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Speciale convegno: la sofisticazione della morale sessuale nell’opera di Navarro. Ma anche in quelle di Capuana, Verga e Pirandello
Speciale convegno: la sofisticazione della morale sessuale nell’opera di Navarro. Ma anche in quelle di Capuana, Verga e Pirandello admin
admin - martedì, 5 giugno, 2018
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Cultura&Turismo [64]

di Caterina La Rocca


Attraverso un finissimo studio psicologico, Navarro, in un gesto, in una frase, riesce a condensare tutta l'essenza di una personalità, conferendole un significato etico. Legge e raffigura ambienti, persone ed eventi, denunciando i malesseri della società e spingendo al suo rinnovamento.

E' per questo che viene rilanciato da Sciascia per aver offerto il primo esempio nella letteratura siciliana di quel processo di sofisticazione della morale sessuale che caratterizzerà le opere di Pirandello. Sciascia stesso sostiene: “il siciliano è un grande sofisticatore della morale sessuale ed è tollerante per indole, soprattutto fuori casa sua”.

Di Pirandello, Navarro anticipa il gusto per la teatralità dei gesti, per l'amoralismo e l'illecito sessuale, attraverso una sottile irrisione nei confronti dell'ipocrisia dell'etica siciliana.

I suoi personaggi costituiscono un'importante chiave di lettura della sua visione del mondo.

Navarro, ad esempio, nel passare in rassegna le condizioni di vita di Villamaura (nome fittizio con cui viene chiamato il paese di Sambuca), non maschera la miseria della vita dei personaggi nè la vela di falsi idealismi. Presenta un aspetto inedito, non convenzionale della Sicilia: il mondo contadino della Sicilia interna in cui l'illecito sessuale, invece che suscitare esiti tragici, veniva come assorbito nella sfera della spiritualità, rappresentando gli effetti di un processo di sofisticazione piuttosto complesso, che è poi l'elemento catalizzatore della visione della vita e della fantasia pirandelliana.  Come in "filosofia coniugale" tratto da "Storielle Siciliane" in cui i personaggi (il marito tradito e l'amante, a sua volta tradito con un terzo uomo) incarnano i "cornuti pacifici" di Pirandello, cioè cornuti che ragionano sulla propria disgrazia o addirittura ne approfittano.

E non è che non sappia il Navarro che dietro quel "picciotto dritto" (Rosolino di La Nana), che perdona l'illecito sessuale, ci sia una "filosofia", un gioco di sentimenti contrari, di pietà e di umorismo.

Il primo a cogliere la portata di originalità delle opere di Navarro è Capuana che, nella sua tempestiva recensione a "La Nana" così scrive: "I veri siciliani chi li vuol conoscere li troverà nel racconto del Navarro della Miraglia, La Nana. Quelli lì? Ho inteso dirmi da qualcuno. Ma somigliano proprio a noi e non hanno nulla di speciale! È una disillusione!". Non so che farvi, ma vi assicuro che essi sono autentici, nei più minuti particolari. Anche l'amico Cameroni non sa persuadersi in che maniera non si trovi nel libro del Navarro nè una pistolettata nè la più piccola coltellata. Eppure la chiusa del Navarro è quanto di più siciliano si possa immaginare. La pistolettata sarebbe stata un pretto convenzionalismo".

Ma "i veri siciliani sono anche così, ma non tutti così".

Testimonianza della varietà dei suoi ntrecci e delle sue conclusioni sono Diana in "La festa di Diana" (Storielle Siciliane) e Rosaria de "La Nana", in cui le protagoniste sono vittime della loro posizione sociale e di una concezione mercificatoria dell'amore, e Navarro, nelle conclusioni delle storie, si affida a un cliché molto diffuso e scontato nelle costumanze siciliane, pur mostrando il disprezzo verso l'amoralità di chi pensa di conquistare la felicità con il denaro. La moralità si riduce spesso ad una falsa morale dell'apparenza.

