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Le asimmetrie del 50° anniversario del terremoto del 1968. Alla protesta del sindaco Valenti vengono preferite le immagini commemorative
Le asimmetrie del 50° anniversario del terremoto del 1968. Alla protesta del sindaco Valenti vengono preferite le immagini commemorative admin
admin - domenica, 14 gennaio, 2018
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E’ l’immagine della chiesa di S. Antonio, a Santa Margherita di Belice, la chiave di lettura del 50° anniversario del terremoto che, nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio 1968, portò morte e distruzione nella valle del Belìce. L’immagine inequivocabile di una ricostruzione mai completata. Almeno a S. Margherita di Belice. Ancorché siano trascorsi 50 anni dalla tragedia che portò alla ribalta nazionale un territorio quasi sconosciuto. Tant’è che i cronisti ne storpiarono il nome spostando l’accento sulla prima “e” di Belìce, invece che porla sulla corretta “ì”.

Una chiesa dimenticata. Abbandonata al suo destino. I fondi per la sua ricostruzione risalgono alla fine degli anni ottanta del secolo scorso. I lavori iniziano ai primi degli anni novanta. Intoppi burocratici bloccano tutto. Passano gli anni e diminuisce il valore del finanziamento dello Stato. Con l’originario finanziamento si riesce a completare, un paio di anni fa, soltanto la canonica.

Di completare l’importante luogo sacro, che prima del sisma del gennaio dava il nome ad un quartiere, nessuno parla più.

Come nessuno parla più dei fondi necessari al completamento della ricostruzione post terremoto. Almeno a Santa Margherita di Belice. Malgrado siano trascorsi 50 anni da quando le scosse fecero crollare anche la chiesa di S. Antonio.

La cerimonia commemorativa, alla quale partecipa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è incentrata a mostrare la “bellezza” della Valle del Belice post sisma, a chiedere una “zona franca” per incentivare lo sviluppo economico del territorio. La parola d’ordine è “rinascita”. Archiviata le frase “completamento della ricostruzione”.

Eppure l’ex ministro ai lavori pubblici Antonio Di Pietro era stato chiaro nel corso di una audizione in Parlamento: “Il Ministero ha chiare quali sono le somme necessarie per completare la ricostruzione della Valle del Belìce, ma se il Parlamento non inserisce tali somme nel bilancio dello Stato, non vedo cosa possa fare il Ministro”.

Anche l’ex ministro alle infrastrutture e trasporti Maurizio Lupi nel 2014, in visita a Santa Ninfa sempre in occasione di un anniversario del terremoto del Belìce, promise il suo impegno. Impegno mai concretizzatosi in fatti concreti.

Ed ora i sindaci belicini hanno quasi vergogna a richiedere interventi concreti per completare l’opera di ricostruzione. Almeno a Santa Margherita di Belìce.

Su questa scia si sono incanalati anche i media. Si parla del recupero delle sculture di Gibellina, della riduzione della popolazione di Salaparuta, Poggioreale e Partanna. Anche il TG3, nel suo servizio su Santa Margherita di Belice del 14 gennaio, fa vedere le immagini del terremoto del 1968 custodite nel Museo della Memoria del paese del Cafè House. Ed intervista, non il sindaco Franco Valenti, ma il coordinatore delle manifestazioni commemorative (alle quali partecipano solo sette dei 21 Comuni tra i quali vengono ripartiti i finanziamenti dello Stato).

Ed il sindaco Franco Valenti rafforza l’immagine asimmetrica della chiesa di S. Antonio: da un lato partecipa alle celebrazioni di “rinascita” assieme ad altri sei Comuni (sono suoi fedelissimi due componenti dello staff organizzativo) e dall’altro lato organizza una “protesta garbata” passando la notte, tra il 14 ed il 15, in una tenda fatta allestire nella “zona Pasotti”. Ma il TG3 non parla dell’iniziativa del sindaco preferendo dare voce all’ex vicesindaco ed oggi organizzatore delle manifestazioni commemorative. Eppure nella “zona Pasotti” (che stranamente tutti indicano come “zona Cannitello”) mancano le urbanizzazioni primarie: strade, fognature e servizi a rete,  anche se in tale area alcuni margheritesi hanno ricostruito la loro casa e vi abitano.

Dimenticato anche il proclama dello scorso anno quando il sindaco di Santa Margherita di Belìce chiedeva di rivedere il criterio di riparto dei finanziamenti statali tra i 21 Comuni terremotati. Forse perché il Parlamento italiano si è scordato del Belìce.

Dimenticata anche la “commissione sul Belìce”, promessa dall’ex Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, nel 2014. Malgrado gli ultimi finanziamenti per la ricostruzione siano transitati dal bilancio regionale e abbiamo risentito dalla farraginosità burocratica del Dipartimento della Protezione Civile regionale.   

Così questo 50° anniversario passerà alla storia come quello dei due forni. Uno di politica “estera”, con centro le manifestazioni che vedono il Presidente Mattarella in visita a Partanna, basato sull’immagine di “rinascita”. L’altro di politica “interna”, ad uso e consumo di chi aspetta, dopo 50 anni, la ricostruzione della propria casa e della propria chiesa, distrutte 50 anni fa dal sisma. Ed oggi è vittima dello oblìo collettivo.    

 

                           
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