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I DUELLANTI DI ALGERI DI FRANCESCO RANDAZZO
La nostra intervista ad uno dei maggiori autori teatrali italiani, qui in veste di scrittore
I DUELLANTI DI ALGERI DI FRANCESCO RANDAZZO admin
admin - venerdì, 12 luglio, 2019
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di Aurelia Malatesta


E’ uno degli autori teatrali contemporanei italiani riconosciuti anche all’estero, le sue opere sono state tradotte e rappresentate in tutto il mondo, è regista, poeta, fotografo e videomaker. Francesco Randazzo non disdegna nemmeno la letteratura e, in qualità di scrittore, immagina un viaggio incredibile e avventuroso tra passato e presente nel suo romanzo storico I duellanti di Algeri (Graphofeel). L’abbiamo incontrato per saperne di più su questo suo ultimo lavoro, che parte da un episodio realmente accaduto con due protagonisti d’eccezione.

 

Chi sono i duellanti di Algeri?

 Sono due campioni della letteratura, uno più famoso, l'altro ormai dimenticato: Miguel Cervantes e Antonio Veneziano. Il primo ha avuto fama immortale, benché soprattutto postuma, per il suo “Don Chisciotte”; il secondo invece fu famoso poeta dialettale del suo tempo e scrisse meravigliose rime petrarchesche in siciliano. Tutt'e due furono prigionieri ad Algeri nello stesso periodo. Li ho  immaginati rinchiusi nella stessa cella e pronti a sfidarsi ogni notte in duelli verbali di ragionamenti e dialettica, tra il serio e il faceto, per sopravvivere all'umiliazione fisica e spirituale della prigionia. Gli argomenti dei loro duelli sono universali e molto attuali, dunque parlano direttamente al lettore che diventa una sorta di terzo partecipante.

 

 Il tuo romanzo è ambientato nel passato e nel presente. E' stato difficile adeguare il linguaggio dei dialoghi?

 Quando immagino una storia la vedo e soprattutto la ascolto, nel tempo, nei modi, nel linguaggio che gli appartiene, dunque fluisce e si riversa nella scrittura. Mi sembra naturale, ma è un artificio mentale costruito sulla base di molte letture, di studi maturati nel tempo dentro di me. Il lavoro sul linguaggio è forse la cosa più appassionante per chi scrive, per me sicuramente.

 

Immagino che tu abbia fatto delle ricerche sui due protagonisti (pur molto famosi). Cosa ti è piaciuto di uno e dell'altro?

 Ho scoperto che Cervantes soffriva di un'ansia di riconoscimento e di mille problemi quotidiani che hanno reso la sua vita molto difficile. L'ho amato per questa sua umanità dolente, per questa sua superiorità umiliata dalla mediocrità sovrastante. Invece Veneziano aveva questa personalità debordante, oggi diremmo borderline, coltissimo e raffinato ma anche eccessivo, furioso, persino delinquenziale. Ma nella scrittura diventava lirico, straordinariamente introspettivo, sensibilissimo. L'ho amato per questo, come fosse un folle cavaliere dell'umanità disperata che non trova posto nel mondo.

 

Tu sei autore e regista teatrale, hai mai pensato di portare in scena Cervantes o Veneziano?

 Me lo hanno detto in tanti: “È molto teatrale” o “È molto cinematografico”. Lo prendo come un complimento, ma penso che se lo è, forse è perché è semplicemente un buon libro, buona letteratura, come speravo che fosse. Certo, li metterei in scena a teatro o ne farei un film; ci vorrebbe un produttore che voglia scommettere su questo. Chissà.

 

Domanda finale di rito: progetti per il futuro?

 Riguardo a “I duellanti di Algeri” spero che continui il suo viaggio tra i lettori e mi piacerebbe che fosse tradotto e pubblicato in altri paesi, prima di tutto in Spagna.

Più in generale, ho finito un altro romanzo e dovrei terminarne un altro ancora. Negli anni ho iniziato a scriverne molti, lasciati spesso in sospeso, in attesa; adesso sto cercando di portarli a termine, spero di riuscirci. Poi c'è il teatro, con alcuni spettacoli che vorrei realizzare, miei testi che vorrei mettere in scena, ma da teatrante sono scaramantico, quindi è meglio non dire prima. Nel frattempo ce ne sono altri che sono in scena in Italia e all'estero grazie a ottime compagnie.







                           
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