Capuana, ne Il marchese di Roccaverdina, la sua opera più famosa, ricostruisce attentamente il contesto ambientale della Sicilia del tempo, tra nobili corrotti e contadini primitivi, descrivendo altresì una passione psicopatologica.

Il romanzo è la storia tragica di un nobile che, legato da una relazione amorosa a una contadina, la concede in sposa al fedele Rocco con l’impegno da parte di quest’ultimo di perenne castità. Ma il marchese, a causa della gelosia, uccide Rocco e lascia che venga accusato del delitto un innocente, che in seguito muore in prigione; questa situazione insostenibile porterà il marchese a un progressivo ebetismo e poi alla morte, nel generale abbandono. Vi è rappresentata una situazione di “vinti”: il marchese, oppresso dal rimorso e condannato dalla malattia; la moglie, chiusa nella sua povertà psicologica che l’induce a fuggire nel momento di disgrazia del marito; l’amante, forte della sua situazione di privilegio, ma costretta all’allontanamento dalle convenienze sociali. Un affresco potentemente drammatico, in cui prevale l’attenzione agli aspetti patologici dei comportamenti.

Verga viene riconosciuto come “uno straordinario cantore del corpo, del sesso, del sangue”.

Ne "La Lupa", rappresenta le pulsioni inconsce che attraversano l’animo umano e dei loro effetti spesso dirompenti. La caratterizzazione del personaggio principale investe molti livelli distinti.

Il soprannome la Lupa dato a “gnà Pina”, la accomuna al mondo animale e ad un animale pericoloso (e tradizionalmente ritenuto uno dei simboli del male) come il lupo. La donna viene esclusa dal contesto sociale perché simbolo del peccato carnale, e come tale ci ricorda il destino di altri esclusi o “vinti” verghiani.

Oltre che nei suoi tratti fisici (alta, magra, seno fermo e vigoroso da bruna, pallida, due occhi grandi e labbra fresche e rosse, che vi mangiavano), la carica sessuale della Lupa si traduce nella sua forza animalesca e nell’ossessione della sua passione, che viene descritta come una forza bruciante ed insaziabile.

È del tutto estranea alla morale religiosa della comunità popolare, divenendo una sorta di incarnazione demoniaca, tanto che Nanni, per salvarsi da lei, ricorre addirittura ai conforti della fede e alla penitenza.

In secondo luogo, la Lupa, simbolo dell'eros e del tabù dell'incesto, è completamente aliena alla legge della “roba”, ed anzi non esita a trasgredirla e a violarla, sacrificando la figlia, la sua dote e anche i propri averi per avere ciò che desidera.

L’immagine scelta dall’autore, la lupa, è il simbolo della continua ed insaziabile fame, dell’avidità, della bramosità e dell’incontinenza.

L’omicidio finale a colpi di scure rappresenta allora una sorta di rito, di catarsi, con cui la comunità elimina dal proprio interno un elemento scomodo e perturbante.

Pirandello, nelle sue storie, si concentra sugli aspetti a lui più consoni: i temi della maschera, della pazzia, dell'anticonvenzionalità, fornendo una riflessione lucida e drammatica sul paradosso dell'esistenza umana.  Ne "Il berretto a sonagli", il personaggio che soffre di più non è Beatrice, che è venuta a conoscenza della relazione adultera del marito con la moglie del suo sottoposto, lo scrivano Ciampa, ma proprio quest'ultimo che di tale relazione è sempre stato al corrente. Egli, consapevole di essere in una posizione sociale down, è combattuto tra l'amore per la moglie e il senso dell'onore, tra il sapere e il dissimulare, tra l'essere e il fingere, in un incontro/scontro di realtà e apparenza, tra ciò che sembra e ciò che è.

