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Mindfulness e Comunità Terapeutica di Marco Begarani
Una nuova sfida alle dipendenze
Mindfulness e Comunità Terapeutica di Marco Begarani admin
admin - lunedì, 31 luglio, 2017
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di Laura Bonelli




Una sfida alle convenzioni, una nuova ricerca d’ausilio per il trattamento delle dipendenze. Marco Begarani da molti anni si occupa attivamente di questo problema attraverso il lavoro nella comunità terapeutica Casa di Lodesana, in provincia di Parma. Nel suo libro “Mindfulness e Comunità Terapeutica - Un modello orientato alle DBT Skills” (Universitas Studiorum Editore) propone un approccio diverso, attraverso un metodo che affonda le radici nelle antiche tradizioni spirituali orientali, mediate dalla moderna psicoterapia. Un libro interessante anche per i non addetti ai lavori, perché il concetto di dipendenza è presente nella vita di tutti, anche quando non sfocia in disturbi patologici.

 

La mindfulness riprende alcuni concetti delle tradizioni religiose sia occidentali che orientali associandole ad un percorso psicologico. Quali sono i fondamenti?

 

Mindfulness è essere consapevoli del momento presente. Ancor più precisamente con mindfulness si intende il vivere intenzionalmente nella consapevolezza del momento presente con curiosità ed accettazione, senza giudicarlo, rifiutarlo e senza attaccamento. Essere mindful è vivere con gli occhi spalancati, è riprendere il controllo della nostra mente. Con la mindfulness infatti si favorisce la defusione, cioè la presa di distanza, dai nostri pensieri, emozioni, ed impulsi disinnescando i nostri piloti automatici mentali. Questo comporta importantissime operazioni mentali quali il decentramento e la possibilità di attivare diversi sistemi motivazionali interpersonali, di cambiare cioè le marce della nostra mente. Attraverso una pratica costante della mindfulness si può controllare la nostra mente migliorando il controllo della nostra attenzione. Con la mindfulness possiamo diventare i capitani della nostra nave imparando a governare il timone, a orientare le vele ed a gettare l'ancora sapendo che non possiamo controllare i venti. Se la pratica della mindfulness trova origine nelle grandi tradizioni spirituali orientali ed occidentali oggi la ricerca ne ha evidenziato l'efficacia, il perchè funziona ed ha permesso di strutturare protocolli specifici per coltivare la salute e ridurre lo stress anche in modo completamente laico.

 

 

Come hai pensato di associarla al recupero da dipendenze?

 

L'idea di utilizzare la mindfulness nell'ambito del trattamento delle dipendenze patologiche non è una mia invenzione ma risale a due importanti e validati modelli di riferimento per il trattamento delle dipendenze: la MBRP (mindfulness based relapse prevention) e la DBT (dialectical behaviour therapy). Elemento innovativo della nostra Comunità Terapeutica, che ho descritto nel libro, è semmai il tentativo di implementare questi modelli in un setting specifico come la Comunità Terapeutica che è diverso da un contesto ambulatoriale e da un setting individuale.

Le ragioni dell'importanza della mindfulness nel trattamento delle dipendenze patologiche associate a disturbi gravi della personalità sono da rintracciare in quelle fondamentali operazioni mentali di cui ho accennato prima che permettono di ridurre la disregolazione emotiva e il discontrollo degli impulsi ed altri elementi caratterizzanti le dipendenze patologiche.

Inoltre la pratica della mindfulness è fondamentale per la salute e la prevenzione del burn out degli operatori che si devono confrontare continuamente con notevoli carichi emotivi

 

Sono cambiate le dipendenze rispetto ai decenni passati?

 

Certamente ci sono stati cambiamenti significativi quali la diffusione delle droghe sintetiche, della cocaina ed il diffondersi delle cosiddette dipendenze comportamentali  quali il gioco d'azzardo patologico e le dipendenze tecnologiche. Sono inoltre cambiati anche gli stili di consumo con la diffusione del poliabuso, del binge drinking cioè le abbuffate alcoliche ecc. Dobbiamo contestualizzare questi cambiamenti nel passaggio alla cosiddetta modernità liquida e al capitalismo turboconsumista ricordando che le figure della clinica si modificano in relazione alle trasformazioni della società.

