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La storia: due revolverate a Navarro per un articolo ingiurioso
La storia: due revolverate a Navarro per un articolo ingiurioso admin
admin - lunedì, 10 aprile, 2017
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Cultura&Turismo [65]

di Piero Meli

Quando cominciò ad occuparsi dell’autore della “Nana”, Leonardo Sciascia fu sfiorato dal dubbio che Emanuele Navarro della Miraglia potesse essere figlio del dottor Vincenzo Navarro da Ribera, tanto da scrivere: «nessun documento a provarcelo: ci affidiamo alla memoria di qualche cittadino di Sambuca».

Non lo convinceva il fatto che tra i due Navarro ci fosse di mezzo il predicato nobiliare. Oggi si è certi della paternità, ma resta il mistero sulla legittima provenienza di quel titolo, sfoggiato per la prima volta dal giovane Emanuele nell’ottobre del 1858 per firmare una recensione a Michele Melga sul periodico palermitano “La Scienza e la Letteratura”.

In assenza di notizie genealogiche certe, è da ritenere che lo abbia pescato da un rametto estinto d’una omonima famiglia, presumibilmente per facilitarsi l’accesso alla carriera diplomatica alla quale aspirava («sappi che ho la smania della tua carriera, la diplomatica», scriverà il 31 luglio 1861 al marchese Calogero Gabriele Colonna di Cesarò) sin da quando s’era iscritto in legge all’università di Palermo, studiando lingue come un matto. 

Che a Palermo invece, lontano da occhi paesani, si facesse passare per “conte della Miraglia” veniamo a saperlo soltanto ora da un raro libro “Rivelazioni segrete sulla vita politica di Giuseppe La Farina e suoi seguaci”, stampato a Losanna nel 1865, d’un tale Pietro Oliveri duchino di Acquaviva, col quale il conte Emanuele Navarro ebbe  uno scontro che per poco non gli costò  la vita. Nel libro si racconta d’un ignorato episodio accaduto quando il conte della Miraglia lavorava alla Prodittatura come segretario di prima classe e al “Precursore” come giornalista politico. Incarichi affidatigli da Francesco Crispi un po’ per disobbligarsi dell’incensata che Vincenzo Navarro, suo vecchio amico e precettore, gli aveva indirizzato nel canto “A Francesco Crispi” all’indomani della sua nomina a segretario di Stato, un po’ perché i Navarro padre e figlio erano stati tra i liberali che avevano spinto la municipalità di Sambuca a dare rifugio in paese alla colonna dei garibaldini di Vincenzo Giordano Orsini, inseguita dalle truppe borboniche.

Investito della fiducia dello statista riberese, il conte della Miraglia si era perciò tuffato nell’agone politico sostenendo sul “Precursore” la fazione crispina contro il giornale governativo “Il Cittadino” diretto da Pietro Oliveri. Ambedue i giornali erano diventati ben presto la cassa di risonanza della spietata rivalità tra Crispi e La Farina, soprattutto quando Vittorio Ema-nuele, venuto a Palermo nel novembre del ‘60, aveva nominato la nuova luogotenenza mettendo platealmente da parte Francesco Crispi. 

L’affronto fu mal digerito dall’opposizione. Per cui La Farina, tornato in sella alla segreteria di Stato, temendo reazioni di piazza da parte di Crispi, pensò di screditarlo sul “Cittadino” con un articolo, nel quale lo si accusava di avere intascato insieme con Agostino Bertani una tangente di 60.000 franchi dalla società Adami e Lemmi per la costruzione delle ferrovie meridionali. Ma, incerto del buon esito della calunnia, La Farina andò oltre e tentò l’affondo risolutivo, decretando l’arresto di Crispi e di altri “caporioni” e “mestatori”.

L’articolo del “Cittadino” apparve la mattina del 31 dicembre 1860, mentre nottetempo i carabinieri circondarono la casa di Crispi che si rifiutò di aprire.

Con le prime luci del giorno, Crispi aprì il balcone e si mise a gridare «al ladro! al ladro!», fin quando, riempitasi di gente la piazzetta antistante, arringò la folla che partì rumorosa verso il dicastero dell’Interno al grido di «patria! patria!», mandando in fuga i carabinieri.

La Farina s’era nascosto chissà dove. Fu trovato invece nel suo ufficio il direttore del “Cittadino”, Pietro Oliveri, il quale, giurando che non ne sapeva nulla dell’infame articolo, a stento riuscì a convincere la folla armata di bastoni a lasciar stare i macchinari della tipografia.

Soltanto il 3 gennaio del 1861 entra in scena Emanuele Navarro della Miraglia, che lasciamo alla narrazione dell’Oliveri: «Verso le dieci del 3 Gennaro un commesso  m’annunziava la visita di tal Conte Navarro della Miraglia, giovane egregio e di feconda intelligenza, che io lodo moltissimo nella sua impresa, persona a me notissima.

Sapea costui per riconoscenza e per sentimento amico personale e politico del Crispi. Dippiù l’avermi invitato fuori il gabinetto ad un colloquio mi fu argomento a sospettare una spiegazione. Il Navarro era uno dei redattori del “Precursore”, il più fiero e implacabile nemico del “Cittadino”.

Messo in guardia da tutte queste ragioni, presi il mio revolver ed uscii. Allora corsero varie parole un po’ spinte, sulla natura, l’indole e provenienza dell’articolo ingiurioso al Crispi. Dalle parole si venne ai fatti. Confesso ero un poco adontato delle faccende del giorno. Due colpi di revolver schiattirono, mentre il mio avversario si precipitò per le scale. Credendo averlo ucciso m’adagiai una tunica ed un bonnet di guardia nazionale, saltai per le tegole, e m’involai alle ricerche della giustizia, che tosto invase l’atrio della tipografia».

Navarro restò fortunatamente illeso. Solo dopo qualche giorno di latitanza il mancato omicida seppe dell’equivoco e scrisse una lettera di scuse a Crispi, il quale pretese fossero rese pubbliche, e tutto finì lì.

Ma a Navarro quell’atto di generosità e di devozione a Crispi costò caro. Sospettato di appartenere al partito d’azione, l’anno successivo verrà destituito dall’impiego al dicastero degli Interni.

Crispi, eletto deputato nel ’61 nel collegio di Castelvetrano, era ormai lontano per muovere un dito. Per il conte della Miraglia si preparava un’altra avventura, questa volta a Parigi; al seguito di Alessandro Dumas.

                           
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