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Speciale convegno: Emanuele Navarro e il mondo contadino
La Nana potrebbe essere il 'romanzo naturalista' scritto da Raimondo Martorana?
Speciale convegno: Emanuele Navarro e il mondo contadino admin
admin - sabato, 26 maggio, 2018
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Cultura&Turismo [56]

L’Araldo pubblica gli interventi del “3° Convegno di studi navarriani” svoltosi a Sambuca di Sicilia il 12 maggio 2018, in occasione della X edizione del Premio Internazionale Navarro.

Il terzo intervento che pubblichiamo è quello di Joseph Cacioppo incentrato su “Emanuele Navarro e il mondo contadino”

 

di Joseph Cacioppo

Leggendo alcune novelle di Emanuele Navarro si ha la sensazione di avere davanti le opere di Gianbecchina. Le immagini di quel mondo contadino ormai scomparso compaiono davanti al lettore man mano che si sfogliano le pagine delle sue novelle e dei suoi racconti.

E non si tratta solo di paesaggi rurali (la mietitura e la trebbiatura di “Paesaggio”) o di scene di attività prettamente contadine (la cena ed il dopo cena dopo una giornata di lavoro nei campi di “Una masseria”). La descrizione di quel mondo “antico”, di quelle atmosfere le ritroviamo anche in ambito urbano. Vedasi la descrizione del cortile che ritroviamo ne "La Nana". Una sorta di “salone” collettivo dell’edilizia minore dei paesi agricoli. “… strada e piazzetta assieme, con le porte delle case attorno sempre spalancate, con le cordicelle tese da un angolo all’altro per stendervi i panni” (Capuana).

Una masseria” e “Paesaggio” sono due novelle che compongono le “Storielle siciliane”.

“Istantanee” o “quadri”, che trasformano in immagini la prosa di Navarro. Nelle sue opere vi è una “fedele rappresentazione della vita, delle abitudini, dei costumi di un paese siciliano, della Sicilia occidentale, subito dopo l’Unità d’Italia”. Tant’è che per Capuana: “chi vuol conoscere la vita dei paesetti della Sicilia legga La Nana: gli varrà come esserci vissuto un intero anno”.

A questo punto il lettore medio si chiederà: il “mondo contadino” che ritroviamo descritto nelle opere del Navarro, è soltanto una scenografia ove lo scrittore sambucese ambienta i suoi racconti o rappresenta altro?

 

Non dimentichiamo che Emanuele Navarro si è candidato per due volte alle elezioni del parlamento italiano. E per le elezioni del 16 maggio 1880 – come ricordato da Piero Meli anche sulle pagine de L’Araldo – fu battuto da Saverio Friscia di Sciacca con lo zampino della massoneria. Le sue idee politiche erano liberali e non di sinistra. E questo è un primo indizio per sciogliere il dubbio che mi sono posto.

 

Una cosa è riconosciuta da tutti gli addetti ai lavori: la sua grande capacità di osservazione, qualità indispensabile per i “realisti” francesi e “veristi” italiani.

La sua penna – dice Piero Meli, in una intervista a L’Araldo - è una macchina da presa intenta a fotografare i minuti particolari, dal piedino o dalla caviglia d’una dama agli addobbi, ai ninnoli, alle stoffe dell’interno d’una casa”.

La sua esperienza giornalistica si ritrova nei suoi testi letterari. Le frasi brevi ne sono la prova più evidente.

E quindi il dubbio può essere espresso anche in altri termini: in riferimento al “mondo contadino”, nella sua opera letteraria si comporta da giornalista di costume, che ritroviamo in Macchiette parigine, o da cronista impegnato politicamente?

 

Ed anche se per il letterato e critico Felice Cameroni, il romanzo “La Nana” rappresenta “un racconto che si scosta dalla solita falsariga” presentando “scene rurali, poveri contadini, quadretti di genere veramente siciliani anche nei minimi particolari”, il dilemma non è ancora sciolto: cosa lega Navarro al mondo contadino?

Anche perché - come scrive Enzo Randazzo nella sua introduzione a “Storielle siciliane”, edizione Selino’s – in quel periodo “nel panorama letterario italiano, accanto al romanzo, si affermano il racconto e la novella, quali strumenti idonei non solo a leggere e raffigurare ambienti, persone ed eventi, ma anche a denunciare i malesseri della comunità e a spingere al rinnovamento della società”.

