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L'Amministrazione Valenti contro la parrocchia. L'arciprete: nessuno ci può mettere il bavaglio
L'Amministrazione Valenti contro la parrocchia. L'arciprete: nessuno ci può mettere il bavaglio admin
admin - sabato, 1 aprile, 2017
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di Joseph Cacioppo

Don Filippo Barbera, arciprete di S. Margherita di Belice, non ci sta ad essere tirato per la giacca a fini elettorali. E non ha peli sulla lingua a dirlo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’inserimento della parrocchia nell’elenco, dei beneficiari di contributi comunali, fatto circolare dal sindaco uscente come resoconto del lavoro svolto. Uno scontro tra istituzioni, quello tra la parrocchia ed il sindaco Franco Valenti, che non ha uguali. Che va oltre lo schema ideologico di Peppone e don Camillo. Abbiamo incontrato l’arciprete per cercare di capire da dove nasce questo scontro.


“Scontro cercato da chi riveste cariche istituzionali, non certo dalla parrocchia o dal parroco. E’ da cinque anni che subiamo sistematici attacchi dal “giornaletto di corte”: “Il futuro dipende da te”.  E’ inutile girarci attorno dicendo che, la pagina facebook dell’Amministrazione comunale, è una pagina informativa di ciò che avviene in paese. Si è visto subito nel corso degli anni che questo strumento è stato pensato per eseguire la famosa canzone degli inizi del secolo scorso: “tutto van ben, Madama la Marchesa. Tutto va ben, tutto va ben”.

E guai ad esprimere un sentire diverso. Subito sono iniziati gli attacchi, le calunnie, le menzogne, le diffamazioni. Chi ha letto questo “giornaletto” si sarà fatto l’idea di un parroco orco, meschino, gretto, ed una parrocchia allo sbando. Invece non è così.”


A quale periodo risale l’inizio delle “ostilità”?

Premetto che ho deciso di rilasciare questa intervista a L’Araldo perché oltre a presentare problematiche su cui discutere, obiettivi raggiungibili, e non semplice ripicche, non solo si esprime in un buon italiano, ma, nel corso degli anni, il suo direttore ha preso le difese della nostra parrocchia e del parroco, ingiustamente attaccati.  A proposito di lingua italiana, penso ad esempio all’ultimo attacco alla parrocchia sulla mensa sociale: il presidente provinciale della S, Vincenzo affermava che questa iniziativa seguiva “lo spirito proferito di Papa Francesco”. Stesso errore veniva riportato dal solerte giornalista sul Giornale di Sicilia e ancora su TRS. Non si sono accorti che la frase era estrapolata da un quotidiano nazionale e suonava così: “lo spirito profetico di Papa Francesco”.

Per tornare alla domanda posso affermare che sono iniziate con l’arrivo del primo “Grest” del 2012.

Infatti in quell’occasione il mitico professore Portolano (capogruppo consiliare di maggioranza, ndr) ci accusò di aver lasciato la piazza Matteotti sporca, dopo una serata con i genitori dei ragazzi del Grest.

Piazza, il cui utilizzo è stato regolarmente autorizzato dal sindaco, e puntualmente lasciata pulita.

Come usualmente facciamo in queste occasioni e come tutti sanno.


Poi c’è stata la querelle sul complesso parrocchiale e canonica Sant’Antonio Abate. Come sono andate realmente le cose?

Ci sarebbe da scrivere una sceneggiatura da teatro dell’assurdo. Il sindaco e la sua amministrazione si sono impossessati arbitrariamente di locali di proprietà della parrocchia. Siamo nel 2013 (data di ultimazione lavori 26.08.2013, ndr). Da allora è stata una lunga via Crucis per ritornare in possesso dei nostri locali a lungo sognati e per noi appositamente costruiti. Tre anni di braccio di ferro culminati con la consegna formale soltanto nel febbraio 2016 e praticamente consegnati nel maggio 2016. In questo lasso di tempo abbiamo assistito a tutto e di più. A strane dichiarazioni di proprietà e a scuse inverosimili per appropriarsi dei locali della parrocchia. Cose da non credere. Addirittura, ancora oggi, il prof. Baldassare Portolano, sempre in prima fila quando c’è da schierarsi contro la parrocchia e il parroco, continua a sostenere che, se fosse stato per lui “per principio” non avrebbe mai consegnato i locali della parrocchia. Mi chiedo: per il prof. Portolano, nel 2017, esiste ancora la proprietà privata? La possibilità per altri di gestire i propri beni per la comunità? O chi governa un ente locale può fare tutto quello che gli passa per la testa?


A proposito di locali, sempre il puntuale Baldassare Portolano ha fatto sapere che la parrocchia ha altri locali in via Genova e tante altre proprietà. Che c’è di vero e che connessione c’è tra queste altre proprietà con la canonica di Sant’Antonio?

