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L'erba nera della notte, di Nonuccio Anselmo. Quello che non racconta "Il Gattopardo"
Dalle lotte contadine per le terre ai Fasci siciliani repressi nel sangue da Francesco Crispi
L'erba nera della notte, di Nonuccio Anselmo. Quello che non racconta "Il Gattopardo" admin
admin - giovedì, 21 novembre, 2019
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di Joseph Cacioppo


Leggendo “L’erba nera della notte”, di Nonuccio Anselmo (Mohicani edizioni) sorge un dubbio: perché il Gattopardo è stato ambientato a cavallo dell’Unità d’Italia?

La fine del feudalesimo viene datata 1812; ma in Sicilia il sistema continuò con i latifondi fino alla fine della seconda guerra mondiale.

Il mondo di don Fabrizio, principe di Salina, non finì completamente con Garibaldi e Cavour, ma si strascicò per altri decenni.

Ed è di questo periodo che parla “L’erba nera della notte”. Un periodo storico in cui tra i feudatari, o grandi proprietari terrieri, e i “viddani” si inseriscono i “gabelloti”: “i mafiosi, che erano campieri, e i campieri, che erano mafiosi”. Quel “mondo di mezzo” che faceva il bello ed il cattivo tempo, prima a servizio dei “gattopardi” e poi degli “sciacalli” e delle “iene”.

E questo il periodo storico che Giuseppe Tomasi di Lampedusa evita di affrontare.

Nonuccio Anselmo, con il suo romanzo, rende omaggio a Bernardino Verro, il primo sindacalista e sindaco socialista di Corleone ucciso dalla mafia (3 novembre 1915), e ricostruisce il periodo delle lotte contadine per le terre e per uscire dal “bisogno”. Dai Fasci siciliani, favoriti anche dall’abolizione del reato di sciopero, alla loro soppressione nel sangue voluta da Francesco Crispi.

Al taglio storico Nonuccio Anselmo preferisce il romanzo, ma la storia emerge attraverso le vicende umane dei suoi personaggi.

L’esperienza giornalistica dell’autore si coglie nella descrizione dettagliata dei luoghi e delle atmosfere. L’uso del siciliano, per indicare oggetti, proverbi e detti locali, consentono al lettore di sentirsi parte del racconto.   

La storia e i personaggi de “L’erba nera della notte”, smentiscono la tesi gattopardiana che i siciliani, per cambiare, devono allontanarsi dalla Sicilia in giovane età. Ed inducono ad una rilettura dei rapporti intercorsi tra feudatari, mafia e potere politico.

E se la fine del sistema feudale, nel romanzo di Tomasi di Lampedusa, è rappresentata dal corpo imbalsamato di Bendicò buttato nella spazzatura, in quello di Anselmo assume le sembianze del “Treno del sole” che in trenta ore dal “Misilindino” conduce a Torino.

Nonuccio Anselmo, giornalista con oltre 40 anni di attività, è originario di Corleone ed è autore di diversi libri.

                           
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