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50° anniversario del terremoto: aspettando Godot senza turbare la compiaciuta attesa del nulla
50° anniversario del terremoto: aspettando Godot senza turbare la compiaciuta attesa del nulla admin
admin - mercoledì, 3 gennaio, 2018
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Aspettando Godot. E’ la più famosa opere teatrale di Samuel Beckett, il refrain del 50° anniversario del terremoto che, tra il 14 ed il 15 gennaio 1968, portò morte e distruzione nella Valle del Belìce.

 

Aspettando il completamento dell’opera di ricostruzione. Anniversario dopo anniversario, dopo 50 anni, il tempo sembra essere passato invano.

 

Come dire: il teatro dell’assurdo che prevale sul pessimismo gattopardiano? Almeno a Santa Margherita di Belìce, dove Giuseppe Tomasi di Lampedusa trascorse la sua infanzia. Almeno nella “donnafugata” che, dopo 50 anni, rivive il dramma di Beckett costruito intorno alla condizione dell'attesa.

 

E così i margheritesi, che potremmo chiamare Didi e Gogo, si ritrovano ancora sulla strada “aspettando Godot”.

 

Succede così che un finanziamento di 160 mila euro, da sette anni, è fermo in un cassetto comunale in attesa che venga approvato il progetto per completare due tratti di portici di via Libertà (strada trasformata in piazza con la chiusura al transito).

 

Un finanziamento che arriva da lontano: una ventina di anni almeno. Finanziato dallo Stato per realizzare i portici di via Libertà. Si perse tempo, tanto tempo. Poi il progetto originario fu approvato ed i lavori furono appaltati.

 

Il lungo tempo trascorso tra il finanziamento e la realizzazione dell’opera rese i fondi non sufficienti a completare l’opera.

 

Addirittura pare che per appaltare i lavori in un primo momento si era mosso un soggetto non competente. Pubblicato l’avviso di gara d’appalto, qualcuno fece notare l’errore e fu ingranata la marcia indietro. Intanto si erano spesi dei soldi.

 

Sta di fatto che, anche se con grande ritardo, i portici furono realizzati solo nel tratto principale di via Libertà. Restavano da realizzare quelli che svoltano su via S. Francesco e quelli di “chiusura” dal lato di piazza Matteotti.

 

Con l’appalto principale è rimasto non speso un residuo di finanziamento di 160 mila euro. Che da sette anni aspetta di essere speso.

 

MA nessuno, in ambito locale, si attiva.

 

Anzi, un anno fa, in vista delle elezioni comunali di giugno, qualche “personaggio” di Beckett ebbe la felice idea di attingere a quelle somme per dare una “leccata di asfalto” a via Genova. Il consiglio comunale approvò all’unanimità.

 

L’allora consigliere comunale Toni Rosalia si accorse del “pasticcio” e mise le mani avanti.

 

L’amministrazione di Franco Valenti, di fronte all’azione del consigliere Rosalia, fece marcia indietro. Per la “leccata di asfalto” i soldi (48 mila euro) furono presi dal bilancio comunale. Ma i 160 mila euro sono rimasti fermi nel cassetto.

 

In attesa che vanno in “perenzione”, cioè che lo Stato (oggi attraverso la protezione civile della Regione Siciliana) se li incameri. Come è successo in passato con altri fondi stanziati per l’opera di ricostruzione post terremoto.

 

Chissà se Beckett, scrivendo “Aspettando Godot”, aveva previsto che da lì a poco Giuseppe Tomasi di Lampedusa avrebbe fatto dire al principe di Salìna: “I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria, ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se si tratti di Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla”.

 

                           
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