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La bretella Reale di S. Margherita ed il guinness dei primati
La bretella Reale di S. Margherita ed il guinness dei primati admin
admin - giovedì, 26 luglio, 2018
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Un mese. Un mese è già trascorso da quando “Porta Reale” di Santa Margherita di Belice è stata chiusa al traffico. La bretella provvisoria, che bypassa il tratto di strada su cui prospetta Casa Barbera, sarà aperta tra brevissimo. I lavori sono quasi ultimati. Una stradella sterrata che, nella migliore delle ipotesi, almeno fine a Natale dovrà ospitare il traffico veicolare di quanti vogliono accedere al paese da nord, da piazza Madonna delle Grazie.

La bretella provvisoria dovrebbe consentire, a turisti e curiosi dei paesi vicini, di partecipare al concerto di piazza programmato in concomitanza con la consegna del Premio letterario internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa, giunto alla sua XV edizione.

Venti giorni. Sono già trascorsi tre settimane da quando l’Amministrazione Valenti, che da sei anni guida il centro belicino, ha avviato l’iter per ottenere l’avallo della Soprintendenza beni culturali di Agrigento al fine di demolire Casa Barbera, della quale nella notte del 25 giugno è crollato un cornicione. Forse per colpa delle radici di una folta e spontanea vegetazione fatta crescere sulla sua copertura.

Quindici anni. Casa Barbera risulta puntellata da tre lustri. Si sono avvicendate tre amministrazioni comunali: Mangiaracina, Santoro, Valenti I, ed ora il Valenti II. In tutto questo tempo non si è trovato il tempo di decidere cosa fare di Casa Barbera, un edificio di inizio del secolo scorso. Per il cui ampliamento si arrivò a demolire il torrione di sinistra di Porta Reale, costruita nel 1813 in onore del soggiorno a Santa Margherita di Belice della regina Maria Carolina (che influenzò l’ammiraglio Nelson per fare trucidare i patrioti della repubblica napoletana).

Sei anni. Da oltre un lustro un progetto di recupero di Casa Barbera giace sugli scaffali dell’ufficio tecnico comunale senza che la speciale commissione edilizia per la ricostruzione post terremoto (organo locale) lo inserisca all’ordine del giorno per un esame tecnico. L’unico esame amministrativo pare abbia rilevato che il proprietario dell’immobile non è unico. Sembrerebbe, il condizionale è d’obbligo visto il silenzio dell’Amministrazione comunale sulla questione, che si sia in presenza di un condominio, con un condomino pubblico e diversi condomini privati.

Cinquanta anni. E’ trascorso mezzo secolo dal terremoto del 15 gennaio 1968 che portò morte e distruzione nella Valle del Belice. Eppure Casa Barbera è ancora lì a testimoniare che l’opera di ricostruzione, a Santa Margherita di Belice, non è stata ancora ultimata. Le leggi speciali sul Belice prevedono che ad ogni immobile danneggiato lo Stato garantisce un contributo di ricostruzione. Prevede anche che, ove non sia possibile riparare il fabbricato danneggiato o ricostruirlo in sito, al danneggiato deve essere assegnato una diversa area edificabile sulla quale ricostruire il fabbricato danneggiato dal sisma. Con l’assegnazione della nuova area, il Comune diviene proprietario del rudere danneggiato. Attraverso questa procedura l’Amministrazione comunale è divenuta condomino di Casa Barbera.

Gli altri condomini privati, dopo 50 anni, aspettano ancora il contributo di ricostruzione riconosciuto da una legge dello Stato. E nessuno ha mai notificato loro che le unità immobiliari, della porzione di condomino non crollato, non sono recuperabili e nemmeno ricostruibili nello stesso sito. Anche perché, in quest’ultimo caso, l’Amministrazione comunale avrebbe dovuto assegnare un’area edificabile alternativa. Cosa mai avvenuta. E la locale speciale commissione edilizia per la ricostruzione non pensa minimamente ad inserire la questione all’ordine del giorno dei suoi lavori.

Eppure tutti parlano di demolire un immobile che, fino a prova contraria, sembra avere anche dei proprietari privati, i quali da 50 anni aspettano i benefici previsti da una legge dello Stato italiano per il terremoto della Valle del Belice.

Come dire: Santa Margherita di Belìce c’è. Nel guinness dei primati dei ritardi della politica, sicuramente.

 

                           
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