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L'albero che sfida la fatalità gattopardiana
La fiera di settembre di S. Margherita di Belice cambia location
L'albero che sfida la fatalità gattopardiana  admin
admin - domenica, 2 settembre, 2018
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Un albero, ovvero un arbusto fatto crescere fino ad assumere le dimensioni di un albero, impone la modifica di una tradizione centenaria. Succede a Santa Margherita di Belice. Succede per la tradizionale fiera di settembre. Nel paese del “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, un arbusto abusivo riesce a far modificare la location della centenaria fiera di settembre.

Una fiera agricola, una volta caratterizzata dalla compravendita di animali. Oggi rimasta a testimoniare il tempo che fù. E che tuttavia rappresenta una forte attrazione per i paesi del circondario. Le migliaia di visitatori, che ogni anno non rinunciano all’appuntamento, per questa edizione dovranno faticare un po’ per trovare i tipici prodotti agresti: ceste, coffe, addobbi per cavalli, animali da cortile.

Da sempre queste bancarelle si posizionavano davanti “Casa Barbera”, lungo il tratto di strada che collega piazza Madonna delle Grazie alla Villa comunale. Tratto di strada che dalla fine di giugno è interdetto al traffico veicolare.

L’albero, ovvero l’arbusto diventato albero, ha infilato le sue radici tra la muratura di “Casa Barbera” facendo crollare un cornicione.  

Era il segnale che in tanti aspettavano per invocare, prima sui social e poi con le carte bollate, la demolizione dell’edificio risalente all’inizio del secolo scorso. Primo tra tutti l’Amministrazione guidata da Franco Valenti. La stessa Amministrazione che in sei anni non ha trovato il tempo per esaminare il progetto di recupero del fabbricato danneggiato dal terremoto del gennaio 1968, presentato da uno dei proprietari.

E così è partita la corsa alla demolizione, scavalcando la speciale commissione edilizia (ex art. 5) che si occupa della ricostruzione post sisma.

In attesa che si acquisiscano le autorizzazioni di rito, l’albero, l’autore del rito propiziatorio che ha dato il via allo sfogo demolitorio (ma dopo 50 anni dal terremoto non si dovrebbe parlare di ricostruzione?) dei margheritesi, resta lì.

Nessuno pensa a rimuoverlo. Forse sperando che questo inverno completi il suo “compito”.

E così un arbusto diventato albero sta sfidando la fatalità gattopardiana: oggi imponendo la modifica della location della fiera di settembre e domani, forse, facendo demolire un immobile resistito al terremoto del gennaio 1968. Con un piccolo aiutino di chi, in due mesi, non ha trovato il tempo di rimuoverlo.

                           
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