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Il Principe Alessandro Tasca Filangeri di Cutò, tra socialismo e massoneria
Il Principe rosso che sperperò il suo patrimonio con la politica e con le donne
Il Principe Alessandro Tasca Filangeri di Cutò, tra socialismo e massoneria admin
admin - venerdì, 6 settembre, 2019
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(Articolo di Paolo Gulotta pubblicato sul numero de L’Araldo 05/2004)

 

Scrive Carlo Marx che l’aristocrazia francese e quella inglese furono costrette a scagliare libelli contro la nascente borghesia, non potendo più muovere la lotta sul campo politico. Per guadagnare consensi, l’aristocrazia dovette scagliare contro la borghesia delle accuse in favore degli operai sfruttati, indulgendo in satire contro i suoi dominatori, sussurrando loro alle orecchie profezie di gravi sciagure e trascurando, in apparenza, i propri interessi richiamandosi al secolare paternalismo feudale (riconosciuto anche dallo stesso autore del Capitale).

 

In tal modo sorse quel comunismo feudale, mezzo elegia e mezzo pasquinata, un po’ eco del passato e un po’ minaccia del futuro, che spesso ferì al cuore la borghesia con giudizi briosi, amari o feroci.

 

A questa categoria di uomini politici apparteneva Alessandro Tasca Filangeri principe di Cutò, detto il principe rosso, padre dell’autore del Libro di cui ci interessiamo, Alessandro Tasca Junior, Libro che a mio giudizio avrebbe dovuto prendere il titolo originario, “L’educazione di un principe”, voluto dall’autore stesso.

 

Nel 1902 Alessandro senior finì in carcere per aver diffamato un avversario politico. All’Ucciardone si fece riservare tre celle comunicanti che addobbò con tendaggi, tappeti, quadri, mobili di valore; mentre una gran quantità di persone, in carrozza o a piedi, girava attorno al carcere per dimostrargli solidarietà. Quando uscì, venne eletto al Parlamento Nazionale dove rimase per sedici anni.

 

Affiliato alla Massoneria di Palazzo Giustiniani, apparteneva ad una famiglia di origini normanne che aveva vissuto l’esperienza federiciana, aveva partecipato alle Crociate, e che nel settecento frequentava familiarmente Caserta, tanto da ospitare poi nel palazzo avito di Santa Margherita i Reali di Napoli, Maria Carolina di Asburgo Lorena e Ferdinando di Borbone, alla loro seconda fuga dalla Capitale.

La Famiglia ebbe riconoscimenti ed onori da Napoleone Bonaparte nella persona di Alessandro III, l’eroe di Lodi, e vanta due vicerè di Sicilia.

 

Per tornare al padre dell’autore, egli era fratello di Teresa, madre del poeta Lucio Piccolo, era fratello di Beatrice, madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, era fratello di Giulia sposata Trigona, prima dama di Corte della regina Elena, che fu al centro di una tragica vicenda che scosse l’Italia dannunziana. Per quanto riguarda Maria, rimasta nubile e custode delle memorie dello storico palazzo di Santa Margherita, oltre che memorabile anfitrione, si sussurra che durante una sua permanenza in quella casa, lì vi sia nato Gabriellino D’Annunzio, figlio del Vate sposato con una nobildonna siciliana ospite occasionale dei Cutò.

Per Nicoletta sposata con il cavalier Cianciafara di Messina e perita nel terremoto di quella città, si mise a disposizione Ignazio Florio accompagnando il fratello nel triste viaggio con il suo yacht.

Ignazio Florio aveva messo a disposizione il suo yacht anche in occasione del processo sopra ricordato, perchè l’accusato si mettesse al sicuro in attesa dell’appello, ricevendo dal Principe rosso un fermo rifiuto.

 

Questi sono gli ingredienti di base usati nel suo Libro da Alessandro Tasca junior, i cui occhi di bambino, di ragazzo, di giovanotto e di uomo videro, in maniera ravvicinata, quanto avveniva nel secolo scorso nel Vecchio e nel Nuovo continente, avvenimenti che sono entrati a far parte in maniera indelebile del nostro immaginario collettivo. A cominciare dalla ritirata di Caporetto, alla quale egli assistette da ragazzino trovandosi in compagnia della madre, crocerossina al fronte per obblighi di rango.

Giudice severo di suo padre, che finì in miseria per la vendita dissennata di tutti i suoi beni a causa della politica e delle donne, mentre in molti vorrebbero intestargli una strada, forse non capì che suo padre era come il Mikado, l’imperatore del Giappone, non abituato da secoli a maneggiare il denaro.

 

Curioso è il racconto della contrastata svendita dello storico padiglione di caccia della Venaria al signor Crescimanno, la cui figlia Lucia, già in cortese e breve frequentazione con il futuro autore, ebbe poi un destino particolare ricordato con sincera amarezza nelle conversazioni della Palermo aristocratica.

 

Dopo un’infanzia dorata ma non organizzata, Alessandro junior fu messo crudamente di fronte alle sue responsabilità di uomo e poi di marito e di padre, responsabilità che affrontò sempre con ottimismo, coraggio e autoironia, oltre che con onestà.

 

Tra tutte le immagini che corredano il Volume, quello che preferisco è la fotografia che lo ritrae appena arrivato in America nel’27, fotografia che rivela fiducia ed impegno, sentimenti che animavano questo giovanissimo emigrante di lusso, in ambiguo possesso di un passaporto rosso e di un biglietto di prima classe. La qual cosa, per la perplessità dell’ispettore dell’immigrazione, gli consentì di glissare i fastidi burocratici di Ellis Island.

 

Questa sfida al destino fu (ed è) comune a tanti giovani suoi coetanei, anche a quelli che incontrò nel ‘24, in occasione di una breve visita di congedo a Santa Margherita, giovani in parte votati ad un analogo destino di diaspora. “Se fossi diventato proprietario dell’immensa fortuna che mio padre fece sparire nel nulla – scrive Alessandro Tasca - come grande prestigiatore, sarei diventato un play boy fannullone o un giocatore d’azzardo? O, al contrario, dato il mio carattere, avrei realizzato il mio antico sogno di trasformare l’arcaica agricoltura siciliana in un’industria moderna? Chi lo sa! Date le circostanze sarei diventato quello che sono: un uomo che ha lavorato e viaggiato, che ha avuto i suoi alti e bassi, ma che può vantarsi di essere stato sempre un professionista. Nei miei vagabondaggi sono stato studente di ingegneria a Parigi, conducente d’autobus e fuochista di locomotive in tempo di sciopero, direttore di una miniera, corrispondente estero per una compagnia di assicurazioni, meccanico a New York, galoppino della sala contrattazione della Borsa Valori, impiegato alla stanza di compensazione dopo il crollo del 1929, corrispondente di un giornale italo-americano, agente di cambio in una banca; contemporaneamente, come secondo lavoro, ho riparato apparecchi radio, ho fatto la comparsa  di teatro e l’autista di un contrabbandiere. Quando venni mandato a Baltimora dalle U.S. LINES, feci dei viaggi in qualità di commissario di bordo, lavorai nell’amministrazione e come commissario di avaria, infine, quando scoppiò la guerra in Europa, feci il cassiere negli ippodromi della Florida e di New York e per breve tempo lavorai all’ambasciata italiana a Washington. Ritornato a Roma venni assegnato al Minculpop, dove col tempo divenni direttore delle trasmissioni in lingua inglese. Fui prigioniero di guerra per 18 mesi (a Padula), poi lavorai all’UNRRA (centro di assistenza dell’epoca), per approdare infine nella landa del cinema.

Col cinema ho viaggiato moltissimo. Nel 1988, ad esempio, percorsi qualcosa come 150.000 chilometri e lo stesso nel 1989. Nell’agosto del 1991 feci un lunghissimo viaggio in Russia, per andare a trovare mia nipote Flandina che stava lavorando a un film vicino al confine Russo-Cinese. Così mi trovai lì al momento del sequestro (così fu chiamato dalla TV Russa) di Gorbaciov, e potei assistere all’abbattimento della statua del fondatore del K.G.B. a Mosca”.

 

Questa lunga odissea è corredata da immagini che danno colore e calore alle parole del principe.

E così da una elegante Palermo anglofila e francofona, ci trasferiamo nelle atmosfere dei Grandi Alberghi Internazionali, per poi rientrare nei gruppi di famiglia formati dagli esponenti di quella “covata” irripetibile. Poi ci trasferiamo a Parigi, alla Facoltà di Ingegneria e quindi a New York.

Si ritorna poi a Roma, in una Roma violata dalle bombe americane e delle giornate della caduta del fascismo. Quindi, l’amicizia con Ezra Pound, Alessandro in bicicletta, le passeggiate di Marjorie ed Ama, gli scopi della sua vita ed infine il cinema.  Qui lo vediamo a braccetto con una splendida Gina Lollobrigida, con la mitica Myrna Loy dell’ “Uomo ombra”, in costume di gentiluomo del settecento durante la lavorazione di Cagliostro (un ritorno alle origini), in pantomime falstaffiane con un riappacificato Orson Welles,  Humphrey Bogart e Peter Lorre e così via.

 

Ce n’é quanto basta per dire ad Alessandro Tasca di aver vissuto con pienezza ed al Principe di Cutò che ormai era tempo di ritornare nella sua Sicilia mai dimenticata.

                           
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