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Panettone e festeggiamenti per la demolizione di palazzo Lombardo, ma gli ex proprietari aspettano ancora la ricostruzione
Succede a Santa Margherita di Belice, dove la speciale commissione comunale presieduta dal sindaco, dopo 50 anni, non ha assegnato ancora un'area edificabile dove ricostruire le abitazioni demolite
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admin - domenica, 23 dicembre, 2018
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di Joseph Cacioppo

 

Alla fine Franco Valenti, sindaco del Comune di Santa Margherita di Belice, ha mantenuto la sua promessa: ha festeggiato l’avvenuta demolizione di “palazzo Lombardo”. La costruzione dell’edificio, una struttura di sette piani, era iniziata negli anni sessanta con regolare concessione edilizia. In quello stesso periodo sono iniziati i lavori del palazzo “gemello”, sito in via San Francesco e noto come “palazzo La Manno”.

Da un mese, dopo che le ruspe hanno demolito “palazzo Lombardo”, quello di via San Francesco è rimasto l’unico “grattacielo” di oltre 20 metri di altezza di Santa Margherita di Belice, Tutto il resto del patrimonio edilizio margheritese non supera i dieci metri di altezza, se si esclude la Matrice.

Alla cerimonia c’era tutti: i Carabinieri, i Vigili urbani, i Rangers, le Guardie forestali, la Croce rossa, l’Arciprete, gli assessori comunali, i consiglieri comunali, la banda musicale, le troupe televisive, le scolaresche.

Presente anche un rappresentante della Protezione Civile regionale (incaricata, quattro anni fa, di redigere il progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione primaria della zona Pasotti di S. Margherita di Belice. Progetto di cui si sono perso le tracce, nda) ed il vice sindaco Giacomo Abruzzo.

Tutti ad applaudire la demolizione dello “ecomostro” che deturpava – questo il leitmotiv intonato a giustificazione della spesa di oltre 400 mila euro - la vista di chi si trovava in piazza Matteotti. La piazza, intitolata al deputato socialista assassinato nel 1924 per i suoi interventi a favore della libertà e contro la dittatura, oggi ospita la statua ad altezza naturale di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ed ha rischiato di ospitare anche una statua del Cristo Redentore (dono del massone Giuseppe Ventimiglia).

“Giustizia” sembra essere stata fatta. Dopo 50 anni il “mostro” non c’è più. Eppure a voler mantenere in piedi quella struttura di sette piani erano stati proprio i genitori degli attuali amministratori comunali: la democrazia cristiana guidata da Gaspare Valenti ed Andrea Abruzzo. Capita.

Capita che i figli pensano di correggere gli errori dei padri.

Con una variante urbanistica al piano di ricostruzione, in piena prima repubblica, erano state proposte due modifiche: la demolizione sia della “Palazzata” che di “palazzo Lombardo”. La DC di allora si oppose alla demolizione totale di “palazzo Lombardo”. La Soprintendenza ai beni culturali di Agrigento si oppose alla demolizione totale dell’intera “Palazzata”.

La Regione accolse i due ricorsi e così sia la “Palazzata” che “palazzo Lombardo” sono rimasti al loro posto con un vincolo specifico: “edilizia recuperabile” e “per la parte crollata della Palazzata, ricostruzione anche in chiave moderna”. Con la prescrizione di eliminare alcuni piani di “palazzo Lombardo”.

Il sindaco non è andato per il sottile ed ha preferito fare piazza pulita. Anche dei piani bassi.

Non è dato sapere se tra il numeroso pubblico (la scolaresca presente al completo) c’erano anche gli ex proprietari che dopo 51 anni aspettano ancora di ricostruirsi l’abitazione, danneggiata dal sisma del 15 gennaio 1968, e che adesso il sindaco Franco Valenti ha fatto demolire per problemi di “visuale”.

Già, gli ex proprietari.

Palazzo Lombardo per un disguido è stato espropriato “senza indennizzo in quanto i proprietari hanno optato per i benefici delle leggi speciali sulla ricostruzione del Belìce”. Benefici che consistono nell’assegnazione a titolo gratuito di un’area edificabile e nella concessione del contributo di ricostruzione. Dopo 51 anni non si ha notizia che agli ex proprietari sia stata assegnata almeno l’area edificabile. Assegnazione di competenza di una speciale commissione edilizia comunale presieduta dal sindaco.

Ma questa è un’altra storia. Da lasciare sotto il tappeto, come la polvere. Il programma dei festeggiamenti non prevede che se ne debba parlare. Quindi: panettone, attestati e musica maestro. Lo spettacolo deve continuare.

                           
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