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Emanuele Navarro, il padre del verismo, ed il mondo contadino
Ecco uno degli interventi del convegno svoltosi in occasione del centenario della morte del letterato sambucese
Emanuele Navarro, il padre del verismo, ed il mondo contadino admin
admin - mercoledì, 17 aprile, 2019
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di Joseph Cacioppo

 

Quale è il rapporto tra l’opera letteraria di Emanuele Navarro, i braccianti e “li burgisi”?

Se questo è il tema da approfondire, per il suo svolgimento si è invogliati ad adottare lo schema narrativo che il letterato sambucese, nonché padre del “verismo”, utilizzava nelle sue novelle: anticipare subito il nocciolo della storia. Che poi è anche la tecnica che si adotta per iniziare un articolo giornalistico.

Si può quindi affermare che nessun rapporto è esistito tra Emanuele Navarro ed il “mondo contadino”, se non la sua descrizione ai soli fini narrativi.

Andiamo con ordine. Emanuele Navarro era di idee liberali. Per due volte si è candidato per le elezioni della Camera del Regno con i liberali in contrapposizione alle liste di sinistra.

Eppure le sue opere attingono a piene mani all’immaginario contadino della sua epoca.

E non si tratta solo di paesaggi rurali (la mietitura e la trebbiatura di “Paesaggio”) o di scene di attività prettamente contadine (la cena ed il dopo cena dopo una giornata di lavoro nei campi di “Una masseria”). La descrizione di quel mondo “antico”, di quelle atmosfere le ritroviamo anche in ambito urbano. Vedasi la descrizione del cortile che ritroviamo ne "La Nana". Una sorta di “salone” collettivo dell’edilizia minore dei paesi agricoli. “… strada e piazzetta assieme, con le porte delle case attorno sempre spalancate, con le cordicelle tese da un angolo all’altro per stendervi i panni” (Capuana).

 “Istantanee” o “quadri”, che trasformano in immagini la prosa di Navarro. Nelle sue opere vi è una “fedele rappresentazione della vita, delle abitudini, dei costumi di un paese siciliano, della Sicilia occidentale, subito dopo l’Unità d’Italia”. Tant’è che per Capuana: “chi vuol conoscere la vita dei paesetti della Sicilia legga La Nana: gli varrà come esserci vissuto un intero anno”.

Ma si tratta di un mondo riconducibile agli anni della sua gioventù. Non è più il mondo contadino dell’epoca in cui si afferma come fine giornalista e letterato.

Lo confermano le date. Nato nel 1838, nel 1960 si sposta a Palermo. Francesco Crispi lo chiama nella redazione de Il Precursore, quotidiano politico di Palermo, fondato il 27 maggio del 1860 dal futuro statista riberese.

Crispi aiuta Navarro anche a trovare lavoro. Il 18 ottobre 1860 Emanuele Navarro viene assunto con l’incarico di segretario di prima classe della segreteria di Stato della Sicurezza pubblica a fianco di Antonio Mordini, Prodittatore di Sicilia (settembre-dicembre 1860).

Dopo l’esperienza palermitana il giovane Navarro si sposta a Parigi, dove vive fino al 1873. Da qui si sposta a Milano ed infine a Roma.

Il suo contatto con il mondo rurale sambucese, quindi, risale al periodo antecedente l’Unità d’Italia. Quello rappresentato nelle sue opere pertanto è frutto dei suoi ricordi di gioventù.

Tra l’altro, la crisi economica del 1873, “la grande depressione”, che coinvolse l’Europa e gli Stati Uniti, ancorché ebbe grande ricadute sull’agricoltura non trova riscontro nelle opere di Navarro.

Le frequentazioni parigini e milanesi, poi, collocano il padre del verismo in un ambiente tutt’altro che contadino. Bensì mondano. Collabora con diversi giornali, tra i quali uno da spazio solo alle immagini, come ricordato da Enzo Castellano intervenendo al convegno del 13 aprile. E qui viene in mente Fabrizio Corona.  

Come ricordato anche da Michele Vaccaro, il “realismo” di Navarro “è perlopiù descrittivo; il suo contesto sociologico-culturale ideale è mondano; c’è indifferenza, disinteresse per le classi popolari e per i loro problemi”.

A Parigi frequenta George Sand, una letterata anticonformista che vantava tra i suoi avi origini umili. Malgrado George Sand fosse nata nel 1804, ed aveva 34 anni più di Navarro, pare che i due siano stati amanti. E ciò non deve sorprende visto che per George Sand “la libertà di pensiero non può esistere senza la libertà sessuale”.

Sta di fatto che mentre George Sand non faceva mistero delle sue origini umili, Emanuele Navarro aggiunse “della Miraglia” al suo cognome, forse per dare ad intendere origini nobiliari.

 “La sua penna – per Piero Meli - è una macchina da presa intenta a fotografare i minuti particolari, dal piedino o dalla caviglia d’una dama agli addobbi, ai ninnoli, alle stoffe dell’interno d’una casa”. Descrizione, appunto.

La prova del nove, sulla circostanza che Navarro ed il mondo contadino viaggiano su due piani diversi, la si ritrova in un pensiero autografo dello stesso Navarro, datato 6 giugno 1880 e richiamato da Piero Meli nella sua introduzione a “Ventaglio chinese”: “Per la natura delle loro funzioni sociali, i contadini vivono di una vita prettamente materiale che si avvicina allo stato selvaggio. Il lavoro, quando opprime il corpo, annienta la forza purificatrice del pensiero, principalmente nelle persone che uniscono alla miseria l’ignoranza”.

 

                           
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