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L'UOMO CHE NON VOLEVA MORIRE DI SILVIO CIAPPI
Storia di un pescatore di anime
L'UOMO CHE NON VOLEVA MORIRE DI SILVIO CIAPPI admin
admin - mercoledì, 5 aprile, 2017
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di Laura Bonelli


“L’immaginazione è il custode della nostra interiorità e costituisce la molla del sentire, con essa il pensiero diviene leggero.  Così, indipendentemente dal fatto che credessi che Gesù sia stato il figlio di Dio ma che pur tuttavia sia stato un uomo eccezionale e in questa sua eccezionalità  abbia abitato il divino, ho iniziato a scrivere cercando innanzitutto di trovare risposta ad un mio dolore. Camminando tra i carrubi e gli olivi secolari di Sicilia e i cipressi slanciati e ordinati della mia Toscana, nella semplicità di una chiesa rupestre o di campagna, ho spesso immaginato tutta la forza dell’umiltà dei personaggi narrati nei Vangeli alle prese con la miseria e la protervia del potere; ho pensato ieri come oggi alle conseguenze di un’epoca barbara e a tutta la difficoltà di viverci dentro.” (da L’uomo che non voleva morire)


Parte dal dolore del mondo L’uomo che non voleva morire – storia di un pescatore di anime (Gabrielli Editori) di Silvio Ciappi, dimensione che l’autore conosce “per mestiere”. Criminologo con molte missioni internazionali alle spalle, dopo aver seguito le vie dei narcotrafficanti in “Coca travel”, il suo libro precedente, decide di prendere una strada inaspettata, e di mettere i piedi sul sentiero di un giovane uomo vissuto più di duemila anni fa che segnò uno spartiacque nel modo di pensare la propria interiorità. Lo fa approfondendo uno dei quattro testi canonici che narrano di lui, il vangelo di Marco, il più scarno fra tutti, quello che tralascia l’infanzia di Gesù, ma parte dal racconto del battesimo nel Giordano, il momento in cui la ricerca spirituale di quest’uomo diviene pubblica.



L’autore prende il via dalle proprie esperienze, ripercorre luoghi da lui visitati e incontra persone la cui esistenza non vale nulla, storie strazianti di molti, soggetti ai soprusi di pochi. Piano piano però lascia il mondo e si immerge in una dettagliata ricerca storico-linguistica del vangelo di Marco senza mai perdere l’aspetto della riflessione, laica ed analitica, senza mai diventare didascalico. All’ autore non interessa spiegare, ma cercare di capire. E porta il lettore con sé, fino ad arrivare nel luogo profondo e sconosciuto di quella tomba vuota, con la pietra rotolata via, quando Maria di Magdala e le altre donne impaurite incontrarono un ragazzino vestito di bianco che disse loro che quel giovane martoriato dall’abuso del potere umano non era più lì, come a sperare che questa umanità torturata dalla sofferenza trovi un luogo vuoto di morte, in cui non avere più paura.




                           
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