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Il caso Montesi, uno dei primi scandali della Repubblica che coinvolse i palazzi del potere
L'episodio sancì la fine della destra democristiana e aprì la strada al centro sinistra
Il caso Montesi, uno dei primi scandali della Repubblica che coinvolse i palazzi del potere admin
admin - domenica, 24 novembre, 2019
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di Simone D'Avvocato


Non mi piacciono i film di Anna Magnani è il libro di Mario Pacelli che ricostruisce gli eventi di quello che è diventato il celeberrimo ed enigmatico caso Montesi, ossia la cronaca di come un corto circuito istituzionale in un contesto di incredibile fragilità socio-politica sia in grado di trasformare un episodio marginale, sebbene grave e lugubre, in un terremoto in grado di minare le fondamenta di un assetto sociale non ancora ricostituito. Siamo infatti nel 1953, alle prese con un nuovo assetto costituzionale e repubblicano sorto sulle ceneri del regime fascista, in un Paese che l’autore definisce come “stanco del neo-feudalesimo che si era instaurato con la motivazione ufficiale della lotta al comunismo”.

 

Il racconto fornito dall’autore ripercorre vividamente il susseguirsi di colpi di scena con il ritmo incalzante di un giallo e le tinte fosche di un noir che esercita la sua forza centripeta attraverso l’intrigante intreccio fornito da una vicenda reale, ossia il ritrovamento del cadavere di una  ragazza in riva al mare di Torvajanica che interesserà una varietà impressionante di personaggi di spicco, dal Presidente del Consiglio democristiano Scelba al Ministro degli Esteri Piccioni il cui figlio sarà arrestato per poi essere assolto, da magistrati a capi della polizia, questori, procuratori della Repubblica e financo la popolare attrice Alida Valli, oltre a diversi giornalisti invischiati a vario titolo.

 

Lo scopo dichiarato dall’autore non è tanto quello di fornire una risposta ai quesiti rimasti irrisolti, quanto quello decisamente più nobile di spiegare ciò che può avvenire in un Paese quando “la società è dominata da un malessere diffuso che condiziona le stabilità della convivenza”, sebbene non esiti a definire come ampiamente raggiunti gli obiettivi politici dopo la conclusione della vicenda giudiziaria. Che il caso Montesi sia stato il casus belli dell’estinzione della destra democristiana, che agevolò la nascita del centrosinistra consentendo l’ingresso dei socialisti nella maggioranza parlamentare nel 1964, o sia stata una eccezionale e fortuita coincidenza temporale, è difficile dirlo. Ciò che è certo è che tale epilogo valse al nuovo segretario della DC Fanfani, favorevole a questa formula, l’accusa di aver pilotato il caso Montesi.

 

In ogni caso, a prescindere dalle conclusioni che se ne possono trarre, ciò che si evince chiaramente è come le acclarate interferenze politiche abbiano scientemente impedito il corretto svolgimento delle indagini giudiziarie, nella migliore delle ipotesi con il fine di attutirne l’impatto sul fragile sistema politico, istituzionale e sociale post bellico incardinato nello scenario pervasivo della guerra fredda. Ne scaturisce un ritratto impietoso del potere giudiziario che appare ancora asservito a quello esecutivo; un fardello del periodo fascista non ancora debitamente smaltito.

 

In conclusione, Pacelli ha il merito di agevolare attraverso la sua lettura diverse riflessioni di estrema attualità afferenti lo stato di salute della democrazia, mettendo principalmente sotto la lente di ingrandimento i suoi elementi fondamentali, quali la separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) e l’opinione pubblica, dalla cui maturità dipende la capacità di non farsi manipolare dal Quarto potere, ossia da quell’informazione mediatica che strumentalizza a fini sensazionalistici e/o servilistici fungendo da incubatore di populismo anziché da catalizzatore di civiltà, garante delle libertà e controllore del sistema di potere.

 

Poi, che c’entrino i film di Anna Magnani con tutto ciò, rimane davvero un mistero all’altezza del caso Montesi.

                           
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