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Sdoganato l'erotismo nell'opera di Navarro. Lo scrittore accusato di antifemminismo
Sdoganato l'erotismo nell'opera di Navarro. Lo scrittore accusato di antifemminismo admin
admin - sabato, 12 maggio, 2018
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Sdoganato l’erotismo nell’opera letteraria di Emanuele Navarro. Sembra questa la novità più evidente del “III Convegno studi navarriani” che ha accompagnato la X edizione per “Premio Internazionale Navarro”, svoltosi sabato 12 maggio, presso la sala convegni della Banca di Credito Cooperativo di Sambuca di Sicilia.

Ed il merito è da attribuire al presidente, cuore e anima del Premio, Enzo Randazzo.

Nelle passate edizioni del “convegno sugli studi navarriani” l’erotismo e la sfera sessuale, presente nella prosa del “padre del verismo”, Emanuele Navarro, erano rimasti fuori dal dibattito. Tranne qualche rara eccezione.

Nell’edizione 2018 la questione è stata programma e messa in scaletta. Così Daniela Rizzuto è stata chiamata a relazionare su “Salotti ed erotismo ne ‘La vita color di rosa’”; mentre Caterina La Rocca ha sviluppato il tema: “Emanuele Navarro e la sofisticazione della morale sessuale siciliana”.

“Revocato”, quindi, l’anatema che – come in più di una occasione ricordato da Piero Meli - nel 1876, vide sia Navarro che Verga accusati di far parte di quella “letteratura disonesta” che allora appestava l’Italia con la rappresentazione del demi-monde. Espressione – presa in prestito dal titolo di una commedia di A. Dumas figlio (Le demi-monde, 1855) – che, nel XIX sec, indicava la società equivoca della quale facevano parte sia le donne di ceto inferiore, i cui facili costumi suscitano scandalo negli ambienti benpensanti, che quelle di classe superiore che conducevano una vita spregiudicata. Cioè amori e corruzione di un ambiente sociale parigino che non era né borghesia e nemmeno “gran mondo”.

E questo punto di vista di Emanuele Navarro sulle donne, tratteggiato nelle sue novelle, ha indotto Licia Cardillo a puntare il dito sul letterato accusandolo di “antifemminismo”. Un intervento puntuale quello del direttore de “La Voce” su “Emanuele Navarro e le donne”.

Le donne, oh le donne! (che è anche il titolo di un saggio di Licia Cardillo). Eppure la presenza femminile al convegno è stata numerosissima.

 

Ma non si è parlato solo di donne al convegno. Il sottotitolo del convegno era “I Navarro e gli altri”. Ed i Navarro sono due: Vincenzo, il padre, ed Emanuele, il figlio. Angela Campo ha puntato il suo intervento sui rapporti tra Vincenzo Navarro e Francesco Crispi, entrambi originari di Ribera; mentre Grazia Vetrano ha analizzato i rapporti di Navarro padre con Calogero Amato Vetrano.

Non potevano mancare le disquisizioni sui rapporti tra l’autore de “La Nana” e gli altri intellettuali che in un modo o nell’altro sono venuti in contatto con lui. Daniela Balsamo si è soffermata sui rapporti tra Navarro e Capuana; Gabriella Cacioppo ha focalizzato le frequentazioni tra Emanuele e Neera (all’anagrafe: Anna Zuccari in Radius, autrice di “Teresa”). E se a Daniela Bonavia è toccato mettere a confronto Emanuele Navarro e Matilde Serao, Anthony Bentivegna si è occupato dei rapporti tra il “padre” del verismo e gli impressionisti.

Piero Meli, chiamato a fare il punto sulle correlazioni tra Navarro e Stendhal, ha fatto le pulci a due studiosi del fondatore del settimanale “La Fronda”: Mario Strati e Natale Tedesco. C’è da scommettere che, ove gli atti del convegno dovossero essere pubblicati, il dibattito letterario avrebbe un seguito e ne gioverebbe.

I rapporti tra Vincenzo Navarro e Sambuca Zabut (“diventata Sambuca di Sicilia soltanto nel 1923”, è stato ricordato) sono stati messi a fuoco da Michele Vaccaro. Invece Mimma Franco ha dato atto che la novella “Una Festa”, contenuta nella raccolta “Storielle siciliane”, rappresenta un “affresco” della principale festa locale che si svolge a maggio e che, per una strana coincidenza, è iniziata lo stesso giorno del convegno.

Enzo Castellano ha illustrato l’esperienza dell’autore di “Ces messieurs et ces dames” e di “Macchiette parigine” nei giornali. Emanuele Navarro, nei suoi otto anni di permanenza a Parigi, infatti, oltre che con “La Vie Parisienne”, collaborò con diversi altri giornali francesi. Mentre Ida Rampolla del Tindaro ha allargato gli orizzonti parlano del periodo in cui Navarro visse a Parigi.

Della modernità dell’opera dell’intellettuale di origine sambucese ha parlato Gisella Mondino.

Che lo scrittore Navarro fosse amante dell’umorismo e che si sentisse un aristocratico è stato sottolineato da tanti. A Parigi si spacciava per conte e al suo cognome aggiunse “della Miraglia”. Ma è toccato a Joseph Cacioppo – chiamato a relazionare su Navarro ed il mondo contadino – ricordare un pensiero autografo di Navarro, richiamato da Piero Meli nell’introduzione a “Il ventaglio chinese”: “Per la natura delle loro funzioni sociali, i contadini vivono di una vita prettamente materiale che si avvicina allo stato selvaggio. Il lavoro quando opprime il corpo, annienta la forza purificatrice del pensiero, principalmente nelle persone che uniscono alla miseria l’ignoranza”. Un pensiero che segna un solco profondo tra Emanuele Navarro ed il mondo contadino.

Come dire: l’opera e la vita dei Navarro, padre e figlio, è stata affrontata in tutti i suoi aspetti.

Dal tavolo della presidenza, oltre al presidente del Premio Enzo Randazzo, hanno coordinato i lavori ed il rituale Lionistico, la presidente del Lions Sambuca Belice (che ha patrocinato la manifestazione) Teresa Monteleone, coadiuvata da Loretta Abruzzo e Filippo Salvato.

Al convegno ha partecipato anche il prof. Giovanni Ruffino, che ha portato i saluti del Centro studi filologici siciliani del quale è presidente.

I lavori del convegno sono stati impreziositi con stacchetti musicali e dalla lettura di alcuni brani dell’opera navarriana.

                           
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