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La trama de Il Gattopardo è stata tratta dalla Saga nibelungica rivisitata da Riccardo Wagner
Il fascino della morte e la sottile carica erotica che si insinua tra le righe del testo
La trama de Il Gattopardo è stata tratta dalla Saga nibelungica rivisitata da Riccardo Wagner admin
admin - martedì, 29 maggio, 2018
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Cultura&Turismo [56]

L'intervento è stato già pubblicato sul n. 9 del 2002 de L'Araldo cartaceo. L'immagine è tratta dalla pagina fbk "Il Diario del Gattopardo"


di Paolo Gulotta

Nell’agosto dello scorso anno (2001, ndr), in occasione della ricorrente celebrazione di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, è stata invitata a partecipare alla manifestazione la signora Maria Luisa Dal Pozzo di Padova, dottoressa in lettere moderne.

La signora Dal Pozzo era stata individuata dagli organizzatori tramite Internet perché competente ricercatrice ed attenta studiosa delle traduzioni inglesi del Nostro Autore. L’ospite ha partecipato ad una Tavola Rotonda ed in tale occasione ha analizzato su una lavagna magnetica alcune variazioni di dette traduzioni. Avviandosi alla conclusione del suo intervento, ha accennato ad alcuni passaggi del capolavoro tomasiano che si accostavano ad alcune suggestive intuizioni della scrittrice inglese Virginia Woolf.

Presentato cortesemente alla relatrice, dalla stessa mi è stato manifestato il suo vivo desiderio di venire in possesso della relazione svolta dalla dottoressa Daniela Fidanza in occasione del Convegno palermitano dello Steri del ’96.

Io, che a quel convegno avevo partecipato manifestando posizioni a volte polemiche, ero naturalmente in possesso di quegli Atti e mi sono premurato di fare pervenire alla Dal Pozzo quanto da lei desiderato.

Ma quali erano gli argomenti che interessavano la nostra graziosa ospite e che la relatrice dello Steri aveva proposto come punti di contatto fra i due Autori?

La dottoressa Daniela Fidanza aveva posto nella sua relazione delle domande esatte ma non aveva dato, a mio giudizio, risposte o comunque non aveva dato risposte adeguate.

Per esempio, scrive la Fidanza che si riscontrano fra i due scrittori, la Woolf ed il Lampedusa, elementi comuni rispetto all’idea della morte e perfino l’utilizzo delle stesse metafore, quelle della stazione ferroviaria e del treno. La relatrice palermitana aggiunge che don Fabrizio incontra, per la prima volta, l’immagine della morte in una stazione ferroviaria. La stazione in questione è quella di Catania. Orbene, chi è stato a Catania sa che nel piazzale di quella stazione esiste una fontana con un gruppo marmoreo raffigurante il ratto di Proserpina da parte di Plutone, dio dell’oltretomba e dell’oro; il ratto avvenne, secondo la tradizione mitologica, a pochi chilometri da quel punto, a Pergusa. Sarà questa divinità ctonia, della fertilità e del sottosuolo, questa “donnafugata” che esprime le nostre istanze ancestrali e marchia indelebilmente il nostro universo iconografico che lo seguirà per tutto il tragitto del treno, attraversando le valli di Pergusa e delle pendici dell’Etna, fino a prendere il suo ultimo respiro e condurlo nel suo regno.

La Fidanza sottolinea come, in entrambi gli autori, nell’incontro con la morte, non ci sia nulla di funereo e di piagucoloso: l’anelito verso la vita appare sempre chiaro ed appassionato.

Sottolinea, ancora, come il binomio vita-morte, la loro compresenza in ogni istante sia espressa con la stessa metafora: si ritorni alla descrizione del giardino di casa Salina, ove le rose assumono carattere centrale nella simbologia sessuale, contenendo nello stesso tempo l’idea dell’attrazione sensuale e quella della putrefazione.

