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A 50 anni dal sisma del '68, i 'Gesummaria" amorosi di Maria Stella e la fiaccolata per la 'zona Pasotti' di S. Margherita
A 50 anni dal sisma del '68, i 'Gesummaria" amorosi di Maria Stella e la fiaccolata per la 'zona Pasotti' di S. Margherita admin
admin - mercoledì, 10 gennaio, 2018
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di Joseph Cacioppo

“Gesummaria!”. Viene voglia di riprendere l’esclamazione che don Fabrizio di Salina attribuisce alla moglie Maria Stella – nel descrivere i momenti di maggiore emozione quando si trova a letto tra le sue braccia di uomo vigoroso - nell’apprendere che, nel 50° anniversario del terremoto del gennaio 1968, a Santa Margherita di Belice è prevista una fiaccolata nella zona dell’ex baraccopoli Pasotti. Che i media già storpiano in “zona Cannitello”, come nel 1968 spostarono l’accento da Belìce a Bèlice.

Onestamente ci si aspettava di più.

Dopo 50 anni dal dramma che, nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio del 1968, portò morte e distruzione in quella Valle situata all’incrocio di tre province: Agrigento, Palermo e Trapani, e che ha incoronato Santa Margherita di Belice come la cenerentola della Valle del Belìce, ci si aspettava di più.

Ecco perché la fiaccolata, all’interno del “cantiere a cielo aperto” della zona Pasotti, appare come il “segno della croce di Maria Stella” di fronte alla “vigorosità” dei ritardi nell’opera di ricostruzione.

Nella zona Pasotti (la zona Cannitello non è interessata dalla ricostruzione, nda) sono sorte delle case ricostruite in sostituzione di quelle distrutte dal sisma del 1968. Anche se mancano le opere di urbanizzazione primarie: strade, fognature e i servizi a rete. Ovvero, manca anche il progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione primaria.

Nella zona, subito dopo l’emergenza sismica, fù allestita una baraccopoli che prese il nome dell’impresa che realizzò le baracche. Così da 50 anni quell’area è individuata come “zona Pasotti”.

Per dare a tutti i terremotati la possibilità di ricostruirsi una casa, in detta zona (estesa fino alla zona delle baracche Espi ed a quella delle baracche Canadesi) sono stati individuati dei lotti di terreno edificabili attraverso un piano particolareggiato di iniziativa pubblica.

Una quindicina di anni fa, circa un milione e mezzo di euro (facente parte di un finanziamento statale) fù accantonato per procedere alla progettazione delle opere di urbanizzazione primarie della “zona Pasotti”.

Era l’epoca dell’Amministrazione Mangiaracina. Passano gli anni e passano le amministrazioni.

A Mangiaracina i margheritesi preferirono il sindaco Santoro. Questi provò a redigere d’ufficio il progetto esecutivo delle opere di urbanizzazioni, ma senza troppa convinzione. Tant’è che più di un milione di euro, accantonate dalla passata amministrazione comunale, venne stornato dal capitolo delle opere pubbliche al capitolo dell’edilizia privata.

A quella di Santoro, sei anni fà è succeduta l’Amministrazione Valenti. Franco Valenti ha tenuto la delega ai lavori pubblici e all’urbanistica per due anni e mezzo. 

Del progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione nessuno ha più parlato.

Dopo due anni e mezzo Valenti cede le deleghe all’ing. Mariano Palermo. Il neo assessore, in un incontro pubblico con i tecnici del territorio, spiegò che avrebbe voluto proporre di affidare l’incarico della progettazione esecutiva al Provveditorato alle Opere Pubbliche per la Sicilia, ma il sindaco aveva già preso dei contatti con la Protezione Civile siciliana.

Ed infatti da lì a poco spuntò una convenzione stipulata tra il Comune belicino e la Protezione Civile. All’interno della convenzione, ad una attenta lettura, si poteva scorgere anche “l’incarico” conferito alla Protezione Civile di redigere il progetto esecutivo dei lavori di urbanizzazione primaria della “zona Pasotti” e di curarne la direzione dei lavori. Una sorta di cavolo a merenda, visto le funzioni di ufficio tecnico a supporto degli enti locali spesso sono svolte dal Provveditorato alle Opere Pubbliche e non dalla Protezione Civile. Ma tant’è.

Sta di fatto che, dopo due anni, l’assessore Palermo si dimette e le sue deleghe assessoriali vengono conferite all’architetto Paolo Morreale. Con la nuova legislatura la delega ai lavori pubblici e all’urbanistica passa al geometra Maurizio marino. Ma del progetto esecutivo delle opere di urbanizzazioni primarie della “zona Pasotti” non si hanno notizie.

Come non si hanno più notizie dei restanti 500 mila euro accantonati dall’Amministrazione Mangiaracina e non spesi dal sindaco Santoro.

Intanto nel 2014 i fondi statali destinati alla ricostruzione post sisma transitano dalla Regione Siciliana, attraverso il Dipartimento Regionale della Protezione Civile.

Con questa nuova procedura il trasferimento dei finanziamenti dalla Regione Siciliana ai Comuni terremotati deve fare i conti con il suo patto di stabilità interno alla Regione. Ed è così che i fondi pro-ricostruzione arrivano ai Comuni soltanto se e quando la Protezione Civile regionale ha disponibilità di cassa.

Non si ha notizia che il Dipartimento regionale della Protezione Civile abbia messo mano al progetto esecutivo delle opere di urbanizzazione primarie della “zona Pasotti”. Risulta invece che ha finanziato, con poco meno di 500 mila euro, la demolizione di “palazzo Lombardo”, sempre a Santa Margherita di Belice.

Intanto nel paese del Cafè House, dove Giuseppe Tomasi di Lampedusa trascorse la sua infanzia, in assenza di un progetto esecutivo dei lavori di urbanizzazione si costruisce con le “quote altimetriche” delle vecchie ed estemporanee baraccopoli. Aspettando che qualcuno rediga il necessario progetto esecutivo.

“Si, “Gesummaria”, quanta disattenzione anche in ambito locale.  

                           
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