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MINDFUL EATING DI TERESA MONTESARCHIO
Una metodologia innovativa per regolare il rapporto con il cibo
MINDFUL EATING DI TERESA MONTESARCHIO admin
admin - giovedì, 14 dicembre, 2017
Apelibraria [39]


di Laura Bonelli



La Mindfulnes è una disciplina olistica che sintetizza studi psicologici e neuroscienza con le tradizioni mistiche orientali, dando modo a chi la approccia di entrare in contatto con livelli  di sé che vanno oltre il modo di agire e pensare nel quotidiano.

Serve al riequilibrio psicofisico personale, ad essere maggiormente empatici con chi ci sta davanti. Il libro Minful eating di  Teresa Montesarchio (EPC Editore) utilizza le tecniche proprie di questo metodo per educare mente e corpo a riappropriarsi di un rapporto armonico con il cibo.

Gli squilibri della dieta sono una vera piaga del mondo moderno occidentale, dietro a quali si nascondono disagi psicologi e interiori che tendono a creare un circolo vizioso dal quale è difficile uscire.


L’autrice è psicologa, specializzata in psicoterapia cognitivo-comportamentale presso l'Istituto A.T. Beck e giornalista. È co-fondatrice e direttrice del Centro Alimentazione Strategica, in cui svolge lavoro di clinica, ricerca e formazione sul comportamento alimentare. In questo libro pone l’accento sulla necessità di diventare un mangiatore consapevole, di stanare la fame falsa e di rendere la propria vita più costruttiva attraverso un concetto che sembra essere quasi svanito in questo tempo individualistico, ovvero il senso di gratitudine.

La gratitudine apre ad una nuova percezione dell’essere ed è la vera strada verso la felicità. Un uomo grato e felice non scarica i suoi bisogni sul cibo e il corpo non viene appesantito da eccesso calorico e alimenti inadatti.

Un manuale di autoconoscenza interessante, con schede e indicazioni per trovare in se stessi la giusta energia e divenire coscienti che imparare a volersi bene è possibile.

 

Qual è l'approccio della Mindful Eating?

 La Mindful Eating ha tre grandi radici. La prima è quella che affonda nella tradizione buddista, che attraverso la pratica meditativa insegna alle persone a gestire le proprie emozioni, senza reagire automaticamente attraverso il cibo. La seconda grande radice si immerge nella psicoterapia cognitivo comportamentale, prendendo a prestito degli strumenti che hanno lo scopo di desensibilizzare le persone all’ansia che caratterizza il loro rapporto con alcuni cibi in particolare, che vengono percepiti come pericolosi: cioccolato, patatine fritte, pizza, etc etc… L’ultima radice è costituita dalla psicoeducazione: solo attraverso la buona informazione le persone possono prendere scelte consapevoli e liberarsi da tabù condizionanti e del tutto infondati.

 

 Il problema della società attuale è il cibo o altro?

 Sicuramente l’altissima disponibilità di cibo poco nutriente, molto saporito ed a basso costo rappresenta un ostacolo all’alimentazione consapevole, ma non ne è la causa. La Mindful Eating crede fermamente che il problema non è mai il cibo, ma il nostro rapporto col cibo e con l’atto stesso del mangiare. Il vero problema è che non sappiamo stare con le nostre emozioni, per cui sentiamo questa implacabile necessità di disfarcene, di spostare l’attenzione, di “scaricare” la tensione emotiva, anziché semplicemente starci, interrogarsi ed attuare delle azioni concrete nella nostra vita in vista della nostra felicità.

 

 Che ruolo ha la gratitudine nel rapporto con il cibo?

 Chi ha un problema col cibo, spesso è ipersensibile al giudizio altrui e percepisce “l’altro” come un nemico. La gratitudine è un sentimento che spesso è legato all’incontro con l’altro in quanto “amico”. L’esperienza di relazioni caratterizzate da cooperazione e non sempre da competizione, accompagna le persone verso un graduale allentamento dell’ansia da “esame” nei confronti dell’altro e ad esperire un numero via via inferiore di accessi angosciosi che, in queste persone, vengono gestite attraverso il cibo.

 

Cosa significa diventare un mangiatore consapevole?

 Diventare un mangiatore consapevole significa tante cose. Significa innanzitutto lasciare andare gli automatismi, il cosiddetto “pilota automatico” che spesso ci spinge a mangiare prima ancora che possiamo deciderlo realmente. Significa conoscersi e conoscere e, di conseguenza, scegliere come nutrirsi in maniera informata, saggia, soddisfacendo sia la fame del corpo che quella dei sensi. Significa prendersi cura di sé ad un livello profondo e assumersi la responsabilità di prendere delle scelte concrete nella propria vita a tutto tondo: sul lavoro, in amore, in famiglia e in amicizia. Questi, infatti, sono campi che spesso creano frustrazioni e ansia che le persone che si sentono “bloccate” gestiscono, poi, attraverso il cibo. Infine, essere un mangiatore consapevole vuol dire prendere consapevolezza ed alimentare il profondo senso di connessione che ci lega inevitabilmente ad un ecosistema che è molto più grande di noi e, di conseguenza, a prendere scelte consapevoli che, sappiamo, hanno un impatto non solo su di noi, ma anche sui nostri cari e sull’intero pianeta.










                           
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