Le dipendenze patologiche sono cambiate qualitativamente, anche se il consumo di eroina non è mai entrato in declino, ma rimangono una delle patologie mentali più diffuse nella nostra società.

E' anche molto cambiata la percezione del fenomeno nell'immaginario collettivo dopo la fase dell'emergenza droga degli anni '80.

 

Nella tua esperienza in comunità che miglioramenti hai visto nei soggetti in recupero attraverso la mindfulness?

 

Nella mia esperienza ho constatato quanto evidenziato con una mole ormai molto significativa di dati dalla letteratura cioè che la mindfulness è una skill, una abilità fondamentale per migliorare la capacità di regolare in modo funzionale le emozioni (ricordiamo che le sostanze agiscono come modulatori artificiali delle emozioni) e gestire gli impulsi in particolare il craving (il desiderio improvviso e incontrollabile di assumere una sostanza psicoattiva -droga, alcol- o un particolare alimento). Dobbiamo nel contempo ricordare che la mindfulness è sì un'abilità fondamentale ma che, per ottenere risultati terapeutici significativi, deve essere integrata con moltissime altre skills quali quelle di tolleranza della sofferenza, di efficacia interpersonale, di validazione e di modificazione comportamentale come avviene in modelli quali la DBT.

Inoltre i miglioramenti ottenuti vanno misurati non solo nei termini di una completa emancipazione dalla dipendenza ma in termini di miglioramento della qualità della vita.

Quello che ho visto è che la mindfulness riduce le emozioni negative, aumenta la possibilità di accedere ad emozioni positive e soprattutto facilita il raggiungimento di obiettivi espressione dei valori della persona, la cura e la costruzione delle relazioni.

 

Uno degli esercizi del tuo libro di "pratica tascabile" è l'esercizio dell'uvetta. Dove vuole portare?

 

L'esercizio dell'uvetta che consiste nell'entrare in contatto in modo consapevole attraverso tutti i sensi con un acino di uva passa è una classica pratica formale di mindfulness. Vuole portarci a "riprendere i sensi". E' un'occasione per riscoprire la ricchezza delle piccole cose allenando quella che viene definita la "mente di principiante" un termine che proviene dalla tradizione Zen in cui si dice che “nella mente di principiante ci sono molte possibilità, in quella dell'esperto poche”. La stessa idea la ritroviamo ad esempio anche nella tradizione occidentale cristiana quando nei vangeli Gesù afferma “Ti ringrazio o Padre perchè hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti ma le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25) e “Se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno di Dio” (Mt 18,3).

La pratica dell'uvetta è anche un'occasione per avvicinarsi al cibo con un attenzione rivolta non solo alla quantità e qualità di ciò che mangiamo ma anche al modo in cui mangiamo. Abbiamo tra l'altro sviluppato questo aspetto in un progetto di prevenzione che abbiamo chiamato "Mindful chef" in collaborazione con un istituto alberghiero del nostro territorio.

 

Il tuo manuale è pensato solo per gli operatori del settore o anche per chi vuole rivedere quelle piccole dipendenze quotidiane che, fortunatamente, non sfociano in patologia?

 

Il testo, descrivendo in modo dettagliato il percorso terapeutico (i modelli di riferimento, gli obiettivi, le strategie e gli strumenti dell'intervento psicoeducativo), vuole essere innanzitutto un'azione di trasparenza nei confronti dei professionisti dei Servizi invianti, degli ospiti, dei loro familiari e di ogni cittadino che vuole conoscere la nostra Comunità.

Nel contempo penso che il testo sia certamente un'opportunità per rivedere le piccole dipendenze quotidiane ma anche per apprendere efficaci strategie per migliorare la qualità della nostra vita e renderla una vita degna di essere vissuta. In particolare la parte di introduzione esperienziale al modello in cui sono descritte in modo dettagliato le principali pratiche della mindfulness e della gentilezza amorevole. L'amore e l'affetto infatti sono come vitamine per il cervello e per la mente e per questo è importante praticare la consapevolezza amorevole.

Con la mindfulness possiamo imparare come diceva C. G. Jung che "ciò a cui opponi resistenza persiste mentre ciò che accetti può essere cambiato"







                           
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