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Belìce a 51 anni dal terremoto del 1968. Un altro territorio dimenticato e abbandonato
Il grande ritardo: la Protezione Civile siciliana da quattro anni deve redigere il progetto delle urbanizzazioni della zona Pasotti
Belìce a 51 anni dal terremoto del 1968. Un altro territorio dimenticato e abbandonato admin
admin - martedì, 8 gennaio, 2019
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Non fa distinzioni geografiche il terremoto. Il dramma, salvo la diversa quantificazione delle vittime e dei danni, è lo stesso. Così anche le aspettative delle popolazioni colpite dal sisma: che l’opera di ricostruzione sia avviata e completata nel più breve tempo possibile.

La realtà, però, spesso tradisce le aspettative.

Nel Belice, le prime baracche furono rese abitabili soltanto dopo cinque mesi. Da gennaio a maggio i terremotati belicini furono costretti a dormire in tende approntate dall’esercito.

Già il Belice. Una ferita ancora aperta.

Malgrado ricorra il 51° anniversario.

 “Alla fine del 1975 - si legge in un documento del Coordinamento dei sindaci belicini - l’Ispettorato le per le Zone Terremotate (IGZT) ci ha fatto sapere che le somme stanziate (348 miliardi in due trance: la prima di 162 miliardi nel 1968 e la seconda di 186 miliardi nel 1973) si erano esaurite per i lavori di urbanizzazione. Mentre, dopo otto anni, nessuna casa era stata costruita con il contributo dello Stato.” 

La prima legge operativa che consente la ricostruzione e dell’edilizia privata è del 1976, la numero 178.

L’opera di ricostruzione del Belice è stata gestita direttamente dal Ministero dei Lavori Pubblici attraverso un ente pubblico: l’Ises, “reputato inutile e messo in liquidazione nel 1972”, e l’Igzt. Quest’ultimo, soppresso nel 1992, ha gestito la ricostruzione delle opere pubbliche e l’edilizia privata fino al 1987. Con la sua soppressione, le competenze, sulla ricostruzione delle opere pubbliche, dell’Igzt sono passate al Provveditorato OO.PP. per la Sicilia; mentre nel 1987 le competenze sull’edilizia privata sono state trasferite ai Comuni.

Con la cosiddetta legge Bassanini, le competenze sulle calamità naturali furono trasferite alla Regione siciliana. La Commissione bicamerale sul Belice non è stata più rinnovata.

La Regione Siciliana delegò la Protezione Civile regionale a gestire i residui finanziamenti per la ricostruzione del Belìce. La stessa Protezione Civile che ha concesso poco meno di mezzo milione di euro per demolire “palazzo Lombardo” a Santa Margherita di Belice e che ha emesso i decreti di finanziamenti degli ultimi dieci milioni di euro stanziati per la Valle del Belìce.

“Lo Stato – denunciavano i sindaci belicini, già sul finire del 2001 - evidentemente non vuole più concedere i finanziamenti necessari”. Una tendenza emersa alla vigilia di Natale 2001 mentre a Roma si metteva a punto la legge finanziaria dello Stato. La “doccia fredda”, allora, arrivò con il ritiro dell’emendamento che prevedeva il finanziamento di mutui per circa 200 miliardi (di cui 100 per opere pubbliche) per il completamento della ricostruzione nel Belice.

L’emendamento era stato presentato da alcuni parlamentari della zona. Improvvisamente, però, arrivò il contrordine. E gli stessi presentatori ritirarono l’emendamento.

L’Araldo sul numero di gennaio del 2002 titolò: “La finanziaria del governo Berlusconi taglia i fondi per la Valle del Belice. Trascorsi 34 anni dal sisma del gennaio 1968. Molte le opere incompiute. Niente fondi per l’edilizia privata”.

Dall’11 giugno 2001 al 17 maggio 2006 alla guida del Governo c’è stato Berlusconi.

Il Governo Prodi è rimasto in carica dal 17 maggio 2006 al 6 maggio 2008.

Al ritorno del Governo Berlusconi (dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011) fece seguito il Governo Monti (dal 16 novembre 2011 al 27 aprile 2013).

Nella legge Finanziaria approvata a fine 2012 furono inserite altri 10 milioni per il Belice.

Da allora si sono alternati i Governi Letta, Renzi e Gentiloni, con l’appoggio di Angelino Alfano e Giuseppe Marinello, fino al 1° giugno 2018.

Ecco perché risulta inspiegabile che il sindaco di Santa Margherita di Belice, Franco Valenti, si lamenti solo dei Governi di sinistra.

E nulla dice del Governo siciliano che gli ha “girato” quasi mezzo milione di euro - originariamente destinati alle opere di urbanizzazione primaria dell’area dell’ex baraccopoli Pasotti - per la demolizione di un palazzo “antiestetico”.

                           
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