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Casa Barbera, il Consiglio comunale chiamato a certificare che il fabbricato è crollato
Mentre la Soprintendenza si fida delle dichiarazioni della Amministrazione Valenti e autorizza la demolizione
Casa Barbera, il Consiglio comunale chiamato a certificare che il fabbricato è crollato admin
admin - giovedì, 14 febbraio, 2019
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di Joseph Cacioppo

Franco Valenti come Matteo Salvini? Per il caso Diciotti il “capitano” della Lega ha preteso che Giuseppe Conte e Luigi Di Maio gli facessero da scudo di protezione. Franco Valenti neo “podestà” di Santa Margherita di Belice, per la demolizione di “Casa Barbera”, prima ha chiesto di “ripararsi” sotto l’ombrello della giunta comunale, ed ora chiede la “blindatura” del consiglio comunale.

E’ convocato per venerdì quindici febbraio, infatti, il consiglio comunale del paese del Cafè House. All’ordine del giorno anche un “atto di indirizzo” del Consiglio comunale per la demolizione di “Casa Barbera”.

Un “atto di indirizzo” in sanatoria? O semplicemente una sorta di “assicurazione” su eventuali defaillance contenute nelle procedure fin qui seguite? Difficile dirlo.

Di sicuro la “decisione” di demolire “Casa Barbera” è stata presa all’indomani del crollo di un cornicione causato dalle radici troppo cresciute di una pianta di sommacco abusivamente insediatasi sul tetto sul fabbricato costruito all’inizio del secolo scorso. Era il 25 giugno dello scorso anno.

L’Amministrazione Valenti si attiva immediatamente per la demolizione di “Casa Barbera”. La Protezione Civile regionale dice “no”: la competenza è del sindaco. La Soprintendenza ai beni culturali dice “ni”: occorre la richiesta del sindaco. E la richiesta arriva. Si parte con il piede sbagliato ma l’amministrazione di Franco Valenti corregge i propri errori. Così il 17 dicembre scorso l’architetto Bernardo Agrò, l’autorevole Dirigente della Sezione per i beni architettonici e storico-artistici della Soprintendenza BBCCAA di Agrigento, trasforma il “ni” in “si”. Si può demolire scrive l’autorevole dirigente regionale. Anche perché, scrive il 17 dicembre scorso, come “accertato, dichiarato e documentato” dal Comune di Santa Margherita di Belice, l’edificio ha perso il suo aspetto “architettonico e formale”.

Per l’autorevole Dirigente della Soprintendenza, poi, “Casa Barbera” sarebbe proprietà esclusiva del Comune di Santa Margherita di Belice.

A questo punto sarebbe tutto risolto? No. Gli uffici comunali pare che non si sentirebbero completamente tutelati. Ed allora il neo “podestà” convoca la giunta comunale ed il quattro febbraio viene dichiarata l’urgenza di demolire “Casa Barbera” perché rappresenta un pericolo per la pubblica incolumità.

Eppure le travi in legno che da oltre quindici anni sono “appoggiate” al fabbricato, che sui prospetti riporta ancora le testimonianze del periodo fascista, dimostrano che non hanno mai svolto la loro funzione di sostegno. Ma solo di “decoro”. Mentre un progetto di ristrutturazione presentato dal condomino privato nel 2011, non è stato mai posto all’ordine del giorno della speciale commissione edilizia post terremoto presieduta dal sindaco.

A questo punto si è pronti per accendere i motori delle ruspe? Pare di no. Occorre che il Consiglio comunale si renda co-responsabile (come fatto da Conte e Di Maio) di due circostanze: 1) “Casa Barbera” ha perso la sua configurazione spaziale: architettonica e formale; 2) “Casa Barbera” non è un condominio ma proprietà esclusiva del Comune di Santa Margherita di Belice.

C’è da immaginarsi che i consiglieri comunali margheritesi seguano “l’indirizzo” dei loro predecessori. Il 27 giugno del 1900, infatti, il Consiglio comunale autorizzò la demolizione dei “pilastri” che costituivano la “Porta Reale”, fatta realizzare in occasione del soggiorno a S. Margherita della regina Maria Carolina. Oltre alla demolizione di “Porta Reale”, il 27 giugno 1900 il Consiglio comunale autorizzò anche la ristrutturazione di “Casa Barbera” (anche se sarebbe più corretto chiamarla “Casa Giaccone”) conseguente alla eliminazione dei due “pilastri” storici.

Il voto all’unanimità del Consiglio comunale, previsto per venerdì, sarà il segnale che potrà cancellarsi un altro pezzo del “centro storico” di Santa Margherita di Belice.

E si potrà festeggiare: nel 51° anniversario del terremoto del gennaio 1968 si continua a demolire, per la ricostruzione post sisma c’è ancora tempo.

                           
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