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CHE COS'E' IL BULLISMO
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CHE COS'E' IL BULLISMO admin
admin - lunedì, 5 marzo, 2018
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Cultura&Turismo [65]
Di Sara Azzali



Esistono diverse forme di aggressività tra pari, che non sempre rientrano nel bullismo. Facciamo un po’ di chiarezza su cosa è e cosa non è bullismo. Si verifica una situazione di bullismo quando all’interno di un gruppo alcuni bambini o ragazzi vengono costantemente presi di mira con azioni di prevaricazione agite da uno o più bimbi/ragazzi, il tutto in presenza di spettatori e in modo continuativo nel tempo. Elementi caratteristici di questi fenomeni sono dunque: - Un’asimmetria di potere tra bulli e vittime, che rende “facile” prendersela col soggetto più debole - La presenza di un gruppo che sostiene il fenomeno partecipando o non intervenendo -Una continuità temporale, per cui la sofferenza della vittima deriva non solo dal gesto prevaricante, ma anche dal tormento generato dal reiterarsi degli eventi E’ ben evidente come uno scherzo, o una frecciatina non rientrino in questo: nello scherzo ci si diverte entrambi, con la frecciatina si stuzzica qualcuno, ma senza ledere l’altro. Viceversa atti aggressivi “penali” ledono l’atro deliberatamente senza la necessità di un pubblico, anzi spesso vengono compiuti “nell’ombra” non rientrando nel bullismo (vedremo più avanti come nel cyberbullismo purtroppo le due cose purtroppo si “fondino”!). Nelle situazioni di bullismo invece si “fa del male” a qualcuno per mostrare di valere e per ribadire una gerarchia di relazioni di potere. A uno sguardo ingenuo può sembrare che solo la vittima soffra: invece tutto il gruppo “sta male”. Da una parte i bulli esprimono sui malcapitati un disagio che non riesce a tradursi in altre forme. Gli spettatori partecipi o “muti” sentono di non aver strumenti per fare diversamente, in genere temendo di divenire le prossime vittime. Dunque se abbiamo il sentore che i nostri ragazzi stiano vivendo una dinamica di questo tipo, al di là della parte che ognuno svolge bullo, vittima, gregario, sarebbe importante segnalare la situazione alla figura di riferimento (insegnante, allenatore, educatore, ecc.) in maniera da poter lavorare con l’intero gruppo. Perché per trasformare il proprio dolore e cambiare le dinamiche di un gruppo spesso è indispensabile un adulto che non si fermi alla ricerca di un “colpevole”, ma piuttosto che “prenda per mano” e accompagni a capire. 


Dott.ssa Azzali Sara Psicologa Psicoterapeuta







                           
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