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LETTERATURA POTENZIALE & OLTRE DI SARA RICCI
Entrare in un mondo dove tutto è possibile
LETTERATURA POTENZIALE & OLTRE DI SARA RICCI admin
admin - venerdì, 31 agosto, 2018
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di Laura Bonelli


Esiste un linguaggio comune, atto a far comprendere storie, idee, a tradurre pensieri sublimi o a creare forme mentis. Ce n’è un altro, invece, preposto a distruggere tutto quello che, con fatica e dedizione, si è costruito nella propria mente. Sara Ricci nel suo bel saggio Letteratura potenziale & oltre (Edizioni Collage de Pataphysique) prende in esame quel tipo di letteratura fuori dagli schemi che esprime concetti stravolgendo,  obbligando il cervello a mettere in moto “rotelle diverse”, di solito pigramente a riposo, per riuscire a comprendere. Un esercizio linguistico fatto di giochi di parole, scomposizioni delle frasi, sciarade, in quel filone conosciuto come “assurdo” ma che, a guardarci bene, è logico e necessario per completare l’intelletto umano.

Un libro scritto da una giovane intellettuale in modo fresco e chiaro che approfondisce le tematiche incuriosendo il lettore e lo porta nel mondo sognato da personaggi come Alfred Jarry, Italo Calvino, Raymond Queneau.

 

Qual è il linguaggio da cui deriva la letteratura potenziale?

 Credo che non vi sia un linguaggio specifico, piuttosto un’interpretazione del linguaggio, esplorato in tutte le sue possibilità. La parola è materia da plasmare, da sminuzzare, da ricomporre, da utilizzare nelle sue trasformazioni metamorfiche: il gioco si insinua nello scarto tra significante e significato, in quello spazio illimitato che è parentesi ludica, in cui applicare una serie di regole che esaltano, anziché limitare, l’inesauribile libertà interpretativa. La letteratura potenziale è un esperimento che si inserisce nel contesto patafisico sin dalle sue prime apparizioni (OuLiPo, 1960). La ’Patafisica, altrimenti detta Scienza delle Soluzioni Immaginarie, è l’humus che ha consentito la propagazione e la diffusione di questo genere di produzione letteraria, basata sull’applicazione solo apparentemente restrittiva di regole (contraintes) che generano testi. Convergono elementi di matematica, algebra, enigmistica, semiotica in una feconda commistione che amplifica le potenzialità del linguaggio stesso, conferendogli un respiro fantasioso e creativo, un senso nuovo, inatteso, talvolta sconvolgente.

 

Primo Levi e la letteratura potenziale, non è un azzardo?

 Per rispondere a questa domanda occorre fare un passo indietro e richiamare alla mente la nozione di “plagiario per anticipazione”, definizione probabilmente bizzarra che descrive tuttavia quegli autori che abbiano inconsapevolmente percorso sentieri potenziali prima della nascita ufficiale dell’OpLePo (1990). Primo Levi è autore multiforme, narratore straordinariamente fantasioso e creativo, osservatore attento del particolare, della particella infinitesimale, dell’eccezione sulla quale poggia l’instabile equilibrio del mondo. La sua vicenda biografica ha orientato lettori e critica a considerarlo quasi esclusivamente come testimone di una delle pagine più oscure della Storia. Io ritengo che sia questo l’azzardo, confinarlo al ruolo di voce della memoria tralasciando la sua produzione narrativa breve, che esplora invece le potenzialità dell’universo, della fantasia e dell’immaginazione. A questo si aggiunga la grande passione di Levi per l’enigmistica, intesa non come semplice (o cervellotico) gioco di parole ma come chiave interpretativa, direzione, ricerca di senso.

 

L'Opificio di Letteratura Potenziale nasce da una sfida lanciata da Italo Calvino. Di cosa si tratta?

 L’OpLePo è il versante italiano dell’Ouvroir de Littérature Potentielle (OuLiPo), nato nel 1960 dalla fantasia e dal desiderio di sperimentazione di Raymond Queneau e François Le Lionnais come Sottocommissione di Lavoro del Collège de ’Pataphysique per unire i destini artistici di un letterato appassionato di matematica e di un matematico appassionato di letteratura. Il gruppo omologo italiano nasce a Capri nel 1990 per volontà di Raffaele Aragona, Ruggero Campagnoli e Domenico D’Oria (attualmente vi sono 34 membri, tra viventi, silenti e defunti: l’appartenenza al gruppo non è inficiata dalla morte) con l’intento di ampliare l’ambito di sperimentazione linguistica e formale del gruppo francese in altre direzioni; caratteristica peculiare è, ad esempio, l’applicazione di alcuni criteri e giochi classici dell’enigmistica alla creazione letteraria e l’utilizzo di altri linguaggi, sapientemente mescolati tra loro, nel tentativo di superare il tecnicismo, talvolta sterile e meccanico, della scrittura à contrainte.

 

Esiste davvero la possibilità di andare oltre il potenziale?

 Negli ultimi trent’anni, la letteratura potenziale ha mostrato progressivamente i limiti di una produzione legata a restrizioni sempre più cogenti e astruse. L’allontanamento inesorabile dalla ’Patafisica, da quelle origini pervase di fantasia ed imbevute di ironia, ha determinato un ripiegamento nell’applicazione meccanica di regole e una perdita di quel senso di apertura insito nel termine Ouvroir. Apertura che Tania Lorandi ha ritenuto necessario ribadire, attraverso la creazione degli Apritoi di X Potenziale Potenziato (dove X rappresenta l’ambito di applicazione). Recuperare il legame sottile e indissolubile con l’immaginario, riportare la sperimentazione oltre il livello di esercizio di stile e di virtuosismo tecnico, recuperare il piacere della scrittura, della struttura, del gioco sono obiettivi possibili. Del resto, che potenziale sarebbe se non ci invitasse costantemente a sfidarne i limiti, ad andare oltre?















                           
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