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PERCHE' E' COSì DIFFICILE STARE A DIETA?
Le pillole di psicologia della Dr.ssa Sara Azzali
PERCHE' E' COSì DIFFICILE STARE A DIETA? admin
admin - lunedì, 15 aprile, 2019
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LiberaMente [29]


di Sara Azzali


Iniziare e sostenere un regime alimentare sano è una vera e propria sfida. Quante settimane sono iniziate posticipando a quella successiva il buon proposito?

A volte invece la scelta è drastica e dettata da condizioni fisiche quali un’allergia, un intolleranza o una malattia. Cambiare le proprie abitudini è difficile, per tutta una serie di ragioni. Oggi ragioniamo quindi su che cosa rende così ostico questo passaggio e cosa può aiutare dal punto di vista mentale.

Primo presupposto: il cibo ha un valore affettivo e a volte anche emotivo. Ricordiamoci che non siamo mente-e-corpo, ma un’unità. Spesso ci convinciamo che questi due aspetti di noi vadano per vie parallele, ma non così. Capita di mangiare non tanto per alimentarsi ma per placare la tristezza o l’ansia, di ruminare cibo senza accorgersene, presi da un implacabile senso di noia. A volte usiamo il cibo in senso “relazionale”, per esempio festeggiando un anniversario romantico con una bella cena. Questi sono solo piccoli esempi volti a sottolineare quanto il nutrimento fisico e quello affettivo spesso si incrocino a metà strada. Per cambiare il proprio stile, soprattutto se vogliamo eliminare gli alimenti “superflui” è quindi utile domandarsi quale uso si fa del cibo. Osservare quando si tende a consumare di più proprio ciò che vorremmo eliminare, quali emozioni ci attraversano, può favorire innanzi tutto un’acquisizione di consapevolezza circa le proprie abitudini.

Questa osservazione deve essere fatta con clemenza: non per colpevolizzarsi, ma per capire, con un atteggiamento indulgente verso sé stessi. Provare gusto per le leccornie non è una colpa, è essere umani: il nostro sistema nervoso funziona in modo che i circuiti del piacere vengono attivati molto velocemente all’introduzione proprio degli alimenti più carichi e gustosi. Soprattutto i cibi ricchi di carboidrati e grassi vanno infatti a stimolare produzione di dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nelle sensazioni piacevoli.

Ricordiamoci infine che soffermarsi su “come eliminare un comportamento” è molto più difficile e faticoso che individuare soluzioni alternative. Sicuramente non basterà identificare se si mangia per noia, tristezza o rabbia. Bisognerà anche chiedersi quali strategie e risorse possono essere attivare per fronteggiare tali emozioni, specialmente quelle negative.

 

Dott.ssa Azzali Sara
Psicologa Psicoterapeuta Psicoanalista
Albo degli Psicologi della Regione Emilia Romagna n° 7161/A
 

 

                           
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