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LA STORIA DI LINDA E DI QUEL "TI VOGLIO BENE" CHE NON RIUSCI' A DIRE
Il rimorso raccontato da una diciassettenne
LA STORIA DI LINDA E DI QUEL "TI VOGLIO BENE" CHE NON RIUSCI' A DIRE admin
admin - venerdì, 15 giugno, 2018
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LiberaMente [17]


di Linda S.


Tutti i giorni penso che sarebbe potuta andare in modo diverso.

Se avessi espresso quello che provavo, in questo momento non starei così male. Una semplice frase, parole piene di significato, che, forse, tutti noi sopravvalutiamo. Ti voglio bene. Possibile che sia così difficile dirlo? Sono parole di cui abbiamo paura.


Penso continuamente al fatto che quel giorno, avrei dovuto dire " ti voglio bene nonno" invece non l’ho fatto. Come ho potuto pensare  "Lo vedrò, staremo insieme e gli dirò quanto gli voglio bene quando l'abbraccerò". Dopo quasi quattro anni di assenza da entrambe le parti per via di malintesi che hanno portato al silenzio? Sono stata una stupida.


Conoscevo la sua situazione, sapevo che probabilmente non sarebbe arrivato alla fine del mese di febbraio ma io contavo sul fatto che sarei partita e andata prima di quel tempo da lui. Mi sbagliavo. Quell'abbraccio non è mai arrivato, quelle parole lui non le ha mai sentite, almeno, non dalle mie labbra. Quando sono arrivata da lui la sua situazione era tragica, tanto che mio padre dopo essere uscito da quella stanza di terapia intensiva non mi ha lasciato entrare. Mi diceva "non voglio che tu lo veda, non è più lui. Ricordalo come l'uomo che è nei tuoi pensieri, non ti farò ricordare tuo nonno in quelle condizioni". Il tumore lo aveva trasformato, era irriconoscibile. Il suo corpo era cambiato ma non l'animo, anche se sapeva che da lì a poco sarebbe giunta la sua ora non perdeva tempo e scherzava, scherzava sempre, non sopportava di vedere la sua famiglia soffrire, fin quando non è andato in coma.

E' morto sapendo che io, la sua prima nipote, la sua terza figlia, diceva "tu, amore di nonno sei la mia terza bambina, il mio piccolo fiore preferito" era una cosa che diceva sempre, ero il suo piccolo fiore, avrebbe sacrificato la vita per i suoi nipoti.

Ecco a cosa penso ogni giorno, la mattina appena sveglia e alla sera quando mi metto a letto. In realtà penso sempre a lui, ogni singola cosa me lo ricorda. Da lui ho imparato tanto, che ad esser se stessi non c'è niente di male, è questo quello che dicevano i suoi occhi, sempre. “Non importa cosa possano pensare le persone ma ricorda che ad essere se stessi non c'è niente di male”. Questa è una delle cose più importanti che ho imparato. Se penso a lui, penso a quando mi ha insegnato a camminare, mi ha raccontato che passava le giornate intere con me per farmi camminare. Penso a lui anche quando mi lavo il viso, mia mamma dice che ho il suo stesso modo di fare, nella maggior parte delle cose, stessi e identici movimenti. Abbiamo passato tutta la vita insieme prima che accadessero quei malintesi in cui non c’entravo nulla, è stato uno strappo troppo grande. Sapere, avere la certezza che lui mi volesse bene, che mi amasse come solo un nonno può fare e sapere che io sono stata zitta quando non dovevo, mi distrugge. Ho questo rimorso, non mi perdonerò mai per non avergli detto "ti voglio bene", sarà una cosa che porterò con me per tutta la vita. Il rimorso.

Rimorso. Sentimento di dolore e di tormento che nasce dalla consapevolezza dei mali commessi, colui che non osa fare delle scelte. Sembra facile da gestire, ma non lo è, per niente. Solo le persone che hanno un rimorso tanto grande da piangere ogni sera, possono capire un dolore che brucia nel petto. Un dolore che ti tartassa l'anima, ti fa pensare di essere una povera vigliacca e forse è vero. Magari lo sono. O magari no. Non lo so, ma di una cosa sono certa, ho sbagliato. Da questo ho imparato una cosa, è meglio un rimpianto d’un rimorso, perché questo equivale a non vivere.

Adesso, non mi resta altro che guardare il mio grande e caloroso sole, mentre lui magari, guarda il suo piccolo fiore.

Jim Morrison diceva “Vivere senza tentare significa rimanere col dubbio che ce l’avresti fatta”


Painting Rimorso Oppure affondata sfinge 1931 , olio di Salvador Dali (1938-3183, Spain)









 

                           
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