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COME AFFRONTARE LA TRISTEZZA
Le Pillole di Psicologia della Dr.ssa Sara Azzali
COME AFFRONTARE LA TRISTEZZA admin
admin - giovedì, 11 ottobre, 2018
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LiberaMente [28]


di Sara Azzali


La tristezza è una delle emozioni fondamentali, eppure spesso viene considerata la Cenerentola degli stati d’animo. Infatti, se la gioia ci accende come il sole in una giornata estiva e la rabbia può sembrarci un motore propulsore per rivendicare i nostri diritti, spesso della tristezza vorremmo liberarci in un battibaleno.

Da dove nasce la tristezza?

In primis, come le altre emozioni, anche la tristezza origina da meccanismi evolutivi. Forse non tutti sanno che uno dei primissimi studiosi di emozioni fu lo stesso Charles Darwin, autore studiato a scuola per la Teoria dell’Evoluzione.

Darwin infatti analizzò la mimica facciale individuando in essa una risorsa per l’essere umano. Le emozioni ci aiutano a “sentire” prima ancora di pensare: nella storia dell’uomo sappiamo bene come ciò sia fondamentale in situazioni di pericolo!

Eppure l’essere umano è talmente complesso che ha affinato tutta una serie di reazioni emotive che consentono di entrare in contatto con propri stati interni, utili a comprendere come poter rimanere in equilibrio non solo in situazioni catastrofiche, piuttosto anche nella quotidianità, attraverso le varie esperienze di vita.

Come ci permette la tristezza di “rimanere in equilibrio”?

La tristezza consente un ripiegamento su di sé, induce introspezione. La vita frenetica che conduciamo spesso ci fa dimenticare quanto ciò sia importante e finiamo per considerare sbagliata quella faccia della medaglia che tendiamo a nascondere, sui social come nei rapporti personali, quel lato d’ombra più sensibile e meno “perfetto” rispetto alla gioia, sfacciata e luminosa.

Eppure quando siamo tristi abbiamo l’occasione di ripensare a noi stessi, ad accadimenti, prospetti futuri potendo mettere in discussione qualcosa di tutto questo. La tristezza ci segnala che le cose non solo al loro posto come vorremmo o come ci sembrano, ci permette di riflettere e andare a capire che cos’è che dovremmo andare a scardinare, modificare, spostare nella nostra vita per tornare a sentirci bene.

Negarci questa possibilità non ci permette di star meglio più velocemente, al contrario, conduce semplicemente a negare l’esistenza di una problematica, di un bisogno personale. Sarebbe come camminare su un ponte fatto di tasselli instabili e non sicuri, rischioso, sperando che ignorando tutti gli elementi instabili e fuori posto questi sparissero! Poter vivere la propria tristezza apparentemente rallenta la nostra quotidianità, ci infastidisce e ci fa soffrire. Ma consente anche di fermarsi a guardare il ponte, riflettere sui passi che dobbiamo fare e chiedersi se non valga la pena di mettere in sicurezza il nostro “ponte” prima di attraversarlo.

Dott.ssa Azzali Sara

Psicologa Psicoterapeuta

www.psicologaazzali.it







                           
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