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52° anniversario del terremoto della Valle del Belìce. La solitudine dei numeri primi
Dopo la notte in tenda ed il consiglio comunale in piazza Montecitorio, c'è attesa per le iniziative programmate da Franco Valenti per il 15 gennaio 2020
52° anniversario del terremoto della Valle del Belìce. La solitudine dei numeri primi admin
admin - venerdì, 10 gennaio, 2020
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La solitudine dei numeri primi. Nel 52° anniversario del terremoto del gennaio 1968, è questa l’immagine che viene in mente guardando la situazione del Comune di Santa Margherita di Belìce, in provincia di Agrigento.


La solitudine del paese del Cafè House (che nella prima settimana di agosto si trasforma in “città del Gattopardo”) ormai si tocca con mano. E’ stata una scelta del sindaco Franco Valenti quella di prendere le distanza, dopo 50 anni, dal “coordinamento dei sindaci della Valle del Belìce”. Il “divorzio” si è consumato nel gennaio del 2018. Mentre gli altri “20 comuni terremotati” ricordavano la triste ricorrenza inneggiando alla “bellezza della Valle del Belìce”, il sindaco Valenti ha provato ad attirare l’attenzione sul paese che amministrava da oltre cinque anni, facendosi montare dalla Protezione civile regionale una tenda riscaldata dove trascorrere la notte tra il 14 ed il 15 gennaio. La protezione civile curò con molta cura la “scenografia” della notte in tenda del sindaco. Di redigere il progetto delle opere di urbanizzazioni primarie del quartiere Pasotti, però, la Protezione civile si guarda bene. Eppure risale a circa cinque anni fa la convenzione con la quale il sindaco Franco Valenti, ex democristiano, ex Forza Italia, e sostenitore di Nello Musumeci, chiese alla Protezione civile regionale di approntare il progetto relativo ad un quartiere dove ci sono le case ma non le strade e le fogne.

Dopo tre anni, invece del progetto arrivò la tenda riscaldata in prestito per una notte. Il tempo di invadere facebook di foto e filmati.


Lontano dai riflettori, intanto, si consumava a Roma una scissione all’interno della Gran Loggia d’Italia. Luigi Pruneti ed i suoi fedelissimo (meno di un migliaio in tutta Italia) lasciata la GLDI davano vita all’Ordine Massonico Tradizionale Italiano (OMTI - www.ordinemassonicotradizionale.it).

 

Lo scorso anno, l’Amministrazione comunale margheritese confermò la sua intenzione di “voler vivere da sola”. E così, armati di telefonini per i selfie e per le “dirette” facebook, fu allestito un consiglio comunale aperto in piazza Montecitorio, a Roma. Facebook riferì che due parlamentari si stupivano pubblicamente nell’apprendere che la ricostruzione post terremoto, a distanza di 51 anni, a Santa Margherita di Belice non era stata ancora completata. Il video non riferì che i due parlamentari erano siciliani ed ex colleghi di partito di Valenti. Uno, tra l’altro, era stato anche assessore regionale in Sicilia. Un assessore comunale, esponente di punta della Lega di S. Margherita di Belice, si fece ricevere dall’allora vice ministro agli Interni (sic!) e venne sbandierata ai quattro venti l’interessamento del partito di Salvini per la ricostruzione del Belìce. Il ministro delle Infrastrutture, competente in materia di ricostruzione post sisma, allora era un esponente del M5S.


Cambia Governo e l’Amministrazione comunale a trazione massonica torna alla carica. Il ministro delle Infrastrutture è del PD, ma il sindaco Valenti contatta due esponenti del M5S che con le infrastrutture non c’azzeccano nulla. La notizia del viaggio a Roma fa il giro del web, anche se i due parlamentari del M5S sono siciliani. Era così difficile incontrarsi a Sciacca o a Mazara del Vallo?


Si sa la coreografia ha le sue regole. Regole che devono tenere conto che si è in presenza: del “primo” sindaco di Santa Margherita di Belìce ad essere rieletto; del “primo” sindaco che in meno di sei mese ha inglobato nella sua maggioranza anche i consiglieri comunali di minoranza; della “prima” giunta comunale margheritese ad avere un assessore leghista; della “prima” amministrazione che eccelle nell’organizzazione delle sagre estive; del “primo” sindaco a rompere il fronte del coordinamento dei sindaci della Valle del Belìce; del “primo” sindaco che si è visto “clonare” (dal Comune di Palma di Montechiaro) l’Istituzione “Giuseppe Tomasi di Lampedusa”.


Già la coreografia. In campagna elettorale, due anni e mezzo fa, il candidato sindaco arrivato secondo arrivò a sostenere, in un pubblico comizio, che Valenti – il candidato da battere – era “potente”. Non specificò in quale ambito.

Adesso si scopre che il sindaco Franco Valenti è solo: nessuno, nel 2018, è andato a trovarlo nella tenda riscaldata, a parte la Protezione civile della Regione Siciliana che gli ha prestato la tenda ma non gli redige il progetto delle opere di urbanizzazione primaria della zona Pasotti; nessuno, nel 2019, gli ha concesso un appuntamento quando il consiglio comunale si è spostato a Roma (il vice ministro leghista ha ricevuto il suo assessore, ma non lui); i parlamentari della zona, nelle settimane scorse, hanno accettano di riceverlo ma solo se l’incontro avveniva Roma. Arrivando perfino ad indignarsi ed a definirsi “l’anello debole di un sistema di potere governato dalla burocrazia”, perché i fondi stanziati nel 2013 per la rimozione dell’amianto post terremoto tardano ad arrivare.

Deve essere veramente brutta la solitudine dei numeri primi.

                           
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