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Speciale convegno: Navarro e Stendhal, di Piero Meli
Speciale convegno: Navarro e Stendhal, di Piero Meli admin
admin - lunedì, 14 maggio, 2018
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Cultura&Turismo [49]

L’Araldo pubblica gli interventi del “3° Convegno di studi navarriani” svoltosi a Sambuca di Sicilia il 12 maggio 2018, in occasione della X edizione del Premio Internazionale Navarro.

Il primo intervento che pubblichiamo è quello del prof. Piero Meli incentrato su “Emanuele Navarro della Miraglia e Stendhal”


di Piero Meli  

Navarro della Miraglia si occupò due volte di Stendhal. Una prima volta, con un medaglione dal titolo Stendhal, in Macchiette Parigine; e una seconda volta con un articolo intitolato Amore su “Cronaca Bizantina” il 1° marzo 1885, una sorta di  saggio su  De l’amour di Stendhal.

Il profilo di Stendhal di Macchiette Parigine è senz’altro uno dei primi saggi veri e propri apparsi in Italia su Stendhal. Prima di Navarro troviamo solo recensioni e articoli di giornali o semplici cenni, tanto da riscuotere la piena simpatia e l’ammirazione di Luigi Foscolo Benedetto che nella sua monumentale bibliografia italiana su Stendhal lo giudica «un profilo briosissimo, intelligente, sentito».

Su questo profilo non poteva mancare ovviamente l’intervento di Leonardo Sciascia con una Postilla su Stendhal e Navarro apparsa ne La corda pazza nel 1970.

Sciascia ritiene che Navarro quel ritratto, somigliantissimo a quello che ne aveva fatto il Merimée nel 1850, sicuramente l’abbia elaborato sulla scorta delle dicerie, delle malignità e delle notizie su Stendhal che ancora circolavano nei salotti parigini quando Navarro si trovava in Francia. Tutti e due i ritratti di Stendhal, sia quello del Navarro, sia quello di Merimée, giocano ironicamente sulla bruttezza del genio francese, personaggio buffo e patetico insieme.

Anche Sciascia questo profilo di Stendhal lo trova “sentito”, soprattutto quando Navarro a un certo punto scrive del francese: «pretendeva di agire secondo i dettami della ragione, ma fu perennemente dominato dalla fantasia e fece ogni cosa per entusiasmo».  Proprio in questo pensiero Sciascia non può fare a meno di cogliere la perfetta adesione del giovane siciliano all’entusiasmo di Stendhal all’avventura napoleonica così come egli era stato mosso dall’entusiasmo per l’avventura garibaldina. In poche parole, questo è per Sciascia uno dei pochi giudizi su Stendhal che appartengono sicuramente al Navarro.

Questo è Sciascia, puntuale e acuto come sempre.

Quattro anni dopo, nell’introduzione a Storielle siciliane, Natale Tedesco riprende questo giudizio di Sciascia, ma si spinge temerariamente oltre, azzardando invece una perfetta somiglianza di carattere tra lo scrittore francese e lo scrittore siciliano, attribuendo insomma allo stesso Navarro quel che Navarro ebbe a scrivere di Stendhal. Che cosa aveva scritto Navarro di Stendhal? «che era sempre di opinione contraria a quella degli altri, che non sopportava che si pensasse in modo diverso dal suo, si offendeva per gli scherzi altrui e passava il tempo a tagliare i panni addosso a tutti e a bisticciarsi coi suoi migliori amici».

Paragone assolutamente improponibile; anzi strampalato. Stendhal -  dice Navarro -  faceva di tutto per apparire immorale ed empio; «parlava spesso in modo pepato e scurrile»; oltraggiava Dio e la provvidenza   e si vantava di tenere poco ai legami familiari. Un carattere dunque che non ha assolutamente nulla a che vedere col perbenismo, col garbo e col contegno aristocratico di Navarro, quello per intenderci che nella prefazione a Donnine scriveva così: «in ogni tempo ho cercato di esprimere coscienziosamente il mio pensiero, senza scrivere mai una frase che non oserei pronunziare in un salotto, davanti a un crocchio di signore».

Se dunque Natale Tedesco avesse letto con più attenzione il profilo di Stendhal si sarebbe reso conto come Stendhal fosse chiaramente antipatico al Navarro, proprio perché presenta qua e là – è Navarro a dirlo - «un granellino di sconvenienza».  Un’antipatia così forte, dovuta anche all’ostentato cinismo e alla mancanza di sentimenti generosi del francese, che gli «rendono antipatiche le sue creazioni».

Questo è Natale Tedesco.

Ma andiamo a un altro critico, che è il caso di definire stratosferico. Vediamo cosa dice Mario Strati di Stendhal. A pag. IV (a numeri romani) dell’introduzione a Ces Messieurs et ces Dames Mario Strati scrive come Navarro durante il suo soggiorno parigino abbia conosciuto non solo Petruccelli della Gattina o George Sand, ma anche Henry Beyle ovvero Stendhal. Bene. Una domanda: ma come poteva Navarro conoscere Stendhal a Parigi, se Stendhal era morto il 23 marzo 1842, quando Navarro aveva 4 anni?

Questo è Mario Strati, quello che nelle novelle di un autore trasgressivo come Navarro vi trova “incidenze stilnovistiche” ovvero il tema della donna-angelo. Capite? “incidenze stilnovistiche”. Motivi – dice lui – che «rimandano al Dolce stil novo». Incredibile!  Siamo ripiombati indietro di parecchi secoli. Ma dove sono andate a finire le novelle “stuzzicanti”, “ardite”, “arrischiate” che procurarono al Navarro

gli anatemi della critica parruccona?  che scandalizzarono il conte De Gubernatis, il quale nella rivista londinese “Athenaeum” condannò Verga e Navarro per aver adottato un genere «riprovevole», rimestando la feccia del demi-monde?

Evidentemente Mario Strati non solo non ha capito niente di Navarro ma addirittura sconosce certi episodi della nostra storia letteraria tra Scapigliatura e Verismo e cioè che Navarro insieme al Verga e a Cesare Tronconi  di Passione maledetta fu incluso tra gli autori della cosiddetta “letteratura disonesta” che scatenò violente polemiche e che a Torino nel 1876  si celebrò un processo contro le pubblicazioni immorali e disoneste dell’editore Brigola, editore appunto di Verga, Navarro e Cesare Tronconi. Altro che incidenze stilnovistiche!

Quanto abbiamo detto dà l’idea dello stato di salute della critica ufficiale navarriana. Che idea farsi? Una sola. Quella di una critica tracomatosa, spesso improvvisata, superficiale e dilettantistica.

Ancora oggi non rimane che lui e sempre lui: Leonardo Sciascia.

 

                           
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