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Schiaffo di Dolce e Gabbana a Santa Margherita di Belice
La cura del centro storico di Palma di Montechiaro preferita alle 16 edizioni del premio letterario internazionale
Schiaffo di Dolce e Gabbana a Santa Margherita di Belice admin
admin - mercoledì, 3 luglio, 2019
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Una leggera pressione su uno spillo da sarto e Santa Margherita di Belice si scopre nuda. Quello spillo che aiuta i sarti a prendere la piega, ad unire provvisoriamente dei lembi di tessuto, sta facendo crollare l’edificio costruito, con “sacrifici”, poggiando, anno dopo anno, una bolla di sapone sopra l’altra.

Dolce e Gabbana, probabilmente neanche sanno dove si trova Santa Margherita di Belice. Sicuramente non sanno che da sedici anni i sindaci che si sono succeduti, con i loro codazzi di esperti e direttori scientifici, hanno puntato ad accreditare il piccolo centro belicino come la “Donnafugata” de Il Gattopardo.

Un investimento di centomila euro l’anno, per sedici anni, che lo spillo con la capocchia colorata dei due stilisti siciliani il 4 luglio renderà carta straccia. Non è certo la “grande depressione” dell’economia mondiale, ma una bella mazzata per il sindaco Franco Valenti.

Uno schiaffo pubblico per Tanino Bonifacio, ex direttore scientifico, ex vice sindaco, ex creatore di una formula che non è riuscita a far uscire il premio letterario internazionale G. Tomasi di Lampedusa dai confini provinciali. Malgrado i premiati siano stati, spesso, nomi blasonati e stranieri.

Un premio che viene assegnato senza che venga svolta una competizione. Non c’è un bando di concorso. C’è solo una “nomina” e su questa viene consegnato un assegno con quattro zeri. Ecco perché gli interessati si spostano anche dall’altra parte del mondo per venirlo a ritirare. Ecco perché l’eco del “Premio” non è arrivato all’orecchio dei due famosi stilisti che per tre giorni attireranno l’attenzione dei media sulla provincia di Agrigento: Palma di Montechiaro, Agrigento e Sciacca.

Per la sfilata del 4 luglio Dolce e Gabbana hanno scelto Palma di Montechiaro e non Santa Margherita di Belice, come la “Donnafugata” de Il Gattopardo.

Il palazzo baronale di Palma, la sua piazza, la scalinata che porta alla matrice, hanno prevalso sul quasi “maggiorenne” premio letterario internazionale intitolato all’autore de Il Gattopardo.

Nei suoi sette anni di mandato, Franco Valenti non è riuscito a completare la quinta scenica, la Palazzata, che situata di fronte palazzo Filangeri – Cutò (comunemente indicato come palazzo del Gattopardo) chiude la piazza principale del paese.

Una piazza che non ha una targa toponomastica, forse per giocare sull’equivoco. La piazza senza targa è intitolata a Giacomo Matteotti, il deputato che pare avesse le prove delle tangenti che giravano nel ventennio fascista. L’assenza della targa può far pensare che si tratti di piazza del Gattopardo. E in tempi in cui apparire conta più dell’essere anche una targa non collocata fa brodo.

L’attenzione degli amministratori locali riversata nei confronti del “premio letterario internazionale” non è stata pari a quella posta nei confronti del salotto di città, il centro storico. Lo squarcio nella Palazzata ne è l’esempio più evidente.

Ma lo schiaffo maggiore lo sta ricevendo la formula, e quindi il suo ideatore ed i replicanti, di un premio letterario internazionale che non è riuscito a far accreditare il Comune di Santa Margherita di Belice come la “Donnafugata” di don Fabrizio e di don Calogero Sedàra.

La cura del centro storico di Palma di Montechiaro ha battuto il castello di bolle di sapone di Santa Margherita di Belice. E l’evento pubblicitario di Dolce e Gabbana lo ha sancito.

Ci possiamo rifare il 4 agosto, con la XVI edizione di quella che Edoardo Bennato canterebbe: “sono, sono, sono solo canzonette”.

 

                           
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