Un mondo fatto di ipocrisia e falso perbenismo, in cui "certe cose" si possono anche fare, ma con la massima discrezione e non devono assolutamente essere rivelate a meno che, chi lo faccia, non sia un pazzo, uno che si mette sul capo il beretto a sonagli. È questa la soluzione, infatti, che Ciampa propone alla moglie, presentandogliela così: "Niente ci vuole a fare la pazza, creda a me! Glielo insegno io come si fa. Basta che lei si meta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede e tutti la prendono per pazza!".

Oppure la mamma di Beatrice che, pur di salvare le apparenze, è disposta a mandare la figlia in manicomio.

Deve sapere che abbiamo tutti come tre corde d'orologio in testa. La seria, la civile, la pazza...dovendo vivere in società, ci serve la civile...ci mangeremmo tutti, signora mia, l'un l'altro, come tanti cani arrabbiati. - Non si può. E che faccio allora? Do una giratina così alla corda civile. Ma può venire il momento che le acque si intorbidano... se poi non mi riesce in nessun modo, sferro, signora, la corda pazza, perdo la vista degli occhi e non so più quello che faccio!”. L’annuncio di Ciampa, il personaggio più complesso de “Il berretto a Sonagli” di Pirandello, esprime la sua originale teoria sulle relazioni sociali: l’uomo deve necessariamente barcamenarsi tra i suoi istinti primordiali e le regole morali imposte dal vivere in società. Se non si raggiunge un equilibrio tra queste componenti si arriva alla follia.

È ovvio quanto in questi autori la sessualità sia un importante aspetto della vita psichica. Complessi sono i meccanismi mentali che influenzano le pratiche amorose e i dispositivi che si innescano nella psiche di ognuno ogni volta che ci si approccia ad una relazione: non è più stimolante possedere qualcuno/qualcosa dopo averlo desiderato ardentemente e aver dovuto superare qualche ostacolo? E poi, l'eccessiva sicurezza non finisce per assopire i rapporti nella loro ripetitiva e noiosa normalità?

Inoltre, viene posto l'accento sulle pulsioni inconsce che emergono dalla psiche e si trasformano in comportamenti dominati dalla polarità tra la ricerca della felicità individuale e le restrizioni che la società le contrappone con i suoi comandamenti morali e le sue leggi coercitive.

Il disagio è determinato dal contrasto perenne tra felicità individuale e moralità. La figura psichica dell'Es, del "sé", presiede alla ricerca della felicità; la parola con la quale Freud nomina quella parte della personalità è Eros, amore. La moralità, nello schema bipolare di Freud, si richiama invece alla figura psichica del Super-io, mandatario vigilante in nome e per conto della società, con il compito di reprimere o almeno di limitare l'invadenza dell'Eros contrapponendole e proponendole l'etica della responsabilità sociale, la rinuncia ad una parte di felicità individuale a vantaggio di norme capaci di rendere possibile la convivenza e la socievolezza. Gli individui non sono e non vogliono essere solitari. Hanno bisogno dell'altro, degli altri, come dell'aria che respirano perché è soltanto nel rapporto con gli altri che possono costruire la figura psichica centrale, quella dell'Io.

La sessualità a cui si fa riferimento non coincide con quello di genitalità, ma chiama in causa la parola, il modo di avere un corpo, di provare desiderio, piacere o soddisfazione. Maschile e femminile riguardano la vita psichica e non il dato biologico.

E' una delle più palesi ingiustizie sociali che il modello di vita civile esiga da tutte le persone un'identica condotta sessuale” (Freud, La morale sessuale e il nervosismo moderno, 1908). La società spinge l'uomo a occultare la verità, ad abbellire la realtà, a ingannare se stessi e gli altri. Reprimendo la vita sessuale, la morale “civile” produce la nevrosi. Sarà la malattia a proteggere la "virtù" (come accade a Rosa, la Monachella, in Filosofia paterna).

"Quando si vuol essere felici, bisogna chiudere gli occhi, lasciarsi vivere in pace … la gioia è spesso la buccia profumata di un cattivo frutto". (Navarro, Storielle Siciliane, 1885).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                           
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