tra il “castigo di Dio” e Emanuele Navarro della Miraglia
Per una questione d’onore tra Turillo di San Malato e il padre del “Verismo" nonché autore de La Nana
Il duello mancato tra il “castigo di Dio” e Emanuele Navarro della Miraglia admin
admin - domenica, 19 gennaio, 2020
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Cultura&Turismo [87]

 

di Piero Meli

 

Manca al Dizionario dei siciliani illustri. Eppure il barone trapanese Salvatore di San Malato, detto “Turillo”, è una figura inimitabile, imprevedibile, straordinaria. Patriota e garibaldino, fu lui che tenne tra le braccia Garibaldi ferito nella storica giornata di Aspromonte e subì il carcere a San Benigno ma i libri di storia non lo ricordano affatto. I più lo conoscono sotto altre vesti. Già, perché Turillo di San Malato (nella foto, tratta dalla collezione Alinari) riempì le cronache di mezza Europa con le sue avventure. Fu infatti un impareggiabile spadaccino di fama internazionale.

Aveva un carattere teatrale, sanguigno e scontroso. Inguaribile donnaiolo; spaccone fino all’inverosimile. Nella scherma però era un genio. Aveva inventato un tiro, una botta segreta, che chiamavano “il castigo di Dio”. Ma il vero castigo di Dio era lui, Turillo. Dove arrivava lui era il finimondo. E tutta la stampa dietro a rincorrerlo. Passava il tempo tra una contesa e l’altra, a sfidare le migliori lame francesi e italiane e a dilapidare l’ingente patrimonio.

A Parigi aveva fatto scalpore il suo memorabile duello nel 1881 col famoso schermitore Pons; mentre per un’altra sua vertenza col maestro napoletano Enrico Casella nell’ottobre del 1885 aveva tenuto impegnati i giornali per settimane con le sue polemiche e i suoi capricci. E con tutto il gran daffare, giusto in quei giorni Turillo non ci pensa due volte ad aprire un altro fronte, uno scontro con lo scrittore siciliano Emanuele Navarro della Miraglia. Qua tuttavia la scherma non c’entra. Probabilmente rancori, ripicche, rivalità, piccole gelosie.  E dire che i due siciliani erano amici da tempo. Si erano conosciuti per tramite del deputato Gabriele Colonna duca di Cesarò e barone di Joppolo Giancaxio al quale il Navarro dedicherà La Nana

Tutto parte il 16 ottobre del 1885, quando al Teatro Valle di Roma Ermete Novelli mette in scena un lavoro francese tradotto dal Navarro della Miraglia, dal titolo Le vicine galanti. La commedia non piace. Tra una marea di fischi, a stento il pubblico la lascia finire. Tra i più facinorosi contestatori, lui, Turillo di San Malato.

Dieci giorni dopo il focoso barone incontra il Navarro per strada. E qui scoppia il putiferio, tanto da finire sui giornali. Un nuovo incidente del barone Turillo di San Malato titola la cronaca romana del “Corriere della Sera” del 27 ottobre. Pare che il San Malato, alla vista del Navarro, l’abbia chiamato parecchie volte per salutarlo. Ma lo scrittore, risentito per i fatti del Teatro Valle, non gli rispondeva. Al che il barone gli si avvicinò e gli disse: «Non mi vuoi riconoscere?». «No!» rispose seccamente Navarro. Il San Malato montò su tutte le furie, gridò alcune parolacce contro lo scrittore, poi fece l’atto di sputargli in faccia. Navarro rispose vivacemente. Allora Athos, il figlio di San Malato, tentò di buttarsi contro il sambucese, ma fu trattenuto da Baldassare Avanzini, direttore del “Fanfulla della Domenica” che era presente alla scena.

Questa la prima parte dell’accaduto. Perché in serata l’incidente ebbe un’appendice al Teatro Valle, dove il Novelli riproponeva, con opportuni tagli, la commedia tradotta dal Navarro, questa volta accolta da scroscianti applausi, ad eccezione di un solo spettatore. «Durante la recita –  scrive con maliziosa e studiata reticenza l’anonimo cronista del “Corriere” -  si udì spesso un fischio insistente che proveniva da una persona sola. Nessuno riuscì a scoprire chi fosse questo fischiatore solitario». Chi fosse? Facile intuirlo. Sempre lui, Turillo di San Malato.

Il buon Navarro della Miraglia, a questo punto, stava sulle spine. Sapeva bene di avere a che fare con una testa calda, pronto a sfidarlo a duello per risolvere la vertenza ormai di dominio pubblico. Perciò con un telegramma al “Corriere”, la mattina del 29 ottobre, s’affretterà a fornire la sua versione dei fatti, chiamando a testimoniare l’Avanzini della limpidezza della sua condotta, precisando che il San Malato «dopo il mio rifiuto di riconoscerlo, fece a quindici metri di distanza l’atto di sputare, a cui risposi con parole adeguate all’atto triviale».

Quando tutto sembrava difficile e che da un minuto all’altro potesse arrivare la temuta sfida, ecco la notizia liberatoria. Per buona fortuna dell’autore della Nana. Un trafiletto del “Corriere” del 3 novembre 1885 annunciava così il lieto fine: «L’Avanzini, direttore del “Fanfulla”, ha aggiustato la vertenza tra Navarro della Miraglia e Turillo di San Malato, pel noto incidente del saluto. Quando San Malato tornerà a Roma si rappacificherà col Navarro».  

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