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50° anniversario del terremoto nella Valle del Belice: per il completamento della ricostruzione mancano i fondi ma anche la volontà locale
50° anniversario del terremoto nella Valle del Belice: per il completamento della ricostruzione mancano i fondi ma anche la volontà locale admin
admin - sabato, 6 gennaio, 2018
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Era il pomeriggio del 14 gennaio 1968 quando la terra cominciò a tremare nella Valle del Belìce, un lembo di terra compreso tra le province di Agrigento, Palermo e Trapani. Una sorta di preavviso delle tremende scosse che nella notte avrebbero raso al suolo intere comunità.

Sette i Comuni gravemente colpiti, che sarebbe diventati un centinaio con i primi provvedimenti legislativi. Dopo 50 anni la “cenerentola” è rimasta S. Margherita.

Partì male la ricostruzione del Belìce. Mancavano i riferimenti legislativi. L’ultimo terremoto risaliva a quello di Messina, cioè a prima della grande guerra.

Il mondo era cambiato. Non era possibile utilizzare l’esperienza passata. Caso mai ce ne fosse.

La legge che sbloccò la ricostruzione dell’edilizia privata arriva nel 1976, la n. 178, cioè dopo otto anni. Con la legge n. 241 del 1968 si provvide all’emergenza, a gettare le basi per le opere pubbliche gestite direttamente dal Ministero dei lavori pubblici, prima attraverso l’Ispettorato generale per le zone terremotate e poi tramite il Provveditorato alle opere pubbliche.

Per la ricostruzione dell’edilizia privata interessata dal sisma, la legge del 1976 fù lungimirante: istituì delle speciali commissioni edilizie comunali. Una sorta di “conferenza di servizi” permanente che, nel resto d’Italia, avrebbero visto la luce nel 1990.

Ma mentre la “conferenza di servizi” del 1990 è affidata ai tecnici che si devono esprimere sul progetto edilizio, quella del Belìce del 1976 era ed è in mano ai politici. Ed anche i componenti tecnici sono “suggeriti” dai politici.

E così quella che era una novità nel 1976, oggi è una grossa palla al piede. Succede così che infermieri, imprenditori agricoli, uscieri, insegnanti fuori sede, ed esperti di catasto, sono chiamati decidere su regole urbanistiche ed a determinare i contributi statali spettanti agli aventi diritto.

Succede quindi che l’agenda, e l’ordine del giorno, vengono stabiliti dalla politica.

Con la scusa delle “leggi speciali sul Belìce”, poi, si punta a derogare (o raggirare) le norme, nel frattempo sopraggiunte, sulla semplificazione amministrativa, sulla trasparenza.

E così mentre nel resto d’Italia, o nella stessa Sicilia, un progetto edilizio si intende approvato dopo 30, 60 o 120 giorni dalla sua presentazione, a Santa Margherita di Belice ci sono progetti che aspettano di essere esaminati da oltre otto anni.

E nessuno si scandalizza. Essendo l’attesa - da sempre - funzionale al ruolo della “politica”.

Succede poi che i finanziamenti accantonati per la progettazione delle opere di urbanizzazione mancanti, siano state poi stornate - in ambito locale - per finanziare anche unità immobiliari diverse dalla prima su lotti propri. Mentre i lotti di terreno compresi nei piani urbanistici di ricostruzione non vengono assegnati. Forse, per non far venir meno il “bisogno”.

                           
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