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'Quelli di via Teulada', come è nata la televisione ed il giornalismo televisivo
Il libro di Daniela Attilini (Graphofeel Edizioni) racconta un pezzo di storia italiana sulle note dei ricordi familiari
'Quelli di via Teulada', come è nata la televisione ed il giornalismo televisivo admin
admin - mercoledì, 5 dicembre, 2018
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Cultura&Turismo [65]

di Joseph Cacioppo

 

Partecipare ad una iniziativa giornalistica è una grande esperienza. Il coinvolgimento è maggiore se si tratta del primo telegiornale televisivo italiano.

Di questo parla “Quelli di via Teulada”, di Daniela Attilini (Graphofeel Edizioni). La RAI inizia ufficialmente le sue trasmissioni il tre gennaio 1954, l’evento non fa notizia. Il “Messaggero”, il giornale di Roma, vi dedica un trafiletto in cronaca. Il primo telegiornale inizia alle ore 20,45, dura 15 minuti ed il direttore è Vittorio Veltroni (padre dell’ex segretario del PD, Walter).

Gli abbonati sono scarsi, come gli apparecchi televisivi nelle case degli italiani. Per i più giovani la televisione in casa è un dato di fatto. Mille canali sono a portata di telecomando. Non era così prima del boom economico. Il “secondo programma” (allora non si chiamava ancora RAI 2) arriva nel novembre del 1961. La televisione a colori arriva nel 1977, mentre per la “terza rete” (oggi RAI 3) bisogna aspettare il 1979.

Ma il libro non è una enunciazione di dati e date. E’ un percorso sentimentale. E’ la storia di un uomo che, anche se da dietro le quinte, ha fatto parte di quella storia: Gianni Attilini. La storia di una sardo, poi trasferitosi a Roma, intimamente legata alla nascita della televisione italiana. Una storia raccontata dalla figlia con toni partecipativi, dove il lettore viene invitato a condividere quei ricordi. Ricordi privati che viaggiano parallelamente a quelli della nascita della televisione e del giornalismo televisivo.

Una storia raccontata da chi, in famiglia, percepiva l’aria che si respirava a quei tempi in via Teulada. Che toccava con mano l’atmosfera che avvolgeva quelle notizie di cronaca, oggi diventate storia, che venivano accuratamente soppesate prima di essere proposte ad un pubblico ancora non interamente alfabetizzato: dallo sbarco sulla luna, al rapimento di Aldo Moro.

Il libro è anche una scusa per ricordare che in quegli anni l’italiano non era ancora la lingua di tutti. Che un matrimonio tra un sardo ed una altoatesina non era ancora primo di piccoli inconvenienti. Malgrado l’unità d’Italia risalisse ad un secolo prima.

L’autrice, curatrice di programmi radiofonici su RadioUno e RadioDue, è alla sua settima pubblicazione.

 

                           
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