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La strage di Portella della Ginestra, il primo patto Stato mafia?
Salvatore Giuliano è stato un bandito o un terrorista? Il segreto di Stato non consente di chiarire il mistero
La strage di Portella della Ginestra, il primo patto Stato mafia? admin
admin - martedì, 30 aprile, 2019
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di Joseph Cacioppo

 

Primo maggio festa del lavoro. Primo maggio ennesimo anniversario della strage di Portella della Ginestra.

E ritorna il dubbio: Salvatore Giuliano è stato un bandito o un terrorista?

Alla narrazione romantica dei cantastorie dell’epoca si contrappone una storia sulla quale grava il peso di un patto stretto tra istituzioni e criminalità, servizi segreti italiani e stranieri (soprattutto americani e inglesi), fratellanza massonica italo-americana. Un patto che, a partire dal secondo dopoguerra, si rinnoverebbe ad ogni transizione dolorosa e confusa.

E' il primo maggio 1947: in Sicilia, come nel resto d’Italia, si torna a celebrare la festa dei lavoratori dopo la soppressione operata dal regime fascista.

Circa duemila lavoratori della zona di Piana degli Albanesi, in prevalenza contadini, si sono riuniti nella vallata di Portella della Ginestra per manifestare contro il latifondismo, a favore dell'occupazione delle terre incolte, e festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo nelle recenti elezioni per l'Assemblea Regionale Siciliana.

All’improvviso, dalle colline circostanti, partono raffiche di mitra che all’inizio vengono scambiate per scoppi di mortaretti. A terra restano, secondo le fonti ufficiali, 11 morti (9 adulti e 2 bambini) e 27 feriti, di cui alcuni morirono poi per le ferite riportate.

La pressoché totale assenza di ripari espose i lavoratori e le loro famiglie alla decimazione. In circa un quarto d’ora tutto fu compiuto. Dalle ferite riportate venne dedotto che fu fatto uso anche di bombe a mano.

Quattro mesi dopo si disse che a sparare materialmente erano stati gli uomini del bandito Salvatore Giuliano, colonnello dell'Evis, l’Esercito Volontario per l’Indipendenza in Sicilia, definito dagli alleati un corpo paramilitare guidato e finanziato dalla Repubblica di Salò. Il rapporto dei carabinieri sulla strage fece chiaramente riferimento ad “elementi reazionari in combutta con i mafiosi”.

Successivamente venne fuori che i gruppi di fuoco erano stati due. A sparare, quindi, non fu solo la banda Giuliano.

Per Giuseppe Casarrubea, lo storico che per anni si è occupato della strage, “si è registrato una connessione tra l’azione dei servizi segreti, prima il Sis poi il Sifar e il Sismi, con altri livelli di azione dello Stato, legati per un verso al governo nazionale, per l’altro al mondo di Cosa nostra. Si è trattato di un’interazione in cui hanno agito, in modo organico, tre soggetti diversi: elementi del mondo criminale, dominato dalla mafia, che ha funzionato come una sorta di sistema solare rispetto alle orbite del mondo criminale circostante; servizi segreti italiani, dominati a loro volta da quelli americani, Oss e poi Cia; mentre il terzo soggetto è il potere politico”.

L’eccidio del primo maggio 1947 a Portella della Ginestra, per gli studiosi, rappresenta “la madre di tutte le stragi”.

Dopo lo sbarco degli alleati si contarono fino a 37 gruppi armati nell’Isola: solo quello di Giuliano rimase, “in quanto era l’unico politicizzato in direzione del cosiddetto separatismo, una copertura del neofascismo in epoca successiva alla caduta del duce”.

Le ricerche effettuate dopo la desecretazione di alcuni atti dei servizi segreti inglesi ed americani smonta la leggenda di Salvatore Giuliano ritenuto una specie di Robin Hood, che rubava ai ricchi per dare ai poveri, e delinea i contorni di una figura criminale con poche caratteristiche del bandito e molte del terrorista.

Alla strage di Portella della Ginestra, per circa un mese, seguirono attentati con mitra e bombe a mano diretti alle sedi del Pci di Monreale, Carini, Cinisi, Terrasini, Borgetto, Partinico, San Giuseppe Jato e San Cipirello. Ogni azione recava la firma di Giuliano che, in appositi volantini, sobillava la popolazione alla ribellione verso il comunismo.

Chissà quando verrà rimosso il segreto di Stato invocato qualche anno fa dal Presidente del Senato Pietro Grasso.

                           
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