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WEB IS OVER DI MARIO GUGLIELMINETTI
Smettere di essere profilo e tornare a porsi come ritratto
WEB IS OVER DI MARIO GUGLIELMINETTI admin
admin - venerdì, 17 maggio, 2019
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Apelibraria [75]


di Laura Bonelli


Un’idea che solo una mente patafisica poteva concepire o un romanziere di fantascienza.

Web is over – parabola ed esplosione di Ubuweb, l’antiprofilo di Mario Guglielminetti (Temperino Rosso) è un viaggio verso un presente/futuro in cui si immagina che improvvisamente scompaia l’invenzione che dagli anni ’90 ha rivoluzionato i comportamenti della popolazione mondiale , ovvero il World Wide Web, meglio conosciuto come WWW.

Internet ha modificato il modo di pensare in un tempo velocissimo, in molti casi portando  l’uomo a vivere una nuova schiavitù, dorata e affascinante.

L’autore mostra un’ umanità che si è fatta palcoscenico, terrorizzata e confusa dal non poter più vivere le proprie parti apparenti. Una sorta di apocalisse, un nuovo passaggio per recuperare il sostanziale, l'essere nella sua essenza.

Mario Guglielminetti (Torino, 1968) è professore e ricercatore nel settore della trasformazione digitale applicata all’economia.    E’ titolare di corsi di comunicazione e marketing digitale presso l’Università di Torino e l’Istituto per l’Arte e il Restauro Palazzo Spinelli di Firenze. Ha pubblicato nel 2015 “Le comunità in movimento. Dal consumo alla partecipazione culturale nelle reti digitali” (Carocci).   E’ direttore marketing della Fondazione Bottari Lattes e referente per l’Italia della Biennale di Parigi e del Forum mondial des économies de l’Art.


Come è nata l'idea del libro?

Il libro nasce partendo da una riflessione: quanto Internet è realmente entrato nelle nostre vite oppure quanto noi siamo entrati dentro Internet e ne abbiamo fatto parte fondante del nostro quotidiano. Ho pensato che fosse importante provare a descrivere come le persone abbiamo occupato Internet impadronendosene in modo brutale e accentandone, in questo modo, un livello d’ingaggio crudele. All’inizio ho scritto una serie di note, che poi ho trasformato in alcuni versi liberi e a cui ho affiancato la parte in prosa. Il libro si è composto come un hardware, a cui venivano di volta in volta aggiunti dei componenti.

 

Se sparisse il WWW, cosa succederebbe?

Trasformerei la domanda in: “Ma se sparissimo noi, utenti del web, cosa succederebbe?”

Il libro si propone di rispondere a questa eventualità che significherebbe, nella società postmoderna over-digitalizzata, che ognuno di noi perda la maggiore forma di espressione di se stesso. Senza il WWW cosa ne sarebbe del nostro ego strabordante, del nostro desiderio sconvolgente di emergere dalla folla e stagliarci come icone che influenzano e vengono ammirate. Dovremmo, quindi, riflettere su quanto siamo stati un po’ ridicoli e molto patetici in questi ultimi dieci anni, dovremmo fare autocritica senza emoticon, dovremmo tornare a pensare con noi stessi di noi stessi senza click e like che ci tengano compagnia.  

 

Cosa significa antiprofilo? E cosa c'entra la Patafisica in tutto questo?

Antiprofilo significa che l’utente di Internet deve affrancarsi dalla tirannia dell’essere profilo e tornare a porsi come un ritratto come è avvenuto per secoli in letteratura. “Anti”, in greco antico, non significa “contro” ma “invece di” e questo ci deve portare a considerare che il ridurci a profilo sia una semplificazione del nostra personalità e della nostra intelligenza a cui dobbiamo ribellarci.

La patafisica, e Alfred Jarry, rappresentano per me il movimento culturale che ha anticipato tutto e che anticiperà sempre tutto, dal momento che ci ha insegnato che la messa in discussione, seria o commediante, delle nostre certezze naturali o scientifiche è l’unica modo per farle progredire. Se Internet è sinonimo di progresso tecnologico, Ubuweb distruggendolo gli permette di ricostruirsi e di esplodere definitivamente come sistema di linguaggio panculturale.

 

Nel testo c'è una ricerca peculiare del linguaggio. Ce ne parla?

Come tutti gli scrittori che in questi anni si sono trovati assorbiti nel Web, ho sentito la spinta a cercare nuove forme di linguaggio che rappresentassero il passaggio dall’analogico al digitale. Partendo da Jarry e guardando, con l’opportuna vergogna intellettuale, a Joyce che, soprattutto con Finnegans Wake, ha aperto delle strade che ogni scrittore deve provare a percorrere..

Il Web non è un nuovo linguaggio scritto, ma una nuova forma di quello parlato. In Internet noi siamo produttori di contenuti che vengono pubblicati per essere ascoltati, non per essere letti. Uno scrittore, invece, deve cercare, a costo di sperimentare senza una bussola, un linguaggio che sia specifico per essere letto, tenendo conto del cambiare dei tempi che vive. Il linguaggio in Internet si è graficizzato, non trasformato. Sono gli scrittori che possono trasformarlo non per piacere alla rete, ma per evolverlo partendo dai tanti scrittori predigitali per intelligenza e attitudine che hanno anticipato Internet.

Mi sia permesso ringraziare il www.collagedepataphysique.it/ diretto da Tania Sofia Lorandi, con il supporto di Sara Ricci, che ha creduto in questo libro e lo ha curato in tutti i suoi aspetti.







                           
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