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HUG DI Siham el alaoui
Un abbraccio che accoglie i popoli - Intervista alla regista
HUG DI Siham el alaoui admin
admin - lunedì, 17 settembre, 2018
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Cultura&Turismo [64]


di Laura Bonelli


Il senso di solitudine è uno dei mali che affligge questa nostra società disgregata ed egocentrica, ma, a questa, se ne aggiungono altre, legate all’abbandono forzato del proprio paese, all’essere strappati dalle proprie radici a causa di guerre, fame, povertà.

La giovane regista del Marocco Siham el alaoui nel suo cortometraggio Hug affronta queste tematiche creando un racconto semplice e potente che ha per protagonista un vecchio che vive in una casa fatiscente, ignorato da tutti. Solamente i clandestini che nasconde nella sua baracca saranno capaci di riconoscenza e affetto, attraverso un abbraccio. Il film è prodotto da Allal el alaoui in collaborazione con Parma International Music Film Festival e si avvale della colonna sonora del compositore e direttore d’orchestra Riccardo J. Moretti.


Com'è nata l'idea del film?

Mi sono ispirata a un cortometraggio iraniano intitolato Padre diretto da Mohammadreza Kheradmandan. Mi piace la sua sintesi nello scrivere e in particolare si focalizza sul significato che possono dare le immagini senza dialoghi. Mi piace il cinema di Roy Anderson, come utilizza la camera fissa. Anch’io ho utilizzato la camera fissa sottolineando il movimento del protagonista che esprime il bisogno di essere abbracciato anche se non lo esprime verbalmente.


L'attore protagonista di Hug esprime emozioni potenti senza mai pronunciare una parola. Come avete lavorato per costruire il personaggio?

Abbiamo lavorato sul suo atteggiamento emotivo. Il protagonista è solo e vive vicino ad un cimitero, in una strada di passaggio che va dritto verso un luogo santo. È anche metaforico. Nonostante sia un senzatetto, discriminato dalla gente, scopriamo che è più umano e legato all'umanità rispetto ad altri. Questo è espresso molto bene emozionalmente dall'eccellente brano musicale composto dal Maestro Riccardo J.Moretti.


Il film prende in analisi uno dei problemi più sentiti a livello mondiale: le immigrazioni clandestine. Come è vissuto in Marocco?

  L'immigrazione è diventato un fatto esponenziale. Il Marocco soffre molto a causa della mancanza di una strategia politica trasparente e anche la globalizzazione o l'americanizzazione sta invadendo il mondo. È un fenomeno puramente economico. Le risorse in Africa sono sufficienti per rifornire il mondo ma il fenomeno dello sfruttamento e quindi di un nuovo modo di fare  colonizzazione dà all'immigrazione la sua espansione.





                           
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