Ma, ed è sempre Enzo Randazzo a segnalarlo nella sua introduzione a “Storielle siciliane”, “la raccolta di novelle spazia dalle descrizioni paesistiche, allo studio dei caratteri dei personaggi, alla sofferta solidarietà del mondo rappresentato, alla sottile irrisione della sostanziale ipocrisia dell’etica siciliana”. 

Quindi un atteggiamento distaccato, quello del Navarro. E viene il dubbio che il personaggio di Raimondo Martorana ne “Un romanzo naturalista” abbia qualcosa di autobiografico.

Mi spiego. La formazione di Navarro possiamo ricondurla a tre fasi: la prima avvenuta a Sambuca, la seconda in Francia e la terza a Milano. Ma è la prima fase che si identifica con il paese dell’entroterra siciliano che fa da sfondo alle sue novelle “siciliane”. Come è un ambiente contadino dove si rifugia Raimondo Martorana per cercare l’ispirazione per scrivere un romanzo “naturalista”. Ed il romanzo potrebbe essere “La Nana”. Coincide anche il bandolo delle due storie: la trasgressione erotica.

Il “mondo contadino” come luogo ove ricavare l’ispirazione necessaria per scrivere un romanzo, dunque?

 

Un aiuto, per chiarire il dilemma, può ritrovarsi - come ricordato da Piero Meli su L’Araldo - in una corrispondenza parigina del Navarro durante l’assedio di Parigi e pubblicata dal “Corriere di Milano” il 29 agosto del 1870. In questo “articolo” Emanuele Navarro della Miraglia, rivolgendosi ai suoi lettori, chiarisce di attenersi al canone dell’impersonalità con queste testuali parole: «Le lettere ch’io vi mando non esprimono quasi mai le mie opinioni personali. Se ho passioni, le chiudo in fondo al cuore. Se ho simpatie, le modero. Scrivendo, io non iscelgo le tinte del mio quadro, come un pittore; imprimo sulla carta ciò che mi sta d’innanzi, passivamente, quasi macchinalmente, come un fotografo».

Solo distacco da cronista, allora, quello dell’opera di Navarro nei confronti del “mondo contadino”?

Con le sue “pennellate”, Emanuele Navarro ci ricorda – ad esempio in “Paese” di “Storielle siciliane” – che “le case dei ricchi, di solito, hanno anche il primo piano” oltre al piano terra; mentre “le case dei poveri hanno raramente un primo piano. Son luride. … Uomini e bestie convivono spesso insieme”. Lo stesso giudizio negativo sulle case dei contadini lo ritroviamo ne “Una masseria”: “La casa, all’interno, è meschina e lurida”.

Viene difficile leggere in questo tipo di prosa una qualche “sofferta solidarietà con il mondo rappresentato”. Anzi.

 

Una delle caratteristiche che viene riconosciuta a Navarro, poi, è un raffinato e aristocratico senso dell’umorismo. “Spesso giudica – si legge nell’introduzione di Piero Meli a “Il ventaglio chinese” – gli altri a seconda se hanno o meno il senso dello spirito”. Caratteristica, queste, che penso mal si concili con il “mondo contadino” rappresentato nelle sue opere.

Una conferma in tal senso, sull’atteggiamento di Emanuele Navarro sul “mondo contadino”, è confermato anche da Michele Vaccaro che – sempre su L’Araldo -, citando Anna B. Pasqualetto, rileva che il “realismo” di Navarro “è perlopiù descrittivo; il suo contesto sociologico-culturale ideale è mondano; c’è indifferenza, disinteresse per le classi popolari e per i loro problemi”.

La prova del nove proviene da un pensiero autografo dello stesso Navarro, datato 6 giugno 1880 e richiamato da Piero Meli nella sua introduzione a “Ventaglio chinese”: “Per la natura delle loro funzioni sociali, i contadini vivono di una vita prettamente materiale che si avvicina allo stato selvaggio. Il lavoro, quando opprime il corpo, annienta la forza purificatrice del pensiero, principalmente nelle persone che uniscono alla miseria l’ignoranza”.

 

 

                           
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