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UMILI E RIBELLI DI LUIGI LEONARDI
Memorie di guerra in Lunigiana
UMILI E RIBELLI DI LUIGI LEONARDI admin
admin - martedì, 16 ottobre, 2018
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di Laura Bonelli


Entrare nelle storie di guerra, partendo da episodi avvenuti nella propria famiglia per poi allargare lo sguardo su quella zona magnifica e aspra che è la Lunigiana. Lo scrittore e saggista Luigi Leonardi nel suo libro Umili e ribelli (Mursia) narra, attraverso le testimonianze dirette dei sopravvissuti o quelle dei figli e nipoti, le vicende terribili del rastrellamento nazifascista del luglio 1944 in quelle zone, così vicine alla celebre Linea Gotica, il confine tra i territori liberi e quelli occupati.

Con lo stile con lo contraddistingue l’autore scrive un saggio come un romanzo, in cui si intrecciano uomini, dolori, sconfitte e vittorie personali sullo sfondo di quelle montagne che giungono al mare e uniscono la Liguria con la Toscana.



Com'è nata l'idea di dedicare un libro alle memorie di guerra della Lunigiana?

La Lunigiana è la mia terra, nello specifico l’alta Lunigiana: io sono di Bagnone, un paese a ridosso dell’appennino tosco-emiliano. Oltre a “ La strage nazifascista di Vinca “, ho dedicato il mio penultimo libro, “ I ragazzi del monte Barca “, a dodici giovani ragazzi catturati appunto su quel monte Barca che appartiene al territorio bagnonese. 

Catturati dopo un durissimo scontro a fuoco con militi della X^ Mas: tre di loro caddero, altri otto fucilati a Valmozzola (PR) e uno, ferito, sfuggito alla cattura.                                                                                                                       

Poi, con “ Umili e ribelli “, ho descritto l’arresto di mio nonno e mio zio, presi in ostaggio con altri sei per l’uccisione di un tedesco. Da questo fatto, raccontato dallo stesso mio zio, sono venuto a conoscenza di una miriade di episodi tragici e sconosciuti che la mia popolazione ha subìto durante l’invasione tedesca. Per questo ho inseguito – e tuttora inseguo – una enorme quantità di testimonianze dirette, o attraverso figli e nipoti di chi ha vissuto quel periodo. Testimonianze che ci insegnano la parte cruda della storia, che ci arricchiscono la memoria quale valore insopprimibile, e che ci indicano quelle comunità anonime quali protagoniste della Ricostruzione. Chi scatena guerre non è anonimo ma è protagonista della distruzione.                                                                                                                 

Sono storie, quelle che narro, localizzate in un unico punto geografico e in un preciso contesto storico, ma hanno caratteristiche universali: la miseria, la sofferenza, la fatica.. sono le stesse ovunque. Insomma uno scrittore, un narratore racconta di ciò che meglio conosce. E cosa conosce meglio del suo territorio?    

 

Cosa rappresentava la Linea Gotica?

 

La linea Gotica era il fronte principale. Per i tedeschi rappresentava – erano due le linee: linea verde I e II – la fortificazione di linee di difesa contro l’avanzata alleata. Nella nostra zona partiva da Massa e raggiungeva attraverso le Apuane il territorio della Garfagnana. Per noi era appunto “ il fronte “, dove tra scontri cruenti di americani, inglesi, nisei ( giapponesi di seconda generazione ) partigiani, contro nazisti e militi della Rsi, molti civili tentarono l’attraversamento per evitare i bombardamenti e i rastrellamenti. E non pochi ci lasciarono la pelle. Il territorio lunigianese invece rappresentava il retrofonte. A Bagnone era stato installato nella villa Quartieri un ospedale militare: lì arrivavano i feriti della linea Gotica.

 

Che clima si respirava tra la gente di quei luoghi durante la seconda guerra mondiale?

 

Specie nelle frazioni dei comuni, la popolazione della Lunigiana è prevalentemente agricola: mezzadri, coltivatori diretti, contadini proprietari. Allo scoppio della guerra le famiglie dei chiamati alle armi, oltre alla preoccupazione per i loro cari, erano state private di braccia da lavoro. Essendo famiglie numerose ( le più ) il lavoro dei campi comunque continuava, anche per il subentro delle donne. Fino all’8 settembre la vita in qualche modo continuava quasi regolarmente. Non era cambiata la mentalità e la pacifica accettazione di un regime che, nonostante tutto, garantiva una certa sicurezza per la sopravvivenza. C’è da dire che la tradizione religiosa di questo popolo manteneva salda la politica fascista e soprattutto monarchica. I problemi nascono con l’occupazione, appunto dopo l’8 settembre. Cominciano i rastrellamenti, la guerriglia partigiana, le rappresaglie, le deportazioni. Nasce quindi un clima di paura, di sospetti, delazioni: nessuno è più sicuro. La generazione degli anni venti è costretta alla scelta: o la Repubblica Sociale o la macchia. In molte famiglie c’è tensione perché molto spesso i figli mostrano idee diverse dai padri. E poi la mancanza di tutto, specie di cibo. La fame sarà tra i protagonisti di quei venti mesi di Lotta di Liberazione.

 

Anche Mussolini attraversò la Lunigiana. Cos'era venuto a fare?

 

Mussolini arriva a Mocrone nel comune di Villafranca Lunigiana il 26 gennaio 1945. Ci arriva casualmente. Era stato – una delle poche volte che si mosse da Gargnano – sul fronte della Garfagnana per visitare i reparti della divisione Alpini “ Monterosa “ e quelli della divisione Bersaglieri “ Italia “. Durante il ritorno passò per la statale 62 della Cisa; arrivato nei pressi di Villafranca L. visitò il comando tedesco di Filetto. Fece una sosta, e gli indicarono il paese di Mocrone, dove fu accolto a casa Berardi. A Mocrone c’erano diversi antifascisti, tra cui l’illustre professore Alberico Benedicenti, ma saputo del suo arrivo anche buona parte della popolazione, soprattutto donne, si recò da lui. Chiedevano notizie della guerra, e segnalavano i figli o i mariti morti o dispersi. Per consolazione il duce offrì loro del denaro. Questo mi fa sospettare che fasce sociali riconoscevano ancora in lui – siamo a tre mesi dalla Liberazione – una certa autorità, nonché un potere decisionale. Anche se quel potere, in un Mussolini già da tempo depresso, era ormai estinto. Ritornò il giorno dopo a Gargnano, sede della Rsi, nella sua residenza di villa Feltrinelli.

 

                                                                                                                                                                                                                  

      







                           
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