La rosa è proposta, da sempre, come simbolo della sessualità e sensualità femminile. Ma si ritorni, aggiungerei io, all’appuntamento sollecitato da don Fabrizio guardando verso il pianeta Venere, pianeta che prende il nome da quella dea che ha la sua dimora tellurica alle pendici dell’Etna, località attraversata dal treno che riporta il principe da Catania a Palermo. E’ in questo sito che quest’altra divinità ctonia divide il suo talamo con un’altra divinità delle tenebre, Vulcano. Eros e Thanatos!

Il fascino della morte, scrive la Fidanza, la sottile carica erotica che si insinua tra le righe del testo, arriva a far pensare ad una sorta di esaltazione sensuale. Esaltazione sensuale che, a mio giudizio, raggiunge il suo acme nella contemplazione del quadro della biblioteca di casa Monteleone: “Che fai, zione, corteggi la morte?” chiede Tancredi. Subito dopo Angelica invita il principe per un valzer.

Angelica, “emersa dalle tenebre di “Donna-fugata”! (pag.261)

Ma andiamo avanti.

Già ad una prima lettura, scrive la dottoressa Fidanza, vi sono fra i due scrittori importanti analogie: il comune disinteresse per l’intreccio; Virginia Woolf considera la trama una “volgarità da giornalisti”.

Questa osservazione, che io condivido, potrebbe fare gridare allo scandalo ma è da tempo che io vado sostenendo e ne ho fatto anche oggetto di una relazione in un convegno internazionale, che la trama del Gattopardo non è stata inventata dal Lampedusa.

Essa è stata tratta di peso, per particolari ed importanti valutazioni, dalla Saga nibelungica, la saga degli dei e degli eroi della mitologia nordica rivisitata da Riccardo Wagner nella Tetralogia.

La Tetralogia come si sa, è un Opera musicale strutturata in Prologo e tre Giornate; è un itinerario vichiano: dagli dei, agli eroi, agli uomini.

 La terza Giornata, “Il Crepuscolo degli dei”, è la Giornata degli uomini e delle loro passioni. La sua trama è assolutamente sovrapponibile a quella del Capolavoro lampeduseo, i personaggi e la loro psicologia sono assolutamente identificabili.

Quanto fin qui affermato potrebbe spiegare alcune cose.

Innanzi tutto l’andamento marcato dei capitoli, già notato dalla stessa Fidanza, parallelo al percorso dell’astro del giorno, da Maggio a Novembre. Ciò svelerebbe la radice cosmogonica della Saga.

Poi potrebbe risolvere la querelle, sottolineata dalla stessa relatrice, sulla classificazione del Gattopardo, se trattasi di romanzo storico o di romanzo tardo-ottocentesco.

Niente di tutto questo! Come “Il Crepuscolo degli dei” per il raffreddamento dell’empito eroico della saga e la rappresentazione dei problemi della società europea del primo ottocento si potrebbe catalogare nel gruppo dei romanzi balzacchiani o stendhaliani così, cambiando quello che c’era da cambiare, il Tomasi riscrive il testo dell’Opera del musicista tedesco utilizzando le sue conoscenze della dottrina freudiana.

Non si dimentichi che la moglie dello scrittore era la vice-presidentessa della Società italiana di psicanalisi.

Ne viene fuori un Lavoro surreale dal fascino estremamente moderno.

A questo punto non voglio addentrarmi sul fatto che la Fidanza assimila il Gattopardo ad un componimento musicale.

Resta da spiegare perché, quanto sopra detto, non sia stato puntualizzato dai “depositari dei sacri testi”.

Bisogna ricordare quali e quante siano state le difficoltà editoriali del Romanzo, venuto fuori negli anni ’50.

La recente sconfitta del nazismo, che aveva avuto in Wagner il suo inconsapevole cantore, l’ostracismo di quanti, come Furtwangler, erano stati gli interpreti della sua poetica, le difficoltà di lavoro incontrate del suo stesso pronipote, regista delle sue Creazioni avranno forse consigliato ai suddetti depositari di osservare la congiura del silenzio.

                           
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