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Il Barone dell'Alba, di Stefano Valente. Come un tour formativo di fine XVIII secolo si trasforma in un viaggio iniziatico
Il romanzo, edito da Graphofeel Edizioni, è ambientato nel periodo dei Borboni ed affonda le sue "radici" nell'Archivio di Stato di Palermo
Il Barone dell'Alba, di Stefano Valente. Come un tour formativo di fine XVIII secolo si trasforma in un viaggio iniziatico admin
admin - mercoledì, 12 dicembre, 2018
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di Joseph Cacioppo

 

Tutto parte da uno sguardo. Non quello di un essere umano, che per Paulo Coelho è insostituibile e per Charles Bukowski riesce a dire tutto quello che c’è da dire, ma quello di una fanciulla ritratta in un piccolo dipinto. Una postura da divinità. Un abbigliamento da guerriera.

La ricerca della modella del dipinto è il filo conduttore del romanzo “Il barone dell’Alba”, di Stefano Valente (Graphofeel Edizioni).

Un viaggio di iniziazione verrebbe da dire. Iniziazione alla vita per il giovane Francesco Antonio, Barone di Santamaria di Caloria, attraverso quello che nelle intenzioni doveva essere un viaggio formativo nelle maggiori città europee di fine XVIII secolo. Viaggio voluto ed organizzato dal padre per adeguarsi ai costumi della nobiltà dell’epoca fedele al Re di Napoli. Sullo sfondo si sente la eco del pensiero illuministico: Montesquieu, Voltaire, Dederot e Rosseau.

Ma il giovane rampollo, all’inizio di questo viaggio iniziatico, inciampa nell’imprevisto e si trova a contatto con la corruzione e depravazione di alti prelati, con le storture dei Tribunali della Santa Inquisizione (Istituita nel 1542 da Paolo III, nel 1908 le sue “competenze” sono passate alla Sacra Congregazione del Sant’Uffizio per decisione di Pio X. Quest’ultima, con Paolo VI nel 1965, alla fine del Concilio ecumenico Vaticano II, è stata sostituita dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, tuttora operante. nda).

Il viaggio, o meglio: le disavventure proseguono per terra e per mare, tra pirati ed avventurieri. Tra atti di eroismo e di umanità. Non mancano le amazzoni ed i mercanti d’arte dalle mille anime.

Non può mancare l’iniziazione sessuale, ovvero all’erotismo. Si parte con un’opera letteraria: “il Decamerone con le illustrazioni di Gravelot, Cochin, Eisen e Boucher – edizione del 1757”, sottoposta al giovane rampollo dall’anziano Principe di Firriudusi che lo ospita. E si conclude con l’amara ammissione dell’anziano Principe: “U cumannari è megghiu d’o fùtturi … cosi si dice dalle nostre parti, caro Barone. Io, però, non ne sono tanto sicuro, sapete?”

Le premesse e l’epilogo sono interessanti. Affondano le radici nell’Archivio di Stato di Palermo. E danno la misura del grande lavoro fatto dal glottologo e lusitanista Stefano Valente, classe 1963, vincitore – per le sue opere - di diversi premi letterari.

                           
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