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Maria Carolina, la regina che per noia frequentava i bordelli
Introdusse il 'bidè' in Italia. Fù ospite a S. Margherita di Belice
Maria Carolina, la regina che per noia frequentava i bordelli admin
admin - mercoledì, 4 luglio, 2018
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La noia, maledetta noia. Così cantava Franco Califano.

Un malessere interiore che non conosce età e classe sociale.

Succede così che una regina, per sfuggire alla noia, frequenti i bordelli di Napoli per lo sfizio di vincere una scommessa.

Si tratta di Maria Carolina d’Asburgo, regina del Regno delle due Sicilia. Nata a Vienna il 13 agosto 1752 da Maria Teresa d’Asburgo, imperatrice, e dall’imperatore Francesco Stefano I di Lorena, si rivelò intelligente, consapevole del proprio rango ed ambiziosa. A sedici anni, il 7 aprile 1768, sposò per procura Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli e di Sicilia, il “Re Nasone” o “Re Lazzarone”.

Il re tendeva a non assumersi responsabilità di governo e così Maria Carolina assunse la guida del Regno.

All’inizio si avvicinò al pensiero dell’illuminismo europeo. Ebbe come amante anche Francesco Maria Venanzio d'Aquino, principe di Caramanico ed uno degli esponenti più in vista della massoneria. D’Aquino fu venerabile della “Loggia della Vittoria”, e in questa sua qualità capeggiò un movimento di Liberi Muratori i quali, sostenendo la necessità di una completa indipendenza dalle logge di Londra, finirono col fondare una nuova “Loggia Nazionale”, che strinse legami con quelle di stretta osservanza della Germania e del Grande Oriente di Parigi.

L’ambiente di corte, nel disinteresse di Ferdinando IV, era dominato dal toscano Bernardo Tanucci, uno dei principali ispiratori della soppressione dei gesuiti (1773) e del decreto del settembre 1775 contro i Liberi Muratori.

Nel febbraio 1776 Maria Carolina entrò a far parte del Consiglio di Stato, dopo la nascita dell’erede al trono. Dieci mesi dopo licenziò l’antimassone Tabucci e cominciò ad usare il suo accresciuto peso politico per rompere i legami con la Spagna e incrementare quelli con l’Austria e l’Inghilterra.

Cominciò ad avere frequentazioni chiacchierate: Emma Hamilton (moglie dell’ambasciatore inglese nel Regno delle due Sicilia, William Hamilton, nonché amante dell’ammiraglio Horatio Nelson e, si disse, della stessa regina), la duchessa di San Clemente e la duchessa di San Marco. Tutte molto chiacchierate per la loro moralità.

E propria con la duchessa di San Clemente avviene la famosa scommessa. Scommessa confermata – secondo molti studiosi – da una lettera inviata da Maria Carolina a Emma Hamilton: “Era una giornata grigia di tanto tempo fa, una di quelle in cui non succede mai niente di niente. Ore pigre, lenti tutte uguali: le solite visite degli adulatori, sempre le stesse chiacchiere. Fu allora che, per sfuggire alla noia, feci una scommessa con la duchessa. Donna di spirito, la San Clemente accettò. Abbiamo indossato abiti sgargianti e siamo andate in vicolo San Camillo, in un bordello […]

E’ successo quello che accade di solito in un bordello. Io in una stanza, la duchessa in un’altra. I miei clienti uscivano raggianti e consigliavano a quelli in attesa di scegliere me. Che soddisfazione. Ho guadagnato diciotto ducati e la mia amica solo quattordici. Ho vinto la scommessa naturalmente.”

Tutto era iniziato – raccontano gli studiosi – “da una conversazione che la regina ebbe con le sue amiche, la duchessa di San Marco e la duchessa di San Clemente. Discutevano con competenza della licenziosità del postribolo di San Camillo, un bordello per gente di alto lignaggio che pagavano in proporzione alla bellezza ed alle capacità amatorie delle dame che si offrivano”.

La scommessa è stata confermata anche da Alexandre Dumas padre. Ed in toni più sfumati anche da Salvatore e Giuseppe Scuderi nel loro libro: “Santa Margherita Belice nella storia siciliana – Genesi del Gattopardo”.

A Maria Carolina si deve la presenza del “bidè” nella stanza da bagno. A proposito, pare che la regina ricevesse i suoi amanti anche nel bagno, e per questo motivo tale locale era dotato di un sistema di specchi che le permetteva di vedere se si avvicinassero persone non gradite quando si trovava in dolce compagnia.

Con la Rivoluzione francese e la decapitazione di Re Luigi XVI e della sorella Maria Antonietta, la regina Maria Carolina cambiò posizione sulle idee illuministiche e sui francesi.

Con la nascita della Repubblica napoletana, la regina e la sua corte il 21 dicembre 1798 si rifugiarono in Sicilia protetti dagli Inglesi. Riconquistata Napoli, con la fine della Repubblica napoletana, seguì a giugno una spietata repressione.

Molti attribuirono alla regina Maria Carolina, la quale tramite Emma Hamilton influenzò l’ammiraglio Nelson, la responsabilità delle persecuzioni, che annullavano le promesse di onorevoli condizioni di resa fatte da Ruffo ai patrioti sconfitti.

Tra i primi patrioti ad essere impiccati c’erano l’ammiraglio Francesco Caracciolo, già braccio destro di John Acton (anch’esso indicato come amante della regina e, con il suo appoggio, divenuto potentissimo capo del governo) e Eleonora Pimentel de Fonseca, intellettuale che fin da giovane intratteneva rapporti e corrispondenze epistolari con i maggiori letterati europei, da Voltaire a Goethe ed a Filangieri. Alla de Fonseca, che diresse il primo periodico politico di Napoli: Il Monitore Napoletano, sono attribuiti alcuni versi che sfidavano Maria Carolina: “Rediviva Poppea, tribade impura d'imbecille tiranno empia consorte …”.

Con l’insediamento sul trono di Napoli di Giuseppe Bonaparte (14 febbraio 1806), Maria Carolina e la sua Corte ritornarono in Sicilia. E fu in tale contesto che furono ospiti anche a Santa Margherita di Belice (dal 9 novembre 1812 al 5 gennaio 1813). In loro onore, nel 1812, fu edificata “Porta Reale”. In tempi più recenti, alla regina Maria Carolina è stata intitolata una piazzetta posta in adiacenza – ironia della sorte – alla principale piazza del paese: piazza Matteotti.    

 

 

 

 

 

 

                           
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