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Presentato l'ultimo saggio di Michele Vaccaro, "Il Congresso Eucaristico Mariano del 1949"
Un periodo storico di Sambuca di Sicilia tra retorica e reticenze
Presentato l'ultimo saggio di Michele Vaccaro, "Il Congresso Eucaristico Mariano del 1949" admin
admin - venerdì, 19 luglio, 2019
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di Joseph Cacioppo

 

Per comprendere meglio l’ultimo saggio dello storico sambucese Michele Vaccaro, “Il Congresso eucaristico Mariano del 1949”, forse occorre fare una piccola premessa tracciando un sintetico ritratto di mons. Giovanni Battista Peruzzo. “Figlio di viddrani” e molare ebbe a definirlo Andrea Camilleri.

Giovanni Battista Peruzzo era nato nel 1878 a Molare, in provincia di Alessandria, e subito dopo la sua consacrazione, nel 1924, venne assegnato come ausiliare alla diocesi di Mantova.

Fu contro il latifondo e per questo appoggiò il regime fascista. Ma dopo che i fascisti presero a bastonate i giovani che nell’agosto del 1926 si erano recati a Castiglione delle Stiviere per la celebrazione del secondo centenario della canonizzazione di san Luigi Gonzaga, e il 19 settembre ripeterono la bravata a Castel Goffredo uccidendo l’insegnante Anselmo Cessi, la “fede” nel Duce di Giovanni Battista Peruzzo cominciò a vacillare.

Dopo questi episodi il vescovo Peruzzo si recò a Roma, incontrando prima Pio XI, e il giorno successivo lo stesso Benito Mussolini, che s’impegnò a far luce su tutto. Ma non successe nulla.

E così chiese a Pio XI di essere mandato “in qualche angolo della terra dove non senta più parlare di Mantova”. Nel 1932 il vescovo Peruzzo approdò ad Agrigento e vi restò fino al 1963.

Nel luglio del 1945 fu ferito in un agguato: non si sa se a sparare siano stati i latifondisti o la mafia. Sulla questione Andrea Camilleri ha scritto “Le pecore e il pastore”. Una cosa è certa: Peruzzo fu anticomunista. I servizi segreti Alleati, già nel 1943, indicarono monsignor Peruzzo come un oppositore occulto del regime fascista che gode della fiducia del Vaticano. E le direttive del Vaticano erano chiare.

Il decreto con il quale Papa Pio XII, sostanzialmente scomunicò i comunisti porta la data del 1° luglio 1949.

E’ in questo contesto che si svolse a Sambuca di Sicilia, dall’11 al 15 maggio 1949 il “Congresso Eucaristico Mariano di Sambuca di Sicilia” indagato da Vaccaro.

Michele Vaccaro è uno storico e non è propenso alle deduzioni, si limita ai fatti documentati, mettendoli in fila uno dietro l’altro.

Al cronista che ha partecipato alla presentazione del saggio vengono concesse più libertà nel mettere assieme le tessere di un mosaico che vide svolgere il “Congresso” nella “piccola Mosca”, come era conosciuto il Comune di Sambuca di Sicilia.

Il “Congresso”, chiarisce Licia Cardillo nella prefazione al saggio di Vaccaro, “tentò l’impossibile: riportare all’ovile quella parte rilevante della comunità sambucese, fortemente ideologizzata, formatasi nelle botteghe artigiane che sognava l’avvento del sol dell’avvenire”. Mentre per Michele Vaccaro il “Congresso” “doveva servire anche per far aumentare le quotazioni dell’arciprete Giuseppe Bellino (originario di Santa Margherita di Belice) a Palazzo vescovile i in Curia Vescovile”.

Nel suo appassionato intervento, il senatore comunista Pippo Montalbano ha ricreato l’atmosfera da “Peppone e don Camillo” che si registrava in quel periodo a Sambuca.

Malgrado l’appellativo di “piccola Mosca”, dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia, seguendo i consigli del vescovo di Agrigento e dell’arciprete, gli americani reinsediarono a Sambuca il podestà e i vecchi funzionari.

In questo contesto si colloca anche l’uccisione, avvenuta il 27 novembre del 1944, di Emanuele Bellia, inspiegabilmente indicato come uno dei “banditi comunisti” senza che ci sia un solo documento che lo provi.

Queste circostanze stanno a indicare che, aldilà delle apparenze, l’influenza di mons. Peruzzo era superiore a quella dei comunisti locali. E non deve essere stata solo l’influenza del prelato agrigentino a far reinsediare il Podestà a Sambuca mentre altrove i comunisti si relazionavano con gli Alleati.

Lo sbarco in Sicilia era stato pianificato da un accordo tra OSS (Office of Strategic Service: il servizio segreto statunitense istituito nel giugno 1942 e operante nel periodo della seconda guerra mondiale, poi trasformato nella CIA) e la mafia. Mediatore fù il massone Frank Gigliotti, all’epoca anche capo consigliere della sezione italiana dell’OSS. Patto USA - mafia reso noto al grande pubblico anche dal film “In guerra per amore”, di PIF.

La storica presenza massonica a Sambuca di Sicilia, del resto, è fatto notorio. Erano massoni Vincenzo e Emanuele Navarro, quest’ultimo indicato come il vero padre del “verismo”. E questo confermerebbe perchè ai comunisti di Sambuca è stato sempre concesso il palcoscenico ma non la regia.

Ma questo Michele Vaccaro, da storico, non può dirlo nel suo saggio. Troppe carte sono ancora coperte dal segreto di Stato. La lettura del saggio comunque risulta molto illuminante. L’interessante presentazione del libro è stata moderata dal giornalista Franco Nuccio, responsabile dell’Ansa Sicilia.

 

 

 

                           
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