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Speciale convegno: Vincenzo Navarro e Sambuca di Sicilia
Speciale convegno: Vincenzo Navarro e Sambuca di Sicilia admin
admin - domenica, 20 maggio, 2018
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Cultura&Turismo [65]

L’Araldo pubblica gli interventi del “3° Convegno di studi navarriani” svoltosi a Sambuca di Sicilia il 12 maggio 2018, in occasione della X edizione del Premio Internazionale Navarro.

Il secondo intervento che pubblichiamo è quello del prof. Michele Vaccaro incentrato su “Vincenzo Navarro e Sambuca”

 

di Michele Vaccaro

Riassumente in meno di dieci minuti più di trent’anni, quelli sambucesi, della vita di Vincenzo Navarro, anni intensi di avvenimenti culturali e politici, è a dir poco arduo. Io ci provo. Come molti sanno, Vincenzo Navarro nacque a Ribera, ma può senz’altro essere considerato sambucese d’adozione.

A Sambuca fu chiamato per curare la bella Vincenza Amodei: se ne innamorò e, nel 1833, la sposò, stabilendosi a Ribera. Quattro anni dopo, a causa di un attacco di malaria, le ormai famose “omicide esalazioni”, perse la primogenita Domenica Giulietta e decise di trasferirsi a Sambuca, dove le scienze e le lettere erano “in onore” e dove trovò un ambiente salutare, adatto ai suoi studi e alla sua professione di medico.

Grazie alla sua frenetica attività culturale e alla sua vivida intelligenza, diventò il punto di riferimento ideologico e politico per i giovani del luogo e, come tale, alimentò la matrice ideologica del democratismo sambucese, che poi emerse, in forme sempre più mature e consistenti, negli anni che seguirono l’unificazione dell’Italia.

Il Navarro si prodigò inconfutabilmente per orientare la cultura zabutea in senso massonico, liberale, anticlericale, gettando le basi per una nuova stagione di significative iniziative e “rinfrescando” l’ingegno di alcuni valorosi giovani, tra questi anche il figlio Emanuele, che non volevano dimenticare “le apprese lettere”. Con loro formò un cenacolo letterario. Filantropo e massone, diresse il Comitato di pubblica sicurezza durante i caotici giorni del 1848 e fu tra i primi, al tempo della rivoluzione del 1860, ad accogliere i garibaldini della colonna guidata dal “colonnello” Vincenzo Giordano Orsini, inseguita dalle truppe borboniche agli ordini degli ufficiali Von Mechel e Bosco.

Presiedette, pure, il Governo provvisorio locale.

Medico, poeta, prosatore, patriota, spirito aperto e liberale, fu socio di diverse accademie e collaboratore di numerose testate, molte delle quali a carattere letterario. Nel 1856 a Sambuca fondò e diresse «L’Arpetta», periodico di “amenità letterarie” e di tendenze liberali, aperto e pluralistico, con cui si cercò di creare un clima di “piccola Arcadia” in un ambiente non alieno dalla vivacità culturale.

«L’Arpetta» fu stampata per la prima volta il 10 aprile 1856. I numeri successivi uscirono puntualmente il 10, il 20 e il 30 di ogni mese. Le pubblicazioni durarono appena un anno: l’ultimo numero porta la data del 30 marzo 1857 (in totale 288 pagine e 36 numeri).

Lettore avidissimo, scrittore eclettico e assai prolifico, il Navarro si provò nei generi più disparati. Il suo stile fu definito dallo studioso Attilio Marinari quello di un’«arcadia classico-romantica». A Sambuca dedicò, in particolare, l’inno Il Calvario di Sambuca (Palermo, Stamperia Carini, 1854), con cui intese lodare la costruzione eretta dai Gesuiti, e soprattutto il Cenno intorno a Sambuca, apparso per la prima volta sul settimanale artistico-letterario «Il Buon Gusto» del 1852, n. 14. Il Navarro poi lo estrasse dal settimanale e lo fece riprodurre, dodici pagine in tutto, a Palermo, sempre nel 1852, dalla Stamperia Carini, con il titolo Cenno intorno a Sambuca. Del dott. Vincenzo Navarro. Quattro anni dopo, tra il luglio e l’agosto 1856, lo pubblicava sui numeri de «L’Arpetta». Il Cenno è un documento prezioso, dal punto di vista storico e culturale, poiché il Navarro ci parla dell’origine e dello sviluppo del paese, passa in rassegna i monumenti esistenti, menziona gli uomini che diedero lustro e decoro a Sambuca e mette in evidenza le incomparabili bellezze naturali dei luoghi.

Un ulteriore contributo il Navarro diede a Sambuca nell’estate del 1862, quando sollecitò gli amministratori affinché deliberassero di aggiungere il termine arabo “Zabut” al vecchio nome del paese, adducendo motivazioni storiche e culturali, ma anche per distinguere il nostro comune da Sambuca Pistoiese. L’anno dopo, un decreto reale autorizzava il consiglio comunale ad assumere la nuova denominazione di Sambuca Zabut. Denominazione che si adottò fino al 1923, quando, in ossequio alle direttive autarchiche del fascismo (“Zabut” ricordava le contaminazioni che avemmo con i musulmani), fu sostituita da Sambuca di Sicilia.

Vincenzo Navarro si spense a Sambuca nel 1867.

 

                           
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