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INTERVISTA A GUIDO CRAPANZANO
Dal Clan di Celentano alla scelta del bozzetto per l'euro
INTERVISTA A GUIDO CRAPANZANO admin
admin - martedì, 1 agosto, 2017
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Apelibraria [60]

di Laura Bonelli


Da giovane era conosciuto come Guidone, uno dei cantanti che a cavallo tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 portarono il rock and roll in Italia. E’ stato attore, ha fatto parte del Clan Celentano assieme a Don Backy e Ricky Gianco, poi una svolta che lo portò ad abbandonare il suo nome d’arte e ad intraprendere nuove strade.

Stiamo parlando di Guido Crapanzano, conosciuto soprattutto come numismatico ed esperto d’arte. Negli anni ’80 ha collaborato  con la rivista Riza Psicosomatica, facendone anche parte con quote societarie. Si è occupato di cibernetica, è stato consulente numismatico per la Banca d’Italia. E’ stato il membro prescelto nella commissione BCE per rappresentare l’Italia nella scelta del bozzetto per l’euro.

Personaggio poliedrico, dalle molte sfaccettature,  con una passione profonda per l’arte, che ha vissuto in prima persona, a contatto con alcuni dei più grandi artisti italiani, tra i quali Enrico Baj, l’artista che portò la patafisica in Italia e Lucio Fontana.

 

 

Che aria si respirava nel mondo dell’arte alla fine degli anni ’50?

 

Farei un passo indietro: il mondo dell’arte figurativa era formato da pittori che avevano il dramma di dover scegliere cosa raffigurare. Nel momento in cui la fotografia raggiuse un certo livello di rappresentazione del vero, il pittore non seppe più cosa fare, bisognava  cercare una novità espressiva per raffigurare la natura ed è quello che fece l'Impressionismo. Il passo successivo lo si deve al Futurismo, il movimento da cui parte la rottura della linea. Nasce Picasso, che spezza la realtà.

L'orinatoio di Marcel Duchamp è la svolta conclusiva. Se si può assurgere ad arte un pisciatoio non ci sono più limiti. Si arriva alla merda in scatola di Piero Manzoni…

 

Enrico Baj come si inserisce in questo momento culturale?

 

Enrico Baj parte con la pittura nucleare. Agli inizi degli anni '50 Baj fece un lavoro al Santa Tecla a Milano, un ritrovo frequentato da filosofi, artisti, intellettuali. E’ il locale in cui nacque il rock in Italia, si suonava il jazz, la musica d’avanguardia. Questo luogo frequentato dall'intellighenzia milanese, fu decorato da due giovani artisti, Enrico Baj che dipinse il soffitto a macchie nere e Lucio Fontana che decorò le pareti con delle forme in gesso.

Il Santa Tecla era frequentato da personaggi molto noti dell'epoca, Una sera venne Arturo Benedetti Michelangeli che era uno dei più famosi pianisti classici, ma aveva una passione per il jazz. Pasolini quando era a Milano passava sempre di lì anche perché al Santa Tecla c'era uno dei primi escort gay, un bellissimo ragazzo.

Negli anni venne frequentato anche da Gaber, Tenco, Celentano, Battisti, Jannacci.

Comunque il proprietario del locale quando vide le decorazioni disse: “Cos'è questa roba?” e l'anno dopo tolse tutto, se l'avesse tenuto sarebbe miliardario!

 

Come conobbe Enrico Baj?

 

Frequentavo la casa di Enrico Baj perché organizzava dei pranzi finanziati da una mecenate di Milano. Enrico proveniva da una famiglia di avvocati e notai e rifiutò quella carriera. Era stato cacciato dalla sua famiglia e viveva in povertà. Io andavo là a suonare.

 

 

C’era un altro locale celebre frequentato dagli intellettuali milanesi, Mamma Lina. Fu lì che Enrico Baj le parlò della patafisica?

 

La patafisica era una nuova corrente culturale, Alfred Jarry era conosciuto anche in Italia, tra le sue opere aveva scritto un libro, “Gesta e opinioni del Dottor Faustroll, patafisico”, da cui prese ispirazione il movimento, molti anni dopo la sua morte.

Credo però che all'inizio la patafisica sia stata una moda. Sfruttando un nome che faceva effetto, la gente restava sorpresa, e voleva approfondire di cosa si trattasse. Dal punto di vista degli effetti la patafisica ti aiuta a cercare il particolare e quindi di uscire dal luogo comune.

 

Un’ultima domanda, lei sa come sono nati i famosi tagli di Fontana?

 

Lucio Fontana aveva un piccolo studio nel quartiere di Brera a Milano. C'era un mercante d'arte, Carlo Cardazzo che gli dava ottanta mila lire al mese in cambio di quattro quadri,  cercava di lanciarlo.

Un giorno a fine mese Fontana gli disse “purtroppo questo mese non sono riuscito a combinare niente, non so più cosa fare, non sono soddisfatto dei miei lavori. Ho lasciato il quadro col fondo bianco fino a due, tre giorni fa, poi per  disperazione, perché non riuscivo a pensare a niente da rappresentare, ho preso un coltello e ho tagliato la tela.

Cardazzo prese lo stesso il quadro e ne chiese altri tre uguali per I giorni successivi.

Furono presentati come uno squarcio spazio-temporale .Da quel momento, con i tagli di Fontana, nacque il concetto di rottura dello spazio e del tempo.

 

 

 

 

 

 

 

                           
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