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DOPPELGANGER DI DIANA BELSAGRIO
III° Classificata – Sez. Racconto e Fotografia del concorso Schegge di Utopie
DOPPELGANGER DI DIANA BELSAGRIO admin
admin - martedì, 2 luglio, 2019
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La stanza poetica [46]

 

INCIPIT: Un fragore improvviso, proveniente dalla stanza accanto, attirò la mia attenzione. Mi voltai di scatto e, per un attimo, con la coda dell’occhio, ebbi la sensazione di scorgere un’altra me stessa nascosta dietro alla porta. Combattuta tra spavento e curiosità, fui percorsa da un brivido: qualcuno (o qualcosa) era certamente dentro casa. Con cautela, iniziai a percorrere il corridoio. Pur non notando nulla di insolito, l’ambiente domestico, che avrebbe dovuto infondermi sicurezza, aveva invece assunto un’atmosfera quasi ostile. Mi tornarono alla memoria, proprio in un momento così inopportuno, tutte le paure infantili che credevo d’aver rimosso: il Babau, il Grande Ragno, l’Anima nera. Arrivata in camera da letto, da dove ero certa avesse avuto origine il rumore, mi accorsi con sgomento di un’incrinatura nello specchio dell’armadio. La mia immagine riflessa era spezzata in parti che non avrebbero potuto combaciare neanche se ricomposte. Ero io...no, sembravo io; in verità non riconoscevo nulla di ciò che vedevo, né il mio volto, né il mio corpo, né i miei movimenti. Intuii immediatamente di trovarmi al cospetto del Doppelgänger di me stessa; in passato ne avevo percepito la presenza in diverse occasioni, ma solo in quell’istante, per la prima volta, potevo guardarlo nella sua reale manifestazione. Non era, dunque, il frutto di una fantasia. L’incontro con la mia controparte spettrale avrebbe dato inizio a una persecuzione; era impossibile prevedere quanto (e come!) questo doppio-negativo sarebbe stato determinante nella riconfigurazione della mia identità, sia fisica che psichica. Quella che sto per raccontarvi è una storia vera e posso mostrarvene le prove.

 

Diana Belsagrio

III° Classificata – Sez. B Racconto e Fotografia

Pur essendo cresciuta in una terra di mare e sole, ha sempre amato le atmosfere cupe descritte nella letteratura e nella filmografia gotica. Si avvicina al mondo della fotografia nel 2008 e dal quel momento non ha più smesso di raccontare il suo modo malinconico di interpretare la realtà, attraverso la fusione di immagini, musica e parole.






                           
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