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La ballata dell'amore impossibile, di Salvatore Maurici
Una storia vera che riporta a galla uno spaccato della storia di Sambuca di Sicilia
La ballata dell'amore impossibile, di Salvatore Maurici admin
admin - martedì, 20 agosto, 2019
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Cultura&Turismo [76]

 

di Joseph Cacioppo

 

“La ballata dell’amore impossibile”, di Salvatore Maurici, è una pubblicazione di poche pagine. Forse solo un po’ più lunga di un racconto breve. Certamente supera le 10.000 battute imposte da Accursio Soldano, direttore editoriale de “Coup de Foudre”, ai suo autori.

Una storia d’amore di altri tempi. Che rimanda alla storia, anche se con toni platonici, di Angelica Sedàra e Tancredi Falconeri. Ma la realtà sambucese non è romanzata, non lo può essere. La maestra ha raggiunto un ceto sociale diverso da quello di “Ninu”. E la differenza di ceto ha il suo peso malgrado la storia risalga al 1945 e non a quel 1860 scelto da Tomasi di Lampedusa.

Per raccontare la storia di “Ninu” e la “maestra”, Salvatore Maurici è ricorso allo stile della “ballata”, non quella classica tipica del nord con l’accompagnamento musicale e la strofa che ritorna, ma la versione siciliana. Un poemetto che non segue una metrica unica – riprendendo lo stile del XIII secolo – e che racconta una storia vera. Quella di Nino Greco, di Sambuca di Sicilia, che si vedrà stravolta la vita per un amore impossibile.

Anche se la pubblicazione non ha molte pagine, il contenuto è molto denso. La narrazione della storia di “Ninu e la maestra” ha come sfondo un feudalesimo che, malgrado la Costituzione siciliana del 1812 l’avesse abolito, mantiene le sue caratteristiche ancora dopo la Liberazione. Solo che il latifondista non ha più il titolo di barone ma solo quello di “riccazzu”, assegnatogli dall’autore della ballata. “Gli sciacalli e le iene” richiamate da don Fabrizio.

“Riccazzu e fascista” che si frappone tra “Ninu” e la maestra. Che spezza una storia d’amore. Dove il potere prevale sui sentimenti.

Maurici tratta la storia con pudore, evita di ricordare che l’erotismo femminile si materializza con il potere, la ricchezza, il successo. E “lu riccazzu” può agire su queste leve. La maestra non si strappa le vesti per seguire il suo “Ninu”, anzi si adegua.

Salvatore Maurici osa, osa tanto. Sa che le “storie” composte dai poeti popolari si riferiscono a fatti vere. E quindi osa quando dice che “lu riccazzu” di Sambuca di Sicilia si è rivolto anche ai mafiosi locali per neutralizzare il suo rivale in amore. Una affermazione forte, coraggiosa, che porta la riflessione su due fatti storici: uno nazionale e l’altro sambucese, intimamente connessi. Il fatto storico nazionale, ripreso anche da PIF nel suo film “In guerra per amore”, vuole che lo sbarco degli Alleati in Sicilia fu aiutato dalla mafia, la quale in cambio si vide assegnare posti di potere locale. Mentre il secondo fatto che Maurici richiama indirettamente è che la situazione nazionale trovò puntuale applicazione a Sambuca, malgrado anche allora fosse indicata come la “piccola Mosca”.  

Fascismo che – malgrado la “rimozione freudiana” operata dai comunisti della “piccola Mosca” – per Salvatore Maurici continuava a detenere il potere a Sambuca di Sicilia anche dopo lo sbarco degli Alleati.

E a Maurici, l’autore della “ballata”, questo partito comunista dalla “rimozione freudiana” facile non sembra andare giù. Tant’è che il protagonista della “ballata dell’amore impossibile”, quando prende atto della cospirazione ordita dallo “riccazzu e fascista” rivale in amore e si sente schiacciato dal potere, si interroga sul valore della tessera di partito che si ritrova in tasca. E sull’assordante silenzio dei dirigenti comunisti dell’epoca. Ma questo per i sambucesi è un tabù di cui non si deve parlare. Ecco perché Salvatore Maurici, con la sua “ballata dell’amore impossibile” ha osato tanto.

Un assaggio della forza emotiva del lavoro del poeta e scrittore sambucese lo si è avuto in occasione della sua presentazione. Non un luogo pubblico, nessun politico o figura istituzionale presente, ma solo un gruppo di amici ed estimatori che si è ritrovato alla “Nivina”, il ritrovo letterario che su trova sulle pendici di Adragna, contrada di Sambuca.

Salvatore Maurici è un “cacciatore” di storie del mondo contadino del territorio dove è nato e si è formato. Un mondo che viene stampato, o sotto forma di racconto o di poesia, affinché ne resti memoria.  

                           
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