Fa pensare che il prof. Portolano, docente alla facoltà di agraria, mostra tanta sicurezza nel consigliare all’arciprete come guidare la comunità cristiana. E’ compito del parroco “ammonire, correggere, esortare, insegnare” come scrive S. Paolo. Il prof. Portolano ama parlare di materie che non conosce. A proposito delle proprietà della parrocchia, sa il prof. Portolano che nei locali di via Genova sono depositate tutte le attrezzature, addobbi e strumenti necessari per la rappresentazione della Passione vivente, per le processioni, e per le funzioni religiose? Tra l’altro, quella zona non risulta urbanizzata ed è altamente oneroso allacciarsi ai servizi a rete: acqua, luce e fognatura. Sarebbe interessante sapere cosa ha fatto Portolano, in veste di amministratore, in questi ultimi dieci anni. Non solo, pare, non abbia fatto nulla per le urbanizzazioni del quartiere di via Genova, ma dispensa anche consigli agli altri?


Ma il “volantino” del sindaco parla di contributi per decine di migliaia di euro.

Non ho mai detto che l’Amministrazione non ha concesso contributi per la festa del SS. Crocifisso o per la rappresentazione della Passione vivente. Anche se ci sarebbe da chiedersi: a fronte di quanto dato per le feste, quale enorme ritorno, come servizi alla collettività, hanno procurato la festa del SS. Crocifisso e la Passione vivente? I Comitati hanno fatto ricorso soprattutto alla generosità della comunità per poter far fronte alle spese. Spese molto più consistenti del contributo comunale. Ma neanche l’equivalente di un “premio letterario” (che dura appena due ore) hanno dato in cinque anni.  Sono state pubblicate carte per mostrare una amministrazione prodigiosa: che squallore!  Ma questo è mai accaduto prima? 


La parrocchia e la “canonica” hanno animato dibattiti e discussione sul web. Una accelerata alla modernizzazione della Chiesa?

Forse è meglio dire che siamo stati trascinati, da cinque anni, in inutili discussioni sul web e non solo. Forse, ancora, si voleva una sottomissione completa al “regime”. Personalmente sono intervenuto sempre, come ho fatto in altre comunità che ho servito, per difendere il servizio libero e disinteressato che la Chiesa vuole rendere al mondo. In questo spirito di gratuità ci siamo mossi, sempre, anche con l’oratorio, che è stato puntualmente attaccato per colpire qualcuno che si è speso per ben sette anni al servizio della comunità. E gli altri, cosa hanno fatto? Concordo e sottoscrivo pienamente quanto scritto da Giuseppe Mangiaracina (lettera aperta pubblicata su L’Araldo online, ndr), che prima ancora di essere consigliere comunale si è speso generosamente, assieme agli altri animatori, per il bene dei ragazzi, che non ha mai strumentalizzato. Se mi è permesso, rinnovo a lui la mia fiducia incondizionata e la gratitudine della parrocchia. Altri hanno strumentalizzato i ragazzi presentandosi puntualmente per stampare magliette e cappellini, in occasione dell’annuale Grest.

Il solerte giornalaio di corte ha fatto cenno, nelle sue ripicche, anche al contributo di 500 euro che il Comune avrebbe dato per il Grest. Possibile che non si sono accorti che quei soldi li abbiamo rifiutati e che sono ancora nelle casse comunali? Si faceva cenno anche alla frattura avvenuta all’interno dell’Oratorio, sempre a motivo del rifiuto di menzionato contributo. Il “giornalaio di corte” forse non sa che, a norma del Codice di Diritto Canonico, l’ultima parola nelle decisioni, in parrocchia, ce l’ha in parroco. Quanta ignoranza e supponenza!


Cosa serve per una riappacificazione tra istituzioni?

Non penso che ci sia rottura, ma solo profonda divergenza di vedute. Da parte nostra c’è stato sempre rispetto. Ma quando ci siamo accorti che qualcuno voleva prevaricare sulla parrocchia, abbiamo, in armonia con il consiglio pastorale, fatto sentire la nostra voce. Che non può essere messa a tacere da nessuno. Tra l’altro, l’ultimo inutile “scontro” è avvenuto a seguito della pubblicazione di una notizia falsa. Bastava che nel “volantino” consuntivo dell’attività del sindaco, non comparisse impropriamente la dicitura “canonica S. Antonio Abate” e “oratorio”. Ed invece si è voluto metter il dito nelle ferite ancora aperte. Da parte mia considero tutte le vicende chiuse. Ma abbiamo pronta la documentazione per smentire chi queste ferite volesse riaprire